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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Arte contemporanea</title>
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		<title>6/7/2010- Esposizione d&#8217;arte di Ann Mary Gollifer a Londra</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/672010-esposizione-darte-di-ann-mary-gollifer-a-londra/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 11:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda cultura luglio 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Ann Mary Gollifer]]></category>
		<category><![CDATA[Esotismo]]></category>
		<category><![CDATA[Esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Evento: Mostra &#8220;What am I doing here? Ke dirang ha?&#8221;
Dove:   Bicha Gallery, Londra.
Quando:  Dal 6 al 18 luglio 2010.
Informazioni:  La Bicha Gallery di Londra presenta un&#8217;esposizione d&#8217;opere di Ann Mary Gollifer, artista britannica trasferitasi in Botswana. L&#8217;esposizione affronta la tematica dell&#8217;esotismo e i lavori esposti sono ispirati alla questione della condizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/06/Gollifer_July_2010_B_Exhibition_Image.gif" rel="lightbox[3108]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/06/Gollifer_July_2010_B_Exhibition_Image-150x150.gif" alt="Gollifer_July_2010_B_Exhibition_Image" title="Gollifer_July_2010_B_Exhibition_Image" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-3111" /></a><strong>Evento:</strong> Mostra &#8220;What am I doing here? Ke dirang ha?&#8221;</p>
<p><strong>Dove:  </strong> Bicha Gallery, Londra.</p>
<p><strong>Quando: </strong> Dal 6 al 18 luglio 2010.</p>
<p><strong>Informazioni: </strong> La Bicha Gallery di Londra presenta un&#8217;esposizione d&#8217;opere di <a href="http://www.anngollifer.com/cv.html">Ann Mary Gollifer</a>, artista britannica trasferitasi in Botswana. L&#8217;esposizione affronta la tematica dell&#8217;esotismo e i lavori esposti sono ispirati alla questione della condizione umana, della storia e dell&#8217;identità, sia personale che collettiva. Le opere includono vignette fotografiche, autoritratti e rappresentazioni di oggetti personali d&#8217;uso quotidiano. <a href="https://secure.bicha.co.uk/future-exhibitions.html">Info.</a> </p>
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		<title>Tre grandi africani ad Arte Fiera 2010, Bologna</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/tre-grandi-africani-ad-arte-fiera-2010-bologna/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 17:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Federici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Artefiera]]></category>
		<category><![CDATA[Pascale Martin Tayou]]></category>
		<category><![CDATA[William Kentridge]]></category>
		<category><![CDATA[Yinka Shonibare]]></category>

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		<description><![CDATA[Da giovedì 28 gennaio a domenica 31 gennaio 2010 a Bologna c’è stata Arte Fiera. 
Ho fatto un giro all’inaugurazione, purtroppo in fretta e senza poter vedere molto, e annoto qui tre importanti artisti africani che erano presentati da gallerie di riferimento per il mercato dell’arte.
Innanzitutto c’era Pascale Martin Tayou alla Galleria Continua di San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da giovedì 28 gennaio a domenica 31 gennaio 2010 a Bologna c’è stata <a href="http://www.artefiera.bolognafiere.it/">Arte Fiera</a>. </p>
<p>Ho fatto un giro all’inaugurazione, purtroppo in fretta e senza poter vedere molto, e annoto qui tre importanti artisti africani che erano presentati da gallerie di riferimento per il mercato dell’arte.</p>
<p>Innanzitutto c’era <strong>Pascale Martin Tayou</strong> alla Galleria Continua di San Gimignano. Vendevano pezzi della grande installazione <em>Human Being</em> 2007-2009 presentata dall’artista all’ultima Biennale di Venezia, nell’esposizione internazionale &#8220;Fare Mondi // Making Worlds” curata da Daniel Birnbaum. </p>
<p>A Venezia era una delle opere che colpivano di più i visitatori, che si fermavano a osservare le diverse parti di questa complessa costruzione. L’artista aveva voluto evocare l’architettura di un villaggio africano, con rappresentazioni video della vita e del lavoro, creando collegamenti tra forme, storie e rumori del Nord e del Sud del mondo. L’opera appariva come un disorganico reportage di contesti locali collegati in una dimensione globale, che era difficile cogliere in maniera unitaria, simultanea: per capire era necessario fermarsi e osservare, video per video, installazione per installazione, dedicandovi del tempo.<br />
Questo spazio allo stesso tempo vitale e misterioso era abitato da piccoli gruppi di strani, piccoli personaggi, realizzati in diversi materiali, decorati con spillette, cauri e collanine. La Galleria Continua, che da tempo rappresenta Tayou in Italia, ha portato ad Arte Fiera alcuni degli abitanti di questo strano villaggio.<br />
<img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/02/Tayou-200x300.jpg" alt="Tayou" title="Tayou" width="200" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1419" /><br />
Pascal Marthine Tayou è nato in Camerun e ora vive in Belgio, ma viaggia continuamente nel mondo ed è uno dei vip della comunità di artisti africani rappresentati nelle principali biennali ed esposizioni.</p>
<p>L’importante James Cohan Gallery di New York esponeva un’installazione di <strong>Yinka Shonibare</strong>, <em>Girl, Girl on Globe</em>, 2009. Due bambini senza testa, vestiti con abiti tagliati in stile vittoriano ma realizzati con i tessuti “wax” tanto diffusi in Africa, si rincorrono su un piccolo pianeta terra. Hanno poco spazio per correre ma lo fanno in maniera molto sicura, sembra quasi che si muovano. Un’opera molto meno graffiante e inquietante rispetto a tante altre opere realizzate da questo brillante artista, nato a Londra da genitori nigeriani, cresciuto in Nigeria con i privilegi della classe alta a cui appartiene la sua famiglia, ritornato poi a Londra a completare gli studi. </p>
<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/02/Shonibare1-225x300.jpg" alt="Shonibare" title="Shonibare" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1412" /></p>
<p>Lui parla Yoruba e Inglese e si definisce “truly bicultural”. Nel suo lavoro, che ha avuto grandi riconoscimenti di pubblico, critica e mercato (tra l’altro, è stato nominato nel 2004 tra i finalisti del Turner Prize), esplora i temi della razza, dell’identità, delle differenze di classe, mescolando forme diverse come la scultura, la fotografia, la pittura e soprattutto l’installazione. Il tema della mescolanza tra culture e dell’ambiguità del concetto di “purezza” culturale si concentra tutto nell’uso di questi tessuti: africani nello stile e nel senso comune, ma realizzati altrove (infatti Shonibare li compra a Londra). In più, l’artista li taglia e cuce in modelli tipici dell’Inghilterra coloniale: un modo per ribadire che la cultura è una costruzione artificiale.</p>
<p>Infine, entrando nello stand della galleria Lia Rumma di Napoli, si poteva vedere un’opera meravigliosa di <strong>William Kentridge</strong>: un arazzo largo tre metri e mezzo e alto due e mezzo, che riproduceva una complessa costruzione dal titolo <em>Noah: Porter Series (Géographie des Hebreux ou Tableau de la dispersion des Enfants de Noë)</em>, 2001-2005. L’opera fa parte di una serie di arazzi in cui l’artista rappresenta ombre in processione proiettate su mappe d’epoca. Tutte opere realizzate dal 2001 in poi, nelle quali Kentridge sceglie come protagoniste ombre di cavalli e cavalieri “in cerca di una terra promessa piuttosto che della Terra Promessa”, simbolo di una crociata senza speranza attraverso la storia degli uomini e dei popoli. </p>
<p>Camminate che si svolgono su sfondi che rappresentano la “cartografia biblica” (Egitto e Palestina). Qui la cartina, realizzata come per gli altri in lana mohair con un bellissimo punto di beige (veniva voglia di accarezzarlo per sentire la morbidezza e il calore di quel tessuto luminoso), rappresentava tutto il Mediterraneo e parte dell’Egitto. In basso era riprodotta, sempre nel tessuto (intrecciato a mano in laboratori di Johannesburg diretti da Margherite Stephens) la genealogia dei tre figli di Noè: Sem Cam e Japhet. Un’opera coltissima e profonda, preziosa e unica per la fattura e senza quelle che io chiamo facili “furberie etniche”, con un contenuto profondo e tormentato che arriva dalle origini ebraiche dell’artista sudafricano. Radici di famiglia che Kentridge sa sempre reinterpretare nell’universale disgraziata storia degli uomini sulla terra, costretti a fuggire, a migrare, a subire sopraffazioni. Una storia che Kentridge riesce sempre a fare sentire come condizione che riguarda tutti gli uomini e ogni uomo.</p>
<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2010/02/kentridge-300x236.jpg" alt="kentridge" title="kentridge" width="300" height="236" class="alignright size-medium wp-image-1433" /><br />
Dal 1997, anno della sua partecipazione alla X edizione di Documenta a Kassel, le personali di William Kentridge (Johannesburg, 1955) ospitate nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo si sono moltiplicate, a cominciare dal MCA di San Diego (1998) e dal Museum of Modern Art di New York (1999). Nel 1998 il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles ha presentato una retrospettiva delle sue opere. Una nuova antologica, curata da Carolyn Christov-Bakargiev, è stata ospitata nel 2004 nel Castello di Rivoli e poi in molti altri musei in Europa, Canada, Australia e Sudafrica. Il 2009 ha segnato l’avvio di una nuova, grande mostra itinerante, che è partita da San Francisco e ha toccato vari musei del Texas, della Florida, il MoMA di New York, prima di passare in Europa.</p>
<p>Insomma, Kentridge si conferma un grandissimo dell’arte africana e su quell’arazzo ci ho proprio lasciato gli occhi.<br />
<span id="more-1409"></span><br />
Foto credits:</p>
<p>The Nubians<br />
2009<br />
view: &#8220;Fare Mondi / Making Worlds&#8221;, 53. Biennale di Venezia<br />
materiali vari | mixed media<br />
117 x 30 cm, 120 x 25 cm, 120 x 40 cm<br />
photo: Ela Bialkowska<br />
courtesy: Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin</p>
<p>Pascale Martine Tayou,<br />
Princess &#038; Princes<br />
2009<br />
materiali vari<br />
circa 82 x 26 cm ciascuno<br />
view: &#8220;Fare Mondi / Making Worlds&#8221;, 53. Biennale di Venezia<br />
photo: Ela Bialkowska<br />
courtesy: Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin</p>
<p>William Kentridge, Noah: Porter Series (Géographie des Hebreux ou Tableau de la dispersion des Enfants de Noë), 2001-2005<br />
Mohair silk and embroidery. Tapestry designed by William Kentridge, woven by Margherite Stephens Weaving Studio<br />
(250 x 350 cm)<br />
Edition of 3<br />
Courtesy Lia Rumma Napoli/Milano</p>
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		<title>Aquino de Bragança: continuare a sognare</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 08:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Federici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Aquino de Bragança]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza del Mozambico]]></category>
		<category><![CDATA[Maputo]]></category>
		<category><![CDATA[Samora Machel]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia de Bragança]]></category>

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		<description><![CDATA[L’artista goana-mozambicana Silvia Bragança ha presentato il 22 settembre al Centro Internacional de Conferências Joaquim Chissano a Maputo il suo libro “Aquino de Bragança – Batalhas ganhas, sonhos a continuar”.
Silvia continua così la sua opera di risveglio della memoria su suo marito Aquino da Braganca, anche lui originario dell’isola di Goa, conosciuto soprattutto come il mitico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/11/DSCF21651-225x300.jpg" alt="DSCF2165" title="DSCF2165" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-1153" />L’artista goana-mozambicana <strong>Silvia Bragança</strong> ha presentato il 22 settembre al Centro Internacional de Conferências Joaquim Chissano a Maputo il suo libro “Aquino de Bragança – Batalhas ganhas, sonhos a continuar”.</p>
<p>Silvia continua così la sua opera di risveglio della <strong>memoria su suo marito Aquino da Braganca</strong>, anche lui originario dell’isola di Goa, conosciuto soprattutto come il mitico intellettuale delle rivoluzioni contro la dominazione coloniale portoghese: Aquino da Bragança era il consigliere di Samora Machel, leader del movimento di liberazione del Mozambico, e viaggiò come diplomatico della rivoluzione raccogliendo sostegno politico alla lotta del FRELIMO.  Purtroppo, Aquino da Bragança viaggiava assieme al Presidente Samora Machel sull’aereo che precipitò in circostanze mai chiarite il 19 ottobre 1986, portandosi via prematuramente la leadership del Mozambico indipendente.</p>
<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/11/aquino-imag-livro-22.jpg" alt="aquino-imag-livro-22" title="aquino-imag-livro-22" width="109" height="154" class="alignright size-full wp-image-1156" />Le mie congratulazioni a Silvia, che ha altri libri in lavorazione, tra cui alcuni libri d’arte. E’ un’artista colta e raffinata, che innova continuamente i propri linguaggi artistici ed è un punto di riferimento a Maputo per tanti artisti della nuova generazione. Sulla copertina del libro è riprodotto un ritratto del marito realizzato con la tecnica della poesia integrata come elemento figurativo.  Silvia de Bragança tiene anche un blog <a href="http://aquinobraganca.wordpress.com/">storico</a> sulla figura del marito.</p>
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		<title>Arti plastiche beninesi: sopravvivenza delle tematiche vodun</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 09:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[arti plastiche]]></category>
		<category><![CDATA[N67]]></category>
		<category><![CDATA[vodun]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione dell’articolo “ Arti plastiche beninesi : sopravvivenza delle tematiche vodun?”, pubblicato sul numero 67 di Africa e Mediterraneo a firma di Didier Houenoude, attualmente coordinatore di Mission du Patrimoine della villa di Porto Novo in Bénin.
L’arte contemporanea in Bénin, così come nel resto del continente africano, costituisce una categoria marginale in cui rientra tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/10/vodoo-300x223.jpg" alt="vodoo" title="vodoo" width="300" height="223" class="alignright size-medium wp-image-924" /><strong>Presentazione dell’articolo “ Arti plastiche beninesi : sopravvivenza delle tematiche <em>vodun</em>?”, pubblicato sul numero 67 di <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?lingua=en&#038;page=main">Africa e Mediterraneo</a> a firma di Didier Houenoude, attualmente coordinatore di Mission du Patrimoine della villa di Porto Novo in Bénin.</strong></p>
<p>L’arte contemporanea in Bénin, così come nel resto del continente africano, costituisce una categoria marginale in cui rientra tutto ciò che sfugge una definizione. Tuttavia, negli ultimi dieci anni la scena beninense ha registrato un’apertura crescente nei confronti dell’arte e gli artisti non sono più dei perfetti sconosciuti, ma alcuni di essi, tra cui Romuald Hazoumé, Georges Adéagbo, Cyprien Toukoudagba, Dominique Zinkpè, che vivono e lavorano in Bénin, godono di grande prestigio anche a livello internazionale.</p>
<p>Nel territorio beninense, il quadro teorico favorevole all’emergenza e allo sviluppo dell’arte contemporanea inizia appena a costituirsi. L’insegnamento delle arti plastiche rappresenta un’attività marginale e non esiste in pratica in alcun programma scolastico, così come non esistono istituti di formazione artistica di tipo accademico. Anche lo statuto di artista viene acquisito da alcuni per il semplice fatto di dipingere o scolpire. Il presente articolo fornisce una panoramica della situazione dell’arte contemporanea in Bénin soffermandosi, attraverso l’analisi delle opere di alcuni artisti beninensi, sulle due tematiche fondamentali su cui si incentra la creazione artistica: il <em>vodun </em> e la tratta schiavista.</p>
<p>Il <em>vodun</em> costituisce un elemento religioso e culturale allo stesso tempo, e proprio in virtù di questa sua caratteristica continua a manifestarsi nella maggior parte delle attività delle popolazioni del Bénin meridionale. Per molti artisti beninensi, come Romuald Hazoumé, l’arte è concepita come una pratica religiosa di cui l’artista è il grande officiante e la creazione artistica propriamente detta non può aver luogo senza una precedente preparazione appartenente all’ordine del sacro che si realizza attraverso preghiere e invocazioni. </p>
<p>L’aspetto culturale del <em>vodun</em> è quello che viene rappresentato dalla maggioranza degli artisti beninensi, mentre la dimensione religiosa è sviluppata sia nel lato oscuro del <em>vodun</em> (Eusèbe Adjamalé, Tôkpéou), che nel suo aspetto misterioso interpretato in maniera simbolica attraverso i segni del <em>fa</em>, una geomanzia divinatoria al cuore della vita delle popolazioni nel golfo del Bénin. Questa pratica è diffusa tra numerose popolazioni che vivono nella zona comprendente le attuali Repubblica del Togo, il Bénin e la Repubblica Federale della Nigeria. </p>
<p>Già molto diffuso all’epoca della tratta schiavista, la pratica del <em>fa</em> trae origine dalla cultura yoruba, e si è imposta in altre culture come la cultura fon, la cultura éwé o ancora in America e nei Caraibi, importata dagli schiavi.</p>
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		<title>Walid Raad in mostra a Como</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 14:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda cultura agosto 09]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda cultura luglio 09]]></category>
		<category><![CDATA[Walid Raad]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo capaci di far piovere ma nessuno ce l’ha mai chiesto: questo è il titolo della XV edizione del Corso Superiore di Arti Visive promosso dalla fondazione Ratti fino al 22 luglio (Como).
Oltre ai workshop e alle conferenze, la fondazione promuove diverse mostre fa cui segnaliamo, dal 2 luglio al 30 agosto, la prima personale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Siamo capaci di far piovere ma nessuno ce l’ha mai chiesto</em>: questo è il titolo della XV edizione del Corso Superiore di Arti Visive promosso dalla <a href="http://www.fondazioneratti.org">fondazione Ratti</a> fino al 22 luglio (Como).</p>
<p>Oltre ai workshop e alle conferenze, la fondazione promuove diverse mostre fa cui segnaliamo, <strong>dal 2 luglio al 30 agosto</strong>, la prima personale di <strong>Walid Raad</strong> dal titolo <em>Scratching on Things I Could Disavow: A History of Art in the Arab World, Part I _ Volume 1 _ Chapter 1: Beirut (1992-2005)</em>.<br />
<span id="more-497"></span><br />
L’esposizione costituisce uno snodo cruciale nel progetto artistico <a href="http://www.theatlasgroup.org">The Atlas Group</a> sulle implicazioni sociali, politiche, psicologiche ed estetiche delle guerre del Libano offrendone una prospettiva più ampia, rispetto al progetto originario, dal punto di vista storico e teorico. </p>
<p>Raad a partire dal 2007, riflettendo sulla storia dell’arte moderna e contemporanea nel mondo arabo, ha notato la nascita di una nuova realtà infrastrutturale per le arti visive in Medio Oriente e nell’area del Golfo. In particolare, in un contesto in cui il “turismo culturale” è diventato uno strumento di crescita economica, bisogna, sostiene Raad, riflettere sul “se” e “come” cultura e tradizioni del mondo arabo abbiano risentito delle tante guerre combattute dai poteri locali e non.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cairoscope a Bologna</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/cairoscope-a-bologna/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 13:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Federici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di Sandra Federici]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Basim Magdy]]></category>
		<category><![CDATA[Cairo]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Hala Elkoussy]]></category>
		<category><![CDATA[Iman Issa]]></category>
		<category><![CDATA[Khaled Hafez]]></category>
		<category><![CDATA[Townhouse Gallery]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo questa iniziativa (Bologna, Museo della Musica, 8 e 9 luglio), che presenta per la prima volta in Italia opere di Hala Elkoussy, Christoph Oertli, Iman Issa, Shady El Noshokaty, Hermann Huber, Doa Aly, Khaled Hafez e Ahmed Khaled.
Immagini di alcuni di questi artisti sono stati pubblicate da Africa e Mediterraneo:	
Hala Elkoussy sul 49/2005, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/cairo.jpeg" rel="lightbox[350]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/cairo-300x218.jpg" alt="cairo" title="cairo" width="300" height="218" class="alignright size-medium wp-image-360" /></a>Segnalo questa iniziativa (Bologna, Museo della Musica, 8 e 9 luglio), che presenta per la prima volta in Italia opere di <strong>Hala Elkoussy</strong>, <strong>Christoph Oertli</strong>, <strong>Iman Issa</strong>, <strong>Shady El Noshokaty</strong>, <strong>Hermann Huber</strong>, <strong>Doa Aly</strong>, <strong>Khaled Hafez</strong> e <strong>Ahmed Khaled</strong>.</p>
<p>Immagini di alcuni di questi artisti sono stati pubblicate da Africa e Mediterraneo:	</p>
<li>Hala Elkoussy sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">49/2005</a>, a commento di un articolo di Vittorio Ricci su Jacques Derrida; <em>Peripheral</em>, Videoinstallation 2005, 28 min., college of FineArts Nueremberg, Iwalewa Haus Bayreyth; Einstein Forum Postdam, June 2005; e la bella immagine di copertina del numero <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">47-48/2004</a> <em>(Re)constructione #2</em>, 2003.<br />
<div id="attachment_364" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/ZUCCHERO-BUONA.jpg" rel="lightbox[350]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/ZUCCHERO-BUONA-300x200.jpg" alt="Hala El Koussi, (Re)constructione #2" title="ZUCCHERO-BUONA" width="290" height="190" class="size-medium wp-image-364" /></a><p class="wp-caption-text">Hala El Koussi, (Re)constructione #2</p></div></li>
<p/>
<li>Iman Issa sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">50/2004</a>, il progetto <em>Going Places</em>; questo è il <a href="http://www.glocalyouth.net/ita/visualizza.php?pagina=default&#038;id_studio=75">link</a> alla scheda su Going Places fatta da Iolanda Pensa nell&#8217;ambito del nostro progetto &#8220;Glocal Youth. Testi e contesti mediatici per giovani nel Nord e nel Sud del mondo&#8221;.</li>
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<li>
Khaled Hafez, <em>Anubis-Batman and other gods on downward motion</em>, 2002 sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">47-48/2004</a>.</li>
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Abbiamo pubblicato anche un articolo di William Wells sulla Townhouse Gallery del Cairo, che realizza progetti di arte urbana ambientati nel quartiere, sul numero <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">50/2004</a>.</li>
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<li>
Sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;pg=2&#038;c=5">47-48/2004</a> compare l&#8217;articolo di Basim Magdy <em>Walk like an Egyptian. The issue of diversity concerning representation of contemporary Egyptian art</em>, dove l&#8217;autore, artista trentenne che vive e lavora al Cairo, lamenta il fatto che gli artisti del &#8220;terzo mondo&#8221; che vogliono esprimersi in modo personale mescolando influssi ed interessi diversi si ritrovano ingabbiati da chi li vuole concentrati su argomenti socio-politici e chi li accusa di essere troppo occidentali e di ignorare la loro identità locale.  Lo ripubblico <a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/07/magdy.pdf">qui (Pdf)</a>. </li>
<p><object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="doc_719914765512373" name="doc_719914765512373" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" align="middle"	height="500" width="100%" ><param name="movie"	value="http://d.scribd.com/ScribdViewer.swf?document_id=17256716&#038;access_key=key-ofr09ya0jmcgvc0fnl2&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode="><param name="quality" value="high"><param name="play" value="true"><param name="loop" value="true"><param name="scale" value="showall"><param name="wmode" value="opaque"><param name="devicefont" value="false"><param name="bgcolor" value="#ffffff"><param name="menu" value="true"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowScriptAccess" value="always"><param name="salign" value=""><embed src="http://d.scribd.com/ScribdViewer.swf?document_id=17256716&#038;access_key=key-ofr09ya0jmcgvc0fnl2&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode=" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_719914765512373_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" align="middle"  height="500" width="100%"></embed></object></p>
<p>Finalmente a Bologna qualcosa di interessante.</p>
<p>Segue il comunicato stampa dell&#8217;iniziativa:</p>
<p><span id="more-350"></span></p>
<ul>
COMUNICATO STAMPA</p>
<p>Mercoledì 8 e giovedì 9 luglio, dalle ore 21.00 alle ore 23.00 presso la sala eventi del Museo della Musica di Bologna, Nosadella.due presenta Cairoscape Screening Programme, a cura di Marina Sorbello e Antje Weitzel.</p>
<p>Inserita nell’ambito di bè bolognaestate09, la rassegna propone per la prima volta in Italia le opere video di Hala Elkoussy, Christoph Oertli, Iman Issa, Shady El Noshokaty, Hermann Huber, Doa Aly, Khaled Hafez e Ahmed Khaled sei artisti contemporanei provenienti dal Cairo e due provenienti dalla Svizzera e dall’Austria che hanno trascorso un periodo di studio nella capitale egiziana.</p>
<p>Cairoscape Screening Programme è tratto dal progetto “Cairoscape. Images, Imagination and Imaginary of Contemporary Mega City”, progetto dedicato alla ricerca artistica e culturale contemporanea del Cairo, presentato in versione integrale a Berlino nell’autunno 2008, curato da Marina Sorbello (I) e Antje Weitzel(D), fondatrici di Uqbar Projectspace di Berlino (D).</p>
<p>Nosadella.due ha scelto di portare a Bologna una sezione del progetto Cairoscape, quella dedicata alle opere video, che ha privilegiato per la caratteristica itinerante dei supporti e per la possibilità di creare, attraverso il linguaggio del video, una relazione diretta e più immediata tra il pubblico e la ricerca artistica degli autori, tra le nostre dinamiche quotidiane e il complesso contesto socio-culturale del Cairo.</p>
<p>Fino alla fine degli anni Ottanta il Cairo è stata la città di una delle più grandi industrie cinematografiche del mondo, comparabile solo a quella degli Stati Uniti e dell’India. Con le sue contraddizioni e la sua varietà di umanità e storie è stato ed è tuttora il soggetto di numerosi film, corti, produzioni indipendenti e opere video che registi e artisti, egiziani e internazionali, realizzano e producono affrontando tematiche che vanno dalla fiction al documentario di critica sociale, dai film d’autore a video più sperimentali che escludono la narrazione.</p>
<p>Le opere presentate ci mostrano una realtà lontana dalle immagini stereotipate a cui tuttora associamo il Cairo, che al contrario può essere considerato un punto di osservazione privilegiato per indagare anche il nostro presente.</p>
<p>Cairoscape Screening Programme è inserito all’interno di PASS &#8211; Produce Art (as) Social Strategy, programma di residenza e di presentazione di progetti artistici internazionali, ideato da Giusy Checola in collaborazione con Elisa Del Prete, curatrici e coordinatrici di Nosadella.due.</p>
<p>Il progetto, partito a gennaio 2009 con la collaborazione tra Italia, Turchia e Bulgaria, si propone di indagare attraverso periodi di studio, conferenze, proiezioni, progetti artistici e workshop, l’attuale processo di trasformazione dei Paesi del Mediterraneo e dei Balcani in rapporto all’Italia, in alcuni casi &#8220;terra di passaggio&#8221; per l’Europa e in altri “terra promessa” d’approdo. Le trasformazioni della geografia europea seguite alla crisi dell’eurocentrismo hanno portato trasformazioni territoriali, urbane, sociali, economiche, giuridiche, che stanno modificando la nostra dimensione quotidiana, introducendo nuovi modelli di condivisione e scambio con popolazioni vicine geograficamente ma non culturalmente. Cosa significa oggi per l&#8217;Italia essere un paese del Mediterraneo e cosa rappresenta per i Paesi vicini, alcuni dei quali al centro di accesi dibattiti internazionali per il loro ingresso nell&#8217;Unione Europea? E’ un modello da seguire o al contrario rappresenta un occidente materialista che ha perso i suoi valori culturali, sociali, religiosi e politici? Con quali reazioni, progressive o regressive, l’Italia risponde all’innovazione economica di questi paesi, allo sviluppo dei territori, all’evoluzione delle ideologie politiche e religiose, e soprattutto alla loro identità culturale?</p>
<p>Il progetto “Cairoscape – Images, Imagination and Imaginary of a contemporary mega city” si è realizzato in due parti: una mostra di arte contemporanea ospitata dal kunstraum Kreuzberg / Bethanien nell’autunno 2008 e un programma di eventi, discussioni, performance, concerti e rassegne cinematografiche, realizzati in collaborazione con diverse istituzioni berlinesi tra cui il Zentrum Moderner Orient, Literaturwerkstatt Berlin, Kino Eiszeit, Uqbar Projectspace e il Kunstlerhaus Bethanien.</p>
<p>Cairoscape si confronta con il Cairo come luogo di produzione artistica oggi e presenta il lavoro di artisti attivi in Egitto, sia emergenti che già affermati, provenienti in gran parte dalla giovane scena indipendente.</p>
<p>Il progetto ha presentato anche la ricerca di alcuni artisti internazionali che recentemente hanno trascorso alcuni periodi nella capitale egiziana. Allo stesso tempo inverte questa dinamica pressoché univoca (artisti occidentali partecipano a programmi di residenza in Egitto e curatori occidentali alla ricerca di nuovi artisti egiziani) e invita in Europa artisti e intellettuali egiziani affinché possano presentare personalmente il proprio lavoro.</p>
<p>http://cairoscape.org<br />
Marina Sorbello (nata a Catania) e Antje Weitzel (nata a Marburg), curatrici e cultural producers con residenza a Berlino, collaborano dal 2005. Fra i progetti curati insieme Transient Spaces: The Tourist Syndrome, progetto interdisciplinare in varie sedi, Berlino, Bucarest, Kaunas, Napoli, 2009-2010; Cairoscape – Images, Imagination and Imaginary of a Contemporary Mega City, mostra e programma di eventi, Kunstraum Kreuzberg Bethanien, Berlin, e APhF, Atene, 2008 (www.cairoscape.org); Readysteadygo!, mostra, 2007, Kunsthochschule Berlin Weissensee, Umspannwerk Humboldt Prenzlauer Berg, Berlin; This Land is My Land, mostra, Kunsthalle Nürnberg, Neue Gesellschaft fuer Bildende Kunst, Berlino, 2006 (www.ngbk.de); KLARTEXT! The Status of the Political in Contemporary Art and Culture, conferenza internazionale, Künstlerhaus Bethanien e Volksbühne am Rosa Luxemburg Platz, Berlino, 2005 (http://klartext.uqbar-ev.de).</p>
<p>Fanno parte dell’organizzazione no profit uqbar &#8211; Gesellschaft für Repräsentationsforschung e.V., e si occupano dal 2007 dell’omonimo spazio espositivo, che ospita mostre ed eventi a Berlin-Wedding, (www.projectspace.uqbar-ev.de).</p>
<p>Nosadella.due è un’associazione culturale che sviluppa un programma di residenza per artisti e critici internazionali con l’intento di dare spazio alle espressioni più attuali della ricerca artistica contemporanea per favorirne la crescita e l’arricchimento. Tra gli intenti primari di Nosadella.due, patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna, dalla Provincia e dal Comune di Bologna, quello di creare un circuito di relazioni con la realtà artistica internazionale e con istituzioni straniere pubbliche e private di simile natura. </p>
<p>Nosadella.due – Residency for Artists and Critics<br />
Via Nosadella 2 – Bologna<br />
Tel. + 39 392 3457410<br />
www.nosadelladue.com</ul>
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		<title>Africa opens its eyes to its art</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 07:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Federici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Industrie culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Musei e patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[The Currier]]></category>

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		<description><![CDATA[p>For our internet readers we publish the article &#8220;Africa opens its eyes to its art&#8221; as a preview from the last number of The Courier (special 3, June 2009):
After almost two decades characterised by the intense effort to fight the invisibility of African art in the contemporary scene – through big pan African exhibitions, important [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_198" class="wp-caption alignright" style="width: 228px"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/nouvelleliberte.jpg" rel="lightbox[160]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/nouvelleliberte-218x300.jpg" alt="La Nouvelle Liberté, sculpture monumentale de Joseph Sumegne à  Douala, Doual&#039;art 1996" title="nouvelleliberte" width="218" height="300" class="size-medium wp-image-198" /></a><p class="wp-caption-text">La Nouvelle Liberté, sculpture monumentale de Joseph Sumegne à  Douala, Doual'art 1996</p></div>
<p><strong>For our internet readers we publish the article &#8220;Africa opens its eyes to its art&#8221; as a preview from the last number of The Courier (special 3, June 2009):</strong></p>
<p>After almost two decades characterised by the intense effort to fight the invisibility of African art in the contemporary scene – through big pan African exhibitions, important publications and participation in biennials – now the most appealing trend in African contemporary art is the involvement of the African public together with the participation of local governments, museums and sponsors.</p>
<p>In recent years we observed the birth of some extremely interesting initiatives in several African countries, led by curators and artists firmly convinced that it is necessary to bridge the huge divide between African artists (cultivated, recognized worldwide, and with international relations) and African citizens living in widely different conditions. These initiatives move from the assumption that all people have the right to access the knowledge and input that contemporary art can give them. They have the right to be educated in art interpretation, and to experience its richness and aesthetic pleasure that it can give. They have the right to visit a contemporary art gallery and enjoy it. Africa must open its eyes to its artistic production.</p>
<p>
<a href='http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/africa-opens-its-eyes-to-its-art/nouvelleliberte/' title='nouvelleliberte'><img width="150" height="150" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/nouvelleliberte-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="La Nouvelle Liberté, sculpture monumentale de Joseph Sumegne à  Douala, Doual&#039;art 1996" title="nouvelleliberte" /></a>
<a href='http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/africa-opens-its-eyes-to-its-art/why-africa-la-collezione-pigozzi-pinacoteca-giovanni-e-marella-agnelli-electa-2007/' title='Why Africa? La collezione Pigozzi, Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Electa 2007'><img width="150" height="150" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/Why-Africa-La-collezione-Pigozzi-Pinacoteca-Giovanni-e-Marella-Agnelli-Electa-2007-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="Romuald Hazoumé, Kirikanta, 1995. Tratto dal catalogo &quot;Why Africa? La collezione Pigozzi, Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Electa 2007" title="Why Africa? La collezione Pigozzi, Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Electa 2007" /></a>
<a href='http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/africa-opens-its-eyes-to-its-art/exhibition-malick-sidibe-08-fondation-zinsou-photo-by-floriant-ahouanhoun/' title='Exhibition Malick Sidibe 08, Fondation Zinsou. Photo by Floriant Ahouanhoun'><img width="150" height="150" src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/Exhibition-Malick-Sidibe-08-Fondation-Zinsou.-Photo-by-Floriant-Ahouanhoun-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Exhibition Malick Sidibé 08, Fondation Zinsou. Photo by Floriant Ahouanhoun" title="Exhibition Malick Sidibe 08, Fondation Zinsou. Photo by Floriant Ahouanhoun" /></a>

<p><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/2009/06/africa-opens-its-eyes-to-its-art/">Read the rest of the article</a></p>
<p><span id="more-160"></span><br />
A contemporary African art gallery was opened in 2005 by the Zinsou Foundation in Cotonou (Republic of Benin), a private foundation set up by a retired <a href="http://www.fondationzinsounews.org">Beninese banker</a>.<br />
The foundation, led by the young Marie-Cécile Zinsou, daughter of the principal sponsor Lionel Zinsou, aims at promoting contemporary African artists, art exchanges, wider access to contemporary arts, and a universal appreciation of African art. The gallery holds exhibitions and children’s art workshops. The Foundation became an incontestable cultural point in Cotonou. From its opening it was visited by three million mostly young people, thanks to free entrance and to partnerships with several schools in the city. The artistic programme started with the Beninese artist Romuald Hazoumé, and continued with celebrated painter Jean-Michael Basquait; born in New York from a Haitian father and a Puerto Rican mother; an exhibition about voodoo and one of the Beninese king Béhanzin d’Abomey (1844-1906).</p>
<p>But these initiatives do not consider exclusively African works but look outside the borders of the continent as stated by Sindika Dokolo, the Congolese patron that decided to create in Luanda <a href="http://www.sindikadokolofondation.org/">“an African collection of contemporary art rather than a collection of contemporaryAfricanart”</a>. In 2007, involved by the dynamic Angolan artist Fernando Alvim, Dokolo lent the principal group of works to the African pavilion at the Venice biennale. </p>
</p>
<p>He insists that the contemporary African art world should discontinue its “dependence” on external aid – namely collectors, promoters, and financial support – that somehow distorts its African origin. He also denounces the fact that Africans are not in control of their own cultural domain and this affects the content of their artistic production. He regards “access to art to be a human right, just as basic and legitimate as access to education, drinking water and health”.</p>
<p>Furthermore, the <a href="www.ccalagos.org">Centre for Contemporary Art, Lagos</a>, an independent non-profit organisation set up in December 2007 with the curatorship of Bisi Silva, insists on the involvement of the African public and on the development and professionalisation of artistic production and curatorial practice in Nigeria and the West African region. It presents a programme of workshops, talks, seminars, performances, movie screenings and exhibitions such as the currently running ‘The World is Flat’, an international collaboration with Danish curator Johanne Loegstrup. Bisi Silva also curated the exhibition ‘In the Light of Play’ at the Joburg Art Fair.</p>
<p>Doual’art is a contemporary art centre created in 1991 in Cameroon by Marilyn Douala Bell and Didier Schaub. The centre is carrying out an important job for the involvement of the local public, fostering cultural projects and site-specific art interventions within the city of <a href="http://www.doualart.org">Douala</a>. We have mentioned just some examples, but it seems that in the 21st century, the African contribution to the history of world-art can be important and can involve both artists and public – including the Government, education, museums, galleries, Academies of Fine Art and collectors – in telling the world of the high level and diversity of African art.</p>
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		<title>L&#039;arte a Capo Verde</title>
		<link>http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/larte-a-capo-verde/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 20:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Capo Verde]]></category>

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		<description><![CDATA[
Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Arte a Capo Verde, un caleidoscopio di stili e di influssi&#8221; pubblicato sul numero 49 di Africa e Mediterraneo a firma di Igino Schraffl.
Se della musica e letteratura capoverdiana si parla e ci si può documentare con facilità, lo stesso non si può dire per quanto riguarda l&#8217;arte che si produce nell&#8217;arcipelago. L&#8217;assenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-82 alignright" title="Patrick Monteiro, Senza titolo" src="http://www.amsterdamblog.info/wp-content/uploads/2009/06/sem-titulo-1.jpg" alt="Patrick Monteiro, Senza titolo" width="270" height="254" /><br />
<strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Arte a Capo Verde, un caleidoscopio di stili e di influssi&#8221; pubblicato sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&amp;pg=2&amp;c=5">numero 49 di <em>Africa e Mediterraneo </em></a>a firma di Igino Schraffl.</strong></p>
<p>Se della musica e letteratura capoverdiana si parla e ci si può documentare con facilità, lo stesso non si può dire per quanto riguarda l&#8217;arte che si produce nell&#8217;arcipelago. L&#8217;assenza di scuole d&#8217;arti ufficiali, la discontinuità territoriale e la mancanza di luoghi deputati, infatti, non hanno mai permesso l&#8217;affermarsi di una tradizione artistica consolidata. In questo quadro e in condizioni di relativo isolamento operano alcune personalità della pittura e della scultura di rilievo. Quasi tutti gli artisti sono il più delle volte di rientro dalle accademie europee, e spesso dall&#8217;arte europea sono influenzati in maniera maggiore che dalle radici dell&#8217;arte africana. Questa situazione si pone come un dilemma identitario che produce un&#8217;estetica che oscilla fra il nomadismo artistico e una più marcata tendenza a seguire alcuni stereotipi dell&#8217;arte europea.<br />
L&#8217;articolo introduce un&#8217;esauriente carrellata dei principali artisti di Capo Verde.</p>
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