31 ottobre 2019

Emergenza, comunità, resilienza. È aperta la nuova call for papers della rivista Africa e Mediterraneo

Resilienza è diventata, negli ultimi anni, una parola particolarmente fortunata, che, grazie alla sua forza evocativa e metaforica, risuona negli ambiti più diversi. Termine che trae le sue origini nell’ambito della fisica, dove è usato per descrivere la capacità di un materiale di resistere a un urto assorbendo energia, è poi transitato in diversi ambiti disciplinari: in psicologia, nello studio del trauma e delle sue conseguenze (Cyrulnik 2002; Bonanno et al. 2004; Masten, Cicchetti 2012; Vanistendael, Lecomte 2000), ma anche in urbanistica, spesso in relazione alla sostenibilità ambientale, in sociologia, antropologia, economia…per poi proliferare nel mondo della comunicazione di massa, dal giornalismo ai social.

Questa molteplicità di usi (e abusi) ha sollevato anche molti dubbi sulla sua reale capacità esplicativa: si tratta di un’utile parola-chiave, di uno strumento analitico per meglio comprendere la contemporaneità, o di una semplice moda? Resilienza, insomma, è un termine che rischia di logorarsi, di perdere significato – o anche, in un riflesso uguale e contrario, di diluirsi e allargarsi, fino a significare troppo.

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Nella consapevolezza di questa possibile dispersione semantica, e cercando di valorizzare il concetto di resilienza in termini di ricaduta socio-culturale reale, il Dossier di Africa e Mediterraneo in programma vuole affrontare il tema da un punto di vista molto specifico: la stretta connessione tra la costruzione di comunità e territori resilienti e l’inclusione dei cittadini più vulnerabili.
Da un lato, infatti, è assodato che un tessuto sociale coeso potrà resistere meglio di fronte alle emergenze (Colucci, Cottino 2015), e si diffonde la consapevolezza di dovere adottare strategie di community-based disaster risk reduction (CBDRR) (Shaw 2016); d’altro lato bisogna constatare che la maggior parte degli abitanti più vulnerabili rimane esclusa dalle infrastrutture della resilienza, o perché vive in zone disagiate, o a causa di barriere linguistiche o culturali.
Creare comunità resilienti significa allora, necessariamente, creare comunità più eque (si veda anche il progetto “100 resilient Cities”). In quest’ottica, in una società caratterizzata da un multiculturalismo crescente, una comunità resiliente cresce riconoscendo le differenze e valorizzando gli elementi di coesione, sia in tempi di normalità sia in fasi di emergenza (per calamità naturali e/o provocate dagli esseri umani).
Ci interessa quindi ragionare sulla resilienza come competenza della comunità, per costruire le condizioni per affrontare l’emergenza senza escludere nessuno. In questo ambito però la resilienza è da considerare anche come competenza dell’individuo, approccio fondamentale per favorire processi di empowerment, in cui i singoli possano sviluppare una propria linea di azione e reazione rispetto alla catastrofe e alla difficoltà improvvisa, ricostruendo e ripristinando un, seppur precario, orizzonte simbolico (Lecomte 2002; Luthar, Cicchetti, Becker 2000; Manetti et al. 2010).

Le proposte potranno trattare, i seguenti temi, ma non solo, secondo vari approcci disciplinari:

  • Gestione delle emergenze in contesti multiculturali;
  • Disaster management e disaster preparedness nei conflitti;
  • Cambiamenti climatici: emergenze ambientali e multiculturalismo / multilinguismo;
  • Costruzione di città resilienti con l’integrazione di cittadini di Paesi terzi: l’attività di prevenzione del rischio coinvolgendo le comunità non native;
  • Per una concezione transculturale di resilienza (Ungar 2008): punti di vista delle comunità minoritarie;
  • Aspetti normativi e legislativi: quali sono gli ostacoli normativi per una resilienza democratica e inclusiva?
  • Approccio di genere alla gestione dell’emergenza, verso la costruzione della resilienza femminile;
  • Migranti come individui resilienti: le capacità di resilienza possono essere considerate competenze individuali, di gruppo, di comunità e culturali possedute dai migranti già dal momento in cui decidono di lasciare il loro paese, o sviluppate col tempo, in risposta alle condizioni di vita sfavorevoli.
  • Resilienza ed educazione: importanza dell’educazione interculturale per la resilienza di bambini/e, ragazzi/e con background migratorio (Vaccarelli 2016)

Scadenza per l’invio:

Le proposte (400 parole al massimo) dovranno pervenire entro il **25 novembre 2019** agli indirizzi s.federici@africaemediterraneo.it e s.saleri@laimomo.it.
Le proposte saranno esaminate dal comitato di redazione. In caso di accettazione la consegna del contributo, completo di abstract (100 parole, preferibilmente in inglese, ma è possibile inviarlo anche in italiano) e bionota, dovrà avvenire entro il **20 dicembre 2019**.
Africa e Mediterraneo si avvale di peer reviewers. Gli articoli e le proposte potranno essere inviate nelle seguenti lingue: italiano, inglese e francese.

Bibliografia

Ballarin, M. Bignami, et al. (a cura di), Emergenze e intercultura: l’esperienza del sisma in Emilia-Romagna nel 2012, Lai-momo, Sasso Marconi 2014;
G.A. Bonanno, Loss, Trauma, and Human Resilience: Have we Underestimated the Human Capacity to Thrive after Extremely Aversive Events?, in «American Psychologist», vol. 59, n° 1, 2004, pp. 20-28;
Colucci, P. Cottino (a cura di), Resilienza tra Territorio e Comunità. Approcci, strategie, temi e casi, Collana “Quaderni dell’Osservatorio” Fondazione Cariplo, n. 21, Anno 2015;
Cyrulnik, Un Merveilleux malheur, Éditions Odile Jacob, Paris 2002;
Lecomte, Qu’est-ce que la résilience? Question faussement simple. Réponse nécessairement complexe, in «Pratiques Psychologiques (La résilience)», n. 1, Editeur L’Esprit du temps, Le Bouscat 2002;
S.S. Luthar, D. Cicchetti, B. Becker, The construct of resilience: A critical evaluation and guidelines for future work, in «Child Development», n. 71, 2000, pp. 543–562;
Manetti, A. Zunino, L. Frattini, E. Zini, Processi di resilienza culturale: confronto tra modelli euristici, in B. Mazzara (a cura di), L’incontro interculturale tra difficoltà e potenzialità, Unicopli, Milano 2010, pp. 97-106;
A.S. Masten, D. Cicchetti, Risk and Resilience in Development and Psychopathology: The Legacy of Norman Garmezy, in «Development and Psychopathology», n° 24, 2012 pp. 333-334;
Shaw, Community Based Disaster Risk Reduction, Oxford University Press USA, Oxford 2016;
Ungar, Resilience across Cultures, in «British Journal of Social Work», vol. 38, n° 2, 2008, pp. 218-235;
Vaccarelli, Le prove della vita. Promuovere la resilienza nella relazione educativa, Franco Angeli, Milano 2016;
Vanistendael, I. Lecomte, Le bonheur est toujours possible. Construire la résilience, Bayard Culture, Paris 2000;
Project “Amare-EU. A multicultural approach to resilience”, www.amareproject.eu/about-the-project/.

Di seguito è possibile leggere e scaricare la call for papers (in italiano e inglese):

 

English version

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09 novembre 2016

Culture: Urban Future. Il report dell’UNESCO.

Beauty has to do with the desire to know, to think, to understand…
The periphery of cities is where our energy is, where culture and beauty
fertilize the transformation.

 (Renzo Piano, Architect, Pritzker Priza 1998)

articolounesco

I processi di rapida urbanizzazione e metropolizzazione a livello internazionale costituiscono un argomento e una sfida importante per l’UNESCO, che il 18 ottobre, durante la terza conferenza delle Nazioni Unite (Habitat III) a Quito in Ecuador, ha lanciato il primo report globale Culture: Urban Future. Questo report è innovativo perché presenta una serie di analisi e di raccomandazioni per promuovere il ruolo fondamentale della cultura per lo sviluppo urbano sostenibile. A causa di un aumento dei flussi migratori, la diversità culturale è diventata una componente primaria per la maggior parte delle città, producendo nuove opportunità e modalità di convivenza sociale. Valorizzare la componente culturale di una città, dunque, significa valorizzare il tessuto urbano, garantendo un futuro sostenibile per tutti. Le attività culturali, infatti, possono favorire l’inclusione sociale, il dialogo, la partecipazione civica, il senso di appartenenza e la coesione tra le diverse comunità. Questa riflessione è stata al centro del lavoro dell’UNESCO nel corso degli ultimi decenni, che invita ad adottare nuove misure e strategie politiche perché la cultura sia pienamente integrata nei piani urbani. Il report è stato incluso tra gli obiettivi comuni del programma 2030 Agenda for Sustainable Urban Development e della New Urban Agenda, un documento fondamentale steso durante la conferenza Habitat III, che guiderà gli sforzi da parte di una vasta gamma di attori nazionali ed internazionali impegnati a gettare le basi di un’urbanizzazione democratica globale.

 

Per maggiori informazioni e per visualizzare il report:
www.unesco.org/new/en/culture/themes/culture-and-development/culture-for-sustainable-urban-development/coming-soon-unescos-new-global-report-culture-urban-future-read-more

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