06 settembre 2018

Atlantico Festival: dall’Africa c’è sempre qualcosa di nuovo

Dall’Africa c’è sempre qualcosa di nuovo: così Plinio il Vecchio già nel I secolo dopo Cristo diceva di quell’immenso continente che si staglia dal Mediterraneo all’Oceano Antartico, e che, attraversato dall’equatore e dai Tropici del Cancro e del Capricorno, conserva al suo interno una varietà di climi, ambienti, genti, storie e Paesi spesso troppo banalizzati dall’aggettivo generalizzante “africani”.

flyera5_02Oggi in Italia arrivano molte persone da questi Paesi, di cui spesso ignoriamo numerosi aspetti del contesto socio-politico e culturale attuale e passato, non avendo mai avuto modo di studiarli in maniera approfondita a scuola e non avendo nella quotidianità accesso a informazioni dettagliate attraverso i media più comuni.
Ed ecco che la musica e il cinema possono darci una mano proprio nel colmare queste lacune e aiutarci a capire meglio chi ci troviamo di fronte nelle strade, nei locali, sugli autobus. Attraverso i suoni le distanze si fanno più corte, grazie alle parole e alle immagini le idee si fanno più chiare e la conoscenza sazia gli appetiti della curiosità, facendo crollare poco a poco i limiti e le paure dettati dall’ignoranza.
Con questi nobili obiettivi, il 22 e il 23 settembre getta l’ancora in quel del TPO – a Bologna – ATLANTICO Festival.
Progetto culturale autoprodotto, nasce dall’incontro delle teste pensanti del dj e giornalista musicale Federico de Felice, del dj e promoter Cristian Adamo e della ricercatrice Katia Golovko con l’obiettivo di celebrare l’arte e le culture dei Paesi africani e le influenze che hanno avuto nel resto del mondo, attraverso concerti, dj set, proiezioni e presentazioni di libri.
La musica di questi Paesi non è solo tamburi: i concerti e i dj set proposti durante il festival porteranno alle nostre orecchie una grande varietà di sonorità. Protagonisti saranno suoni di Paesi lontani che oggi, grazie alla rete, sono diventati più vicini e in molti casi si sono contaminati con i suoni a noi più familiari e stanno creando nuovi ibridi che molto raccontano della società fluida in costante evoluzione.
Si spazierà dalla musica Gnawa dei Fawda, dove elettronica, jazz e sonorità quasi psichedeliche valicano i limiti tra sacro e profano, all’afro-jazz ipnotico, sensuale e trascinante del Kalifa Kone Ensemble.
Ci penserà poi Biga il Climatico a stupirci nel suo dj set con ibridazioni tra antico e contemporaneo, tra vintage e futurista, per non parlare di Dig This Way Records aka Carlotta e Jacopo, due cercatori d’oro, ovvero di vinili di musiche rare degli anni ‘60, ‘70 ‘80 e ‘90 che hanno collezionato nel corso di numerosi viaggi in Africa con lo scopo di salvaguardare dall’estinzione un patrimonio unico.

KALIFA KONE
(Kalifa Kone)

Sul fronte cinematografico ATLANTICO propone sguardi differenti da altrettanto differenti punti di vista. Uno è l’incontro tra cinema e musica che emerge nell’intensa energia sprigionata da “Rage”, una pellicola di Netwon I. Aduaka, risultato di una ricerca di due anni sulla scena hip hop e world jazz nel contesto urbano londinese degli anni ‘90.
La rappresentazione della condizione femminile nell’Africa odierna ci viene invece raccontata da Alain Gomis in “Felicité”, un film che racconta la storia di una madre e cantante nei bar di Kinshasa, e dal documentario “Ouaga Girls” in cui la regista Theresa Traoré Dahlberg ritrae alcune giovani donne apprendiste meccaniche in una scuola del Burkina Faso.
Anche l’editoria trova il suo spazio nel festival: il giornalista Claudio Sessa e Dudù Kouate, membro degli Art Ensemble of Chicago, presenteranno l’edizione italiana de “Grande Musica Nera. La storia dell’Art Ensemble of Chicago”. Il libro racconta le avventurose vicende di una delle formazioni più famose e più longeve di tutta la storia del jazz (l’Art Ensemble of Chicago), in un eccellente spaccato di storia sociale, in cui i ritratti dei protagonisti vengono dipinti sullo scenario della comunità afroamericana di Chicago fra gli anni ‘20 e ‘60.

FELICITE1
(Felicité, 2017)

Ecco quindi in breve come il cuore pulsante di ATLANTICO intenda far circolare fino al nostro cervello il sangue vitale della riflessione sulla storia, la cultura, la società, la politica, l’attualità dei Paesi africani.
Se come diceva il poeta martinicano Edouard Glissant “ogni identità esiste nel rapporto con l’Altro”, all’interno del festival sonorità e immagini diventano strumenti in grado di favorire l’incontro, di decostruire gli stereotipi, di fare emergere le storie che compongono la Storia.

Per maggiori informazioni:
Atlantico Festival su FB e su Instagram (@atlantico_festival)

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/atlantico-festival-dallafrica-ce-sempre-qualcosa-di-nuovo/trackback/

01 agosto 2018

Si chiama linciaggio

DU07-tav_1Sabato notte ad Aprilia è successo un fatto gravissimo: un cittadino marocchino di 43 anni è stato inseguito in auto da alcune persone che lo ritenevano un ladro. Uscito violentemente di strada con l’auto sulla quale fuggiva, è stato da queste non soccorso ma ancora rincorso e picchiato ed è morto (non si sa ancora se per l’incidente o per le percosse). I carabinieri stanno ancora indagando, ma da video di sorveglianza e testimonianze – e, sembra, anche ammissioni – sembra si sia trattato proprio di un linciaggio.
Ritroviamo qui, nell’Italia di oggi, una situazione che abbiamo visto narrare tante volte nel fumetto d’autore africano. Nel nostro concorso Africa Comics avevamo inserito una sezione tematica dedicata ai diritti umani. Tra le numerose storie arrivate dagli autori africani di fumetto, ricorreva spesso il racconto dell’uccisione di un ladro da parte della folla, sentito evidentemente come problema fondamentale di violazione dei diritti umani nei diversi paesi del continente. Gli inseguitori che gridano “ladro, ladro” in un mercato di città, la paura, il terrore della persona che fugge, la fine violenta senza che nessuno la difenda, la soddisfazione della folla che pensa di avere agito secondo giustizia.

Pubblichiamo qui una di queste storie, del camerunese Georges Pondy, autore di grande talento:
http://www.africacomics.net/comics/au-voleur-au-voleur/

 

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/si-chiama-linciaggio/trackback/

05 luglio 2018

“Rompiamo il silenzio sull’Africa”: l’appello di padre Alex Zanotelli

Si riporta l’appello di Padre Alex Zanotelli, missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace, che si è rivolto ai giornalisti italiani per diffondere la verità sulle situazioni vissute dalle popolazioni africane.

2

«Rompiamo il silenzio sull’Africa. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo.

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti, e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

33333

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.

Questo crea la paranoia dell’”invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.

Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

TOPSHOT-AUSTRIA-POLITICS-MIGRATION-SECURITY-EXERCISE-BORDER

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace.

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/rompiamo-il-silenzio-sullafrica-lappello-di-padre-alex-zanotelli/trackback/

10 maggio 2018

Dak’Art – Biennal of Contemporary African Art

Aimé Césaire scrive nell’edizione de “L’étudiant noir” del maggio 1935 che la parola Négritude «[…] designa in primo luogo un rifiuto. Il rifiuto di una certa immagine dell’uomo nero passivo ed incapace di creare una civiltà». Sulla scia di questa poetica della negritudine, di cui Léopold Sédar Senghor e Aimé Césaire sono i padri fondatori, ha preso avvio l’edizione del 2018 della Dak’Art – Biennal of Contemporary African Art dal 3 maggio al 2 giugno a Dakar.
Adjovi-1
(Malaïka Dotou Sankofa, Laeïla Adjovi / Loïe Hoquet)

Il tema proposto quest’anno «L’heure rouge» è tratto, inoltre, dall’opera “Et les chiens se taisaient” (1956) di Césaire: l’ora rossa rappresenterebbe il momento della trasformazione e dell’emancipazione delle comunità africane dopo il passato coloniale. L’inaugurazione della Biennale è accompagnata da un importante mini-festival, organizzato in tre giorni, e intitolato Afropunk Fest The Takeover Dakar, che celebra attraverso la musica, la diversità creativa e culturale della capitale senegalese.
4
(Anorher Day Without You SeriesFranck Fanny)

Durante la cerimonia di apertura della 13a Biennale sono stati assegnati i premi agli artisti della mostra Une Nouvelle Humanité, curata dal direttore artistico Simon Njami: tra i 75 artisti provenienti per la maggior parte dal continente africano, il gran premio Léopold Sédar Senghor è stato assegnato alla fotografa e artista del Benin Laeïla Adjovi con la serie fotografica Malaïka Dotou Sankofa, che indaga il modo con il quale l’Africa è descritta dai media occidentali.
2
(Elders of TenTejuoso Olanrewaj)

Altri premi assegnati, l’UEMOA al fotografo ivoriano Franck Fanny, le cui immagini catturano il realismo crudo di alcune situazioni sociali, mentre il premio alla Diversità dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia è attribuito alla marocchina Souad Lahlou per l’organizzazione di una residenza artistica formativa e originale. Infine, il Ministero della Cultura senegalese ha assegnato il Premio Rivelazione all’artista nigeriano Tejuoso Olanrewaj, che affronta le questioni relative ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale.
5
(Lettre aux Absents, Rina Ralay-Ranaivo)

In questa mostra internazionale la questione del tempo, e quindi dell’heure rouge, diventa cruciale, come dimostrano le diverse installazioni e i video presenti: ad esempio, l’idea del tempo che scorre è presente nell’installazione Temps perdu II della cubana Glenda Leon, dove una clessidra è posta sopra una duna di sabbia; oppure le fotografie del senegalese Kan-Si riportano un piede su un pavimento di terra che svanisce, e rimangono solo impronte o tracce; un’altra installazione-video Lettre aux Absents della malgascia Rina Ralay-Ranaivo offre un paesaggio sospeso tra assenza e bellezza.
x
(Photographies, Kan-Si)

Sono testimonianze artistiche che portano a interrogarsi, e che gettano uno sguardo alla storia passata per capire meglio il presente e immaginare un futuro. Se oggi la negritudine non è più condivisa da molti intellettuali e artisti africani, tuttavia il suo ruolo storico è incontestabile per comprendere la ricomposizione della vita culturale delle comunità africane, che continuano ancora oggi a stimolare un nuovo modo di raccontare la storia del continente.

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/dakart-biennal-of-contemporary-african-art/trackback/

03 aprile 2018

Per un’arte trasversale. Design e fotografia nella mostra AfricaAfrica

L’Africa non è solo uno spazio geografico, ma una pluralità di immaginari, culture, temporalità. Crescono in un’ottica transnazionale riviste, esposizioni, mostre, pubblicazioni, istituzioni che ne fanno il proprio orizzonte di riferimento: la stessa definizione di arte o cultura “africana” si svuota di significato nel momento in cui si attiva un’interazione e una contaminazione tra comunità creative differenti. Ad esempio, il progetto di Palazzo Litta Cultura a Milano si pone l’obiettivo di valorizzare la trasversalità delle visioni artistiche, portando sulla scena contemporanea realtà culturali apparentemente lontane come il Giappone e, appunto, l’Africa subsahariana.

Nyanye

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Nyanye, Osborne Macharia)

Con la mostra AfricaAfrica, exploring the Now of African design and photography, dal 15 marzo al 2 aprile 2018, e patrocinata dall’Ambasciata della Costa d’Avorio, dal Consolato del Sudafrica e dal Consolato del Burkina Faso, la fotografia e il design di artisti africani hanno offerto in questo spazio italiano un’estetica e un linguaggio che vogliono essere dinamici e interdisciplinari: non riguardano, come riferisce Maria Pia Bernardoni – curatrice dei progetti internazionali di LagosPhoto Festival – «solo il continente ma hanno una risonanza globale».

111111
(Chair Recycled Arms, Gonçalo Mabunda)

Questa esposizione, dunque, ideata da MoscaPartners e MIA Photo Fair Projects, si è articolata in 40 progetti di design e 55 opere fotografiche che si sono prestate a una narrazione collettiva, ad esempio, sugli eventi storici di guerra e devastazione nelle installazioni di Gonçalo Mabunda, dove proiettili, pistole, bombe e armi recuperati nel 1992 alla fine della guerra civile in Mozambico, diventano mobili e scultore antropomorfe; uno sguardo fantastico a un problema urgente è stato dato invece dall’afrofuturista Osborne Macharia, le cui immagini si sono concentrate su un gruppo di ex circoncisori femminili; la fotografa ivoriana Joana Choumali ha esplorato i paesaggi della migrazione e ha offerto ritratti di donne che vacillano tra naturalezza e bellezza convenzionale; le tinte e la fantasia dei tessuti africani sono stati presentati dallo storico marchio olandese Vlisco.

choumali_2
(Adorn, Joana Choumali)

Cifre tecniche, stilistiche e tematiche si sono incrociate sperimentando un pensiero aperto alle pluralità e alle possibilità. Porre la questione della trasversalità creativa significa attuare nuove forme di conoscenza e di soggettivazione, oltre che attivare un processo di riorganizzazione sociale intorno a un’estetica capace di pensare e pensarsi al di fuori delle definizioni restrittive: in questo modo, si può pensare alla differenza in termini di risorsa e vantaggio per lo sviluppo intellettuale e culturale.

visco_ok
(Vlisco Fabric)

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/per-unarte-trasversale-design-e-fotografia-nella-mostra-africaafrica/trackback/

12 marzo 2018

L’Africa si racconta. Dal griot all’influencer digitale: il nuovo numero della rivista Africa e Mediterraneo

AeM87_600x400_news

 

Come si racconta, oggi, l’Africa e in Africa?

L’elaborazione di narrazioni, la comunicazione di opinioni e l’informazione sull’attualità passano oggi per forme e modi caratterizzati da immediatezza, velocità, interattività. Profili Facebook e Instagram, canali YouTube, blog e produzioni televisive veicolano un flusso costante di storie, immagini, rappresentazioni.
Anche in gran parte dei Paesi africani, i media contemporanei fanno sì che le persone siano al tempo stesso produttrici e fruitrici autonome di una narrazione sulle questioni sociali, i rapporti umani, la politica, i grandi temi come la povertà, la corruzione, la democrazia. Una narrazione – resa globale, interattiva e social grazie al web 2.0 – che va oltre i confini dei singoli Paesi e del continente stesso.

Partendo da queste premesse, il dossier del numero 87 di Africa e Mediterraneo propone una riflessione sulle modalità e i contenuti del racconto che l’Africa fa a se stessa e di se stessa, spesso reinterpretando in maniera originale – a partire dalle specifiche e diversissime contingenze locali – le nuove dinamiche iperconnettive del web, tra la persistenza di media tradizionali e l’irrompere di nuove piattaforme.

La condivisione social offre spazi alternativi di dialogo, soprattutto quando la libertà di espressione è limitata. L’articolo di Irene Brunotti analizza la pratica delle contestazioni diffuse online nei confronti dei messaggi scritti sulla lavagna Sauti ya Kisonge, uno strumento usato a Zanzibar per diffondere affermazioni a favore del partito di governo.
Anche serie tv popolari inducono a riflettere su importanti temi sociali: il contributo di Dieynaba Gabrielle Ndiaye evidenzia come in Senegal l’economia di mercato e il consumismo abbiano avuto un impatto sul sistema di valori: un cambiamento che emerge, inevitabilmente, anche in prodotti culturali come film e serie tv.
L’articolo di Nelly Diop individua linee di continuità e innovazione nei temi e negli strumenti espressivi di varie modalità di racconto, dal teatro alle serie tv, della società senegalese dall’indipendenza a oggi.
La panoramica nei media africani curata da Rossana Mamberto, infine, presenta casi da Nigeria, Kenya, Senegal, Ghana, Camerun: giovani designer, giornalisti-rapper e blogger che innovano i codici comunicativi e conquistano un pubblico trasversale, promuovendo il potenziale africano e rispondendo alla sfida del digitale.

Ulteriori spunti e approfondimenti provengono dalle altre sezioni della rivista: immigrazione, fumetto, arte ed eventi.
Al seguente link è possibile consultare il sommario e acquistare la rivista: http://bit.ly/2FD2Zb9

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/lafrica-si-racconta-dal-griot-allinfluencer-digitale-il-nuovo-numero-della-rivista-africa-e-mediterraneo/trackback/

12 marzo 2018

MYFRO 2018

«In una società che appare sempre più multietnica, spesso ci si dimentica
di quanto lo sia già stata concettualmente da sempre per
influenze d’arte, culturali e religiose. Una ricchezza per l’evoluzione della specie
e del pensiero, e che solo l’approfondimento culturale può far emergere
in tutta la sua positiva potenzialità.»
(F. Tadini e M. Scalise, fondatori della Casa Museo Spazio Tadini)

Ogni dettaglio vuole rappresentare uno specifico linguaggio ancestrale. I tessuti ricchi di simbolismi geometrici e di colori vivaci alludono ad affascinanti tradizioni. Le stesse acconciature comunicano una propria emotività o appartenenza. Anche la produzione e lo stile africano, dunque, trovano spazio come innovazione creativa ma anche come ‘argomento vendita’ nel mondo della moda. A dimostrarlo è la Afro Fashion Week, che si è tenuta a Milano dal 22 al 25 febbraio 2018: un evento che ha avuto come tema MYFRO, e che ha visto l’Africa protagonista nella sua originalità stilistica e nelle sue specificità estetiche.

ft2
PhotoMilano – Silvia Pampallona

Questo appuntamento, che si è svolto in tre location di Milano – il Museo d’Arte e di Scienza, Spazio Tadini e Byblos Milano –  è stato organizzato dall’associazione Afro Fashion, fondata nel 2015 nella capitale della moda: si tratta di una piattaforma a forte impatto interculturale, che offre la possibilità a designers e artisti emergenti di farsi conoscere da un nuovo pubblico, di penetrare nuovi mercati, di acquisire esperienze e notorietà a livello internazionale.  Sfilate di moda, mostre fotografiche, workshop, esposizioni, body painting, performances e Afro after party sono i momenti che hanno animato queste giornate, riprese nelle foto dinamiche di PhotoMilano, mediapartner fotografico dell’evento.

dd
PhotoMilano – Raffaello Merli

Tra le creazioni esposte, sono spiccate quelle della giovane ChiBeKa (Togo) con la collezione ‘Ashanti’ che ha utilizzato le preziose stoffe provenienti dal Ghana; interessante è stata anche la collezione di tessuti ankara ‘Blakanda’ di Flixbry Culture (Nigeria). Altri artisti che hanno partecipato: Maison Jemann (Camerun), NatFash (Nigeria), Urban Fashion Paris (Francia), Anapenda (Italia), Amnon Kivity (Israele). Il settore della moda africana è un’industria creativa dal grande potenziale, e sta assumendo un ruolo sempre più centrale a livello mondiale. È infatti un fenomeno culturale ed economico in forte crescita, una produzione stimolante dal punto di vista del marketing, ma che consente anche di rappresentare la continua evoluzione delle società. L’evento MYAFRO è nato dall’accostamento di due parole, MY e AFRO. Per rappresentare, appunto, la disposizione Afro che ognuno di noi può avere, offrendo esempi di integrazione sociale, scambio e arricchimento reciproco: questi esempi sono elementi fondamentali per la progettazione di scenari futuri positivi di largo respiro e per la formazione di società multiculturali ricche e dinamiche.

 afro_2
PhotoMilano – Silvia Pampallona 

Evento realizzato con la collaborazione di: Couleurs du Monde, Mas, Museo di arte e scienza, Casa Museo Spazio Tadini, Anapenda, Afro Italian Souls, Yuna, African Fashion Wear, PhotoMilano, Wacom4u.

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/myfro-2018/trackback/

06 febbraio 2018

Fumetto africano ad Angoulême

È dal 1974 che ogni anno la città francese di Angoulême ospita il Festival International de la Bande Dessinée, uno dei maggiori eventi mondiali dedicato alla Nona arte. In programma mostre, proiezioni, dibattiti, conferenze, incontri, concerti e diversi premi tra cui il noto Fauve d’Or, ovvero il premio al migliore fumetto dell’anno, senza distinzione di genere, stile e provenienza geografica.
00000BWJ

Quest’anno hanno partecipato anche l’associazione Africa e Mediterraneo e la cooperativa sociale Lai-momo, per presentare il lavoro di studio e promozione del fumetto africano iniziato sin dal 1999, con uno stand e due tavole rotonde. Assieme a Simon Mbumbo, autore camerunense attivo in Francia, e ad altri dinamici editori e promotori culturali della diaspora e non, Africa e Mediterraneo e Lai-momo hanno organizzato lo stand AfricaBD, e animato una tavola rotonda presso l’espace Nouveau Monde con la moderazione di Sandra Federici. La prima parte della tavola rotonda ha visto un dialogo tra vari importanti autori: il decano pluripremiato congolese Barly Baruti, che ad Angoulême presentava il terzo romanzo grafico pubblicato presso Glénat, Singe Jaune, e il connazionale Al’Mata, autore riconosciuto per il successo dei suoi ironici racconti delle peripezie migratorie di Alphonse Madiba dit Daudet. Tra la “penne” presenti, la camerunese Elyon’s rappresenta un caso unico per l’Africa, per il grande successo ottenuto presso un pubblico geograficamente molto vario con la serie La vie d’Ebène Duta, autopubblicata grazie al crowdfounding; Adjim Danngar, autore ciadiano rifugiato in Francia, ha saputo – grazie ad un’interessante evoluzione stilistica e alla collaborazione con lo sceneggiatore franco-camerunese Christophe Edimo – pubblicare un libro originale come Mamie Denis evadée de la maison de retraite; Fati Kabuika, giovane congolese già pubblicato da Les enfants rouges e Toom comics, è ora in Francia per produrre il secondo volume de La vie d’Andolo. La seconda parte della tavola rotonda ha messo invece a confronto editori e associazioni che stanno lavorando nell’ambito del fumetto africano: Simon Mbumbo, di Toom Éditions; Christophe Edimo, presidente della storica Associazione L’Afrique dessinée; Paulin Assem, editore togolese (Ago Média); Raphaël Thierry, studioso del mercato del libro africano; Dalila Nadjem delle edizioni algerine Dalimen. Andrea Marchesini Reggiani ha parlato dell’archivio Africacomics, conservato a Sasso Marconi (Bo), che riunisce più di 2500 tra tavole e pubblicazioni di autori africani di fumetto, raccolte da Lai-momo e dall’associazione Africa e Mediterraneo nel corso di diversi progetti a partire dal 1999. Un lungo lavoro di ricerca e archiviazione che è stato infine messo online, disponibile gratuitamente per appassionati e addetti ai lavori.

00100BWJ

Il Festival è stato anche l’occasione anche per rilanciare la petizione che chiede la liberazione dell’artista, fumettista e attivista per i diritti umani Ramón Esono Ebalé, in arte Jamón y Queso, che dal 16 settembre 2017 è rinchiuso nel carcere di Black Beach in Guinea Equatoriale, suo Paese d’origine. Vincitore del premio 2005-2006 Africa Comics, Ramón è accusato di diffamazione e calunnia nei confronti del presidente Teodoro Obiang Nguema, la cui famiglia domina il paese dal 1979. Ai fumettisti, direttori di festival ed editori presenti è stato chiesto di posare con l’hashtag #freenseremon, e in tanti hanno risposto.
00200BWJ

Francis Groux per esempio, uno dei fondatori del festival di Angoulême, o artisti del calibro di Barly Baruti, Marguerite Abouet, Edmond Baudouin. Altri invece, come Gianluca Costantini hanno contribuito con un disegno o un’illustrazione: immagini che hanno fatto il giro del mondo, fino a raggiungere lo stesso Nsè, che proprio in questi giorni ha lanciato dal carcere un messaggio di resistenza e di speranza:

“Ciao a tutti, a nome mio e di tutta la mia famiglia voglio ringraziare tutti coloro che continuano a lottare, nella speranza di farmi uscire da questa situazione a cui non appartengo. Non appartengo a nessun luogo, eccetto quelli in cui le persone possono essere libere e responsabili delle proprie azioni. Tuttavia chi sta al potere ha deciso di non ammettere la ragione della mia detenzione, laddove ragionare significherebbe un progresso verso lo sviluppo generale. […] Non mi arrenderò, non sono nato con il mondo ai miei piedi, sono nato dalla felicità di mia madre. E oggi vivo per rappresentare il mio popolo attraverso i miei disegni.”

00300BWJ

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/fumetto-africano-ad-angouleme/trackback/

29 dicembre 2017

Liberia: la democrazia mette radici

Fa notizia sui media nazionali un risultato elettorale in un Paese africano. Ovvio, il vincitore è un ex calciatore del Milan, laureato con il Pallone d’Oro: George Weah.
Ma la vera buona notizia è che in Liberia, Paese tormentato da colpi di stato e guerre civili, sembra si stia affermando la normalità della democrazia.liberia
Dopo due mandati della presidente Ellen Johnson Sirleaf, economista e vincitrice del Nobel per la Pace nel 2011, Weah ha vinto al ballottaggio le elezioni presidenziali. Non si tratta di un novizio della politica: già nel 2004 aveva fondato un partito e nel 2005 si era presentato alle elezioni, ma era stato sconfitto dalla Johnson. Nuovamente battuto nel 2011, quando era candidato come vicepresidente, in questi anni ha fatto il capo dell’opposizione, oltre a riprendere gli studi interrotti. Poi si è ripresentato e ha vinto.
E la presidente, prima donna eletta Capo di Stato in Africa, dopo due mandati non aveva cercato di cambiare la costituzione per averne un terzo e non si era attaccata alla poltrona costringendo le istituzioni ad umilianti trattative, come si è visto fare in tanti Paesi africani.  Ha normalmente fatto campagna elettorale sul fronte opposto, quello di Joseph Boakai, spendendosi in particolare per le candidate.
La prima repubblica d’Africa, fondata nel 1847 da schiavi liberati provenienti dall’America, è tormentata da gravissimi problemi sanitari (Ebola) ed economici (226° posto per PIL pro capite su 230 Paesi). Intanto, però, si è regalata una transizione democratica normale.

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/liberia-la-democrazia-mette-radici/trackback/

01 dicembre 2017

“Nel nome di Abramo”: l’edizione 2017 della rassegna letteraria Città del libro

Africa e Mediterraneo ha partecipato quest’anno alla storica rassegna culturale Città del libro, a Campi Salentina, in provincia di Lecce. Novità di questa XXII edizione (23-26 novembre 2017), la direzione artistica di Alessandro Valenti, regista e sceneggiatore, che ha impostato il programma su un tema preciso: Nel nome di Abramo. Il «padre di molti popoli» è stato preso come ispirazione in quanto «riferimento culturale fondamentale e unificante per una moltitudine di popoli praticanti le principali religioni monoteiste». E sull’incontro di scrittori e studiosi rappresentanti le diverse e difficili situazioni del mondo globalizzato si è costruito un programma ricchissimo di incontri, svoltisi secondo un programma “diffuso” nelle più belle chiese del paese. Costruiti in una pietra salentina che risplende al sole con una calda sfumatura di giallo, questi edifici hanno offerto il sontuoso barocco leccese dei loro interni come scenario un po’ straniante dei vari incontri.

Tahar Ben Jelloun, Jeannette Bougrab e Pap Khouma si scambiano libri tra un incontro e l’altro

Tahar Ben Jelloun, Jeannette Bougrab e Pap Khouma si scambiano libri tra un incontro e l’altro

Ne ricordiamo solo qualcuno, tra i numerosissimi. La fumettista e blogger italo-tunisina Takoua Ben Mohamed ha incontrato gli studenti delle scuole per parlare del suo libro a fumetti Sotto il velo, pubblicato da Becco Giallo, dove è disegnata ironicamente la sua vita di ragazza che ha scelto di indossare il velo in Italia. Esperto di mondo islamico contemporaneo, Lorenzo Declich ha presentato il suo libro Giulio Regeni, le verità ignorate. La dittatura di al-Sisi e i rapporti tra Italia ed Egitto (Alegre Edizioni, 2016). Noo Saro Wiwa, figlia del poeta e scrittore Ken giustiziato per la sua attività in difesa del Popolo Ogoni, ha partecipato a un incontro animato anche da richiedenti asilo africani ospiti nel territorio, parlando del suo rapporto con il padre e con il suo Paese di origine, nel quale è tornata dopo molti anni. Presentato come un diario di viaggio, In cerca di Transwonderland (pubblicato in Italia nel 2015 da 66th and 2nd) è stato nominato libro dell’anno dal Sunday Times nel 2012 e inserito dal Guardian tra i dieci migliori libri sull’Africa. Jeannette Bougrab, Segretario di Stato per la Gioventù nel terzo governo presieduto da François Fillon, ha delineato un quadro molto critico dell’integrazione in Europa e in Italia dove spesso, nel timore di essere definiti razzisti o politicamente scorretti, si giustificano comportamenti che vanno contro i diritti umani fondamentali, mentre i politici, in nome della pace sociale, soprattutto nelle periferie, finiscono per tollerare comportamenti delle comunità e di capi religiosi che vanno contro i principi della democrazia e i diritti delle donne.

Pap Khouma intervistato dagli studenti che hanno letto i suoi libri

Pap Khouma intervistato dagli studenti che hanno letto i suoi libri

L’autore iracheno trasferitosi a Bruxelles Ali Bader ha presentato con l’arabista Monica Ruocco Il suonatore di nuvole (Argo, 2017), il suo primo romanzo tradotto in italiano (appunto da Ruocco). Autore di libri molto critici nei confronti dell’uso politico dell’Islam e per questo proibiti in diversi stati, Bader si sta imponendo anche come commentatore politico in un Paese, il Belgio, che ha recentemente vissuto momenti difficili in relazione alla coesistenza di cittadini di origini culturali differenti. Marco d’Eramo, giornalista di grande esperienza e sociologo formatosi con Pierre Bourdieu all’École des Hautes Études di Parigi, ha conversato con il pubblico attorno al suo documentatissimo libro Il selfie del mondo. Indagine sull’età del turismo.

Sandra Federici, direttrice di Africa e Mediterraneo, ha presentato la rivista nel panel conclusivo e dialogato con diversi ospiti: Brigitte Adès, direttrice della rivista Politique Internationale; Boualem Sansal, scrittore algerino attivo nella condanna del fondamentalismo islamico e per questo soggetto a persecuzioni (col suo romanzo 2084 ha ripreso i temi di George Orwell, immaginando un mondo futuro governato dalla sharia); Pap Khouma, scrittore italo-senegalese autore del primo romanzo della letteratura migrante in Italia; Francesca Romana Paci, docente di Letteratura inglese all’Università del Piemonte orientale ed esperta di Letterature postcoloniali, e Nafissatou Dia Diouf, autrice militante e pluripremiata della nuova generazione di scrittori senegalesi.

Francesca Romana Paci, Sandra Federici e Brigitte Adès nel panel finale

Francesca Romana Paci, Sandra Federici e Brigitte Adès nel panel finale

Si è così conclusa questa rassegna ricchissima, che ha riunito nel Salento tanti autrici e autori di terre lontane, creando nuove relazioni e idee.
Il lunedì mattina, è piombata sui partecipanti e sugli organizzatori la bruttissima notizia della prematura morte di Alessandro Leogrande, avvenuta nella sua casa di Roma. Giornalista e scrittore molto attento al Sud del mondo, era stato protagonista, il giovedì 23, del dialogo con l’invitato più celebre del festival, lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun.

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/nel-nome-di-abramo-ledizione-2017-della-rassegna-letteraria-citta-del-libro/trackback/