21 settembre 2017

L’Africa e l’arte contemporanea

Paparazzi-copy
(Zemba Luzamba, Paparazzi, 2016)

Si intitola Éblouissements la quinta edizione della Biennale d’Arte di Lubumbashi che si terrà nella Repubblica Democratica del Congo dal 7 ottobre al 12 novembre 2017: bagliori, quindi, nella traduzione italiana del titolo, a indicare le brillantezze di cui è capace la creatività artistica africana. Si tratta di un titolo ricco di significato e intriso di storia, come ci dimostra uno dei pensatori più originali del continente africano, Joseph Tonda, che nel suo libro L’impérialisme postcolonial (2015) indica con éblouissements i giochi di luce e d’ombra che hanno stordito l’immaginario violento postcoloniale. L’Africa contemporanea si presta, così, a un bagliore artistico attraverso un ricco programma di mostre, spettacoli, conferenze, workshop e attività di apprendimento e sensibilizzazione che fanno di Lumbubashi una delle città africane più in movimento dal punto di vista culturale. Una vasta gamma di luoghi, tra cui il Museo Nazionale di Lubumbashi, l’Istituto di Belle Arti, la Halle de l’Etoile, Hangar Picha, sarà investita da talenti nazionali e internazionali che nutrono uno spazio ricco di connessioni e scambi proficui.

tracey
(Tracey Rose, MAQUEII, 2002)

Le tematiche affrontate sono differenti e molteplici, vanno dalle immagini provocatorie che insistono sulle politiche identitarie e di genere dell’artista sudafricana Tracey Rose ai dipinti chimici del franco-marocchino Hicham Berrada che unisce l’arte alla ricerca scientifica, e al realismo fantastico di un artista congolese come Zemba Luzamba. I processi disordinati ed eterogenei che occupano lo spazio urbano di Lumbubashi sono un’occasione per comprendere dal punto di vista critico le dinamiche sociali, economiche, culturali che agiscono nell’inconscio collettivo, e sono anche un modo per osservare le trasformazioni del continente nel sistema mondiale attuale.

berrada
(Hicham Berrada, Présage, 2007-2013, Vidéo HD issue de performance)

Per maggiori informazioni: www.biennaledelubumbashi.org

 

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/lafrica-e-larte-contemporanea/trackback/

01 settembre 2017

La World Press Photo in Sudafrica

Per la prima volta in oltre venti anni la provincia del Sudafrica KwaZulu-Natal ha il privilegio di vedere la World Press Photo (WPPh), il più grande concorso di fotogiornalismo professionale al mondo. Le fotografie vincitrici del concorso sono esposte in una mostra itinerante, la World Press Photo Exhibition che viaggia in 100 città in 45 paesi e viene visitata da un pubblico di più quattro milioni di persone.

1

Questa mostra sarà ospitata presso l’Hilton Arts Festival, l’evento artistico più importante della provincia sudafricana, che si svolgerà in parallelo al DocuFest Afric, il festival della narrazione visiva dal 15 al 17 settembre 2017. Questa mescolanza di eventi artistici, che portano il meglio della fotografia e del racconto visivo sudafricano sotto la direttiva di Africa Media Online, sono un’opportunità per far conoscere a livello internazionale la storia del continente. Al Docufest Africa, ad esempio, verrà presentato il lavoro di Jodi Bieber, l’unica fotografa sudafricana che ha vinto il premio World Press Photo dell’anno e che ha illustrato tramite la fotografia “Bibi Aisha” la situazione tragica di una giovane donna afgana con il naso e le orecchie tagliate dalla famiglia del marito. Narrazioni, come queste, servono a offrire immagini ad alto impatto emotivo e conoscitivo per agire di conseguenza nel presente su ogni piano sociale, politico ed etico. Così anche la mostra World Press Photo Exhibition 2017 promuoverà un’alfabetizzazione visiva più urgente che mai per aiutare i giornalisti, i narratori africani e il loro pubblico a capire e a rispondere alle trasformazioni del continente nel rispetto della creatività e della libera espressione.

2

Per maggiori informazioni: http://bit.ly/2xq0mWB

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/la-world-press-photo-in-sudafrica/trackback/

27 luglio 2017

Food, fashion, design: imprese creative tra Italia e Africa

rr

Più volte la moda attinge dal ricchissimo patrimonio di colori, stampe e suggestioni del continente africano. Anche il design, in particolare l’arredamento, e la cucina si ispirano ai prodotti e alle tradizioni di un intero continente che riunisce un’incredibile varietà di climi, culture, religioni. L’Africa presenta una propria esuberanza creativa e artistica, ed è terra di origine di molte persone che oggi vivono, studiano e lavorano in Italia. Per questo motivo, possono nascere opportunità di scambio interculturale e di impresa creativa. Per identificare e approfondire queste possibilità di sviluppo di modelli di business ispirati dall’incontro tra imprenditorialità e creatività italiana e africana, a Milano nasce la prima Summer School dell’Università Cattolica del Sacro Cuore “FOOD, FASHION, DESIGN: IMPRESE CREATIVE TRA ITALIA E AFRICA”, organizzata da ALTIS (Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica, ModaCult). Il corso inizia a settembre e le iscrizioni sono aperte a chiunque sia interessato a indagare, come sostiene Emanuela Mora, Direttore Scientifico della Summer School, «le ricadute socio-economiche sia sul territorio italiano, in termini di inclusione, integrazione e ricerca di nuove opportunità di business, sia nei Paesi africani, in termini di sviluppo locale e creazione di nuove attività e posti di lavoro.»

Per maggiori informazioni sulla Summer School: http://bit.ly/2rZ5rpe

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/food-fashion-design-imprese-creative-tra-italia-e-africa/trackback/

12 maggio 2017

La fotografia in Africa

L’arte e la cultura sono componenti fondamentali per lo sviluppo individuale e sociale perché sono legate alla creatività, stimolano il dialogo interculturale, influenzano il cambiamento, sostengono identità positive: questo è l’approccio di Africalia, associazione del governo belga che si occupa di sostenere la produzione culturale contemporanea in Africa.

fotografa-1
(Mustache Mupwanya, Repubblica democratica del Congo)

La stessa fotografia fa parte di questi processi perché fotografare è esprimere una visione del mondo, è mettere a fuoco la propria idea per raccontare la realtà. Ma purtroppo esistono poche scuole di fotografia in Africa. Per affrontare questa sfida, Africalia ha così organizzato a Dakar dal 13 al 17 febbraio 2017 una masterclass sul Creative Photography per rafforzare la capacità dei fotografi africani di catturare immagini che sono espressione delle loro identità e delle loro idee. Hanno presentato domanda 85 persone, tra queste sono stati scelti 15 fotografi promettenti, e il gruppo comprende anche diverse donne. Questi giovani fotografi provengono da paesi differenti dell’Africa sub-sahariana e sono stati selezionati in base alla loro motivazione, la loro storia, il loro livello tecnico e il loro punto di vista fotografico.

fotografa-2
(Gosette Lubondo, Repubblica democratica del Congo)

Ad esempio, sono molto interessanti le fotografie di Gosette Lubondo che hanno un carattere visionario e di forte impatto sociologico: esse illustrano la condizione femminile nel continente, situando le donne in uno spazio che vacilla tra assenza e presenza. La condizione dei bambini, i limiti e i sogni dell’infanzia invece sono raccontati da Mustache Mupwanya in un’ottica inquieta. Questi partecipanti hanno già una certa esperienza nel campo della fotografia, e questa formazione è stata per loro un’occasione di approfondimento per evolvere in termini di tecnica e di contenuto.

Per maggiori informazioni: www.masterclasse.africalia.be

 

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/la-fotografia-in-africa/trackback/

06 aprile 2017

La possibilità di sopravvivenza delle lingue africane

L’Africa ha un patrimonio linguistico immenso: le lingue valutate sono tra 1.250 e 2.100, ma altre stime parlano addirittura di 3.000 lingue. Molte sono lingue vivissime, parlate. La classificazione attualmente in uso presso la comunità scientifica è per lo più basata sull’opera del linguista e antropologo statunitense Joseph Greenberg “The Languages of Africa” (1963), che raggruppa la maggior parte delle lingue africane in 4 famiglie:

  • Afro-asiatiche: 374 lingue diffuse nel Nord Africa e Corno d’Africa, sono generalmente suddivise dai linguisti in 6 sottogruppi (lingue berbere, ciadiche, cuscitiche, omotiche, semitiche, lingua egiziana) e comprendono l’arabo, l’amarico, l’oromo, l’hausa.
  • Niger-Congo: questa famiglia di lingue è una delle più ampie del mondo (1532 lingue), sono diffuse nella parte più vasta dell’Africa (Africa sub-sahariana e Africa del sud) e parlate da circa l’85% della popolazione africana. I tre principali sottogruppi sono il cosiddetto gruppo Niger-Congo A, il gruppo Niger-Congo B (lingue bantu) e il gruppo delle lingue kordofaniane. Fanno parte della famiglia Niger-Congo il wolof, il fula, lo swahili, lo yoruba, l’igbo.
  • Nilosahariane: 205 lingue diffuse nell’Africa centro-settentrionale (la zona più estesa interessa il Sudan), tra il bacino del Nilo e il Sahara centrale. A questo gruppo appartengono il Luo, il Kanuri, il Masai.
  • Khoisan: sono 27 lingue distribuite principalmente nella zona del Kalahari e di alcune zone nella Tanzania. La maggior parte sono in via di estinzione, alcune sono già scomparse.

lingue

 

Ma in un continente di 55 paesi e oltre 2.000 lingue, è sconvolgente che le lingue ufficiali prevalentemente utilizzate sono lingue straniere (francese, inglese, spagnolo, portoghese). Ad esempio, il francese in Africa, secondo le stime ufficiali dell’OIF per il 2006, è parlato come lingua madre o come seconda lingua da milioni di persone: ciò fa dell’Africa il continente più francofono del mondo. Tale cifra è destinata ad aumentare fortemente nei prossimi anni, anche a causa dell’aumento della scolarizzazione e dell’uso delle lingue straniere nelle istituzioni scolastiche. La marginalizzazione delle lingue indigene lascia molte lingue africane senza un ruolo da svolgere. Una lingua, per sopravvivere, deve avere un ruolo definito nella società: infatti, ad esempio, il francese è comunemente utilizzato come mezzo di comunicazione che consente di superare le barriere culturali. Inoltre i parlanti spesso adottano una lingua diversa da quella delle proprie origini per motivi politici, economici e religiosi. Con la mancanza di un ruolo ben definito, dunque, una lingua tende ad essere meno utilizzata, e alla fine muore. Infatti, molti parlanti africani si sono spostati verso altre lingue, e molte lingue africane sono sul punto di essere in via di estinzione. Le lingue africane, comunque, possono essere non solo conservate, ma anche imparate e trasmesse alle generazioni per ragioni di varia natura, ad esempio ci sono alcuni popoli che continuano a coltivare la tradizione e a trasmettere la lingua delle origini; e ci sono diversi tentativi di tenere vive le lingue anche in contesti ufficiali come nella scuola primaria ed elementare, oppure, ad esempio, gli stessi politici spesso usano le loro lingue madri per rivolgersi ai concittadini. Ci sono anche i contesti accademici, come il Journal of West African Languages il cui scopo è pubblicare articoli e saggi sugli aspetti legati alle lingue africane, poi ci sono le Università e i corsi online o siti web come il CultureTreeTvYoruba, che è un progetto pensato da una mamma nigeriana trasferitasi nel Regno Unito, che ha deciso di far apprendere la sua lingua madre, lo yoruba, ai bambini espatriati. Tutto è partito dal desiderio che i suoi figli imparassero questa lingua per non perdere il senso di appartenenza alla loro cultura. Così tra favole, filastrocche, canzoni, si insegna una lingua straniera a un bambino. Proponiamo in questa sede un video dell’attività di questa mamma nigeriana.

 

un articolo di Roberta Sireno

Trackback url: http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/la-possibilita-di-sopravvivenza-delle-lingue-africane/trackback/