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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; traduzione</title>
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		<title>Jacques Derrida e Paul Ricoeur: il problema della traduzione e l&#8217;identità culturale</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 13:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[intercultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Jacques Derrida e Paul Ricoeur: il problema della traduzione e l’identità culturale&#8221; pubblicato sul numero 56-57 di Africa e Mediterraneo a firma di Graziella Travaglini, facoltà di Lettere e Filosofia di Urbino. L’articolo analizza il valore filosofico della traduzione attraverso le riflessioni di Ricoeur e Derrida e mostra che il problema della traduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/09/jacques_derrida-300x220.jpg" alt="jacques_derrida" title="jacques_derrida" width="300" height="220" class="alignright size-medium wp-image-687" /><strong>Presentazione dell&#8217;articolo &#8220;Jacques Derrida e Paul Ricoeur: il problema della traduzione e l’identità culturale&#8221; pubblicato sul <a href="http://www.laimomo.it/front-end/home.php?page=view&#038;c=5">numero 56-57 di <em>Africa e Mediterraneo</em></a> a firma di Graziella Travaglini, facoltà di Lettere e Filosofia di Urbino.</strong></p>
<p>L’articolo analizza il valore filosofico della traduzione attraverso le riflessioni di Ricoeur e Derrida e mostra che il problema della traduzione apre questioni che vanno al di là del senso o della verità del testo dal momento che chiama in causa la capacità di accogliere la lingua dell’altro e dunque concetti come identità linguistica, relazione culturale e interculturalismo. </p>
<p>Ricoeur e Derrida affrontano la questione della traduzione l’uno secondo un approccio <strong>ermeneutico</strong>, l’altro secondo una prospettiva <strong>decostruzionista</strong>.<br />
Per Ricoeur l’esperienza umana e le culture hanno carattere narrativo e sono quindi considerabili come costellazioni di senso la cui storia è sottoponibile all’attività del “raccontare diversamente”. La  traduzione è uno dei modelli del “raccontare diversamente”: essa consente un allargamento dell’orizzonte della propria lingua attraverso l’assunzione delle narrazioni molteplici delle altre culture. </p>
<p>Per Derrida la traduzione, essendo la legge stessa della condizione umana, vincola a dover re-inventare, nella mia lingua, quella dell’altro, e quindi a incontrare l’altro sempre e solo nel segno dell’alterità. </p>
<p>Mentre l’ermeneutica punta al dialogo e vede la traduzione come unità di due elementi, come eliminazione dell’opposizione e del conflitto, la decostruzione sospende tale mediazione. Vengono messi in questione il valore e il senso del dialogo e si ritiene piuttosto che la relazione debba consistere in una interruzione, in un’alterità.</p>
<p>Nell’articolo si sottolinea che il modo decostruzionista di intendere la lingua e la cultura umana porti con sé fraintendimenti tra lingue che solo apparentemente si comprendono, e che non possono convergere nell’unità di un consenso, perché ciascuna incontra l’altra nel luogo di un’estraneità a sé, in un inceppo della comunicazione.</p>
<p>[Immagine: Voyages Croisés, progetto di arte contemporanea e scambio tra Italia e Senegal. Disegno su foto di Gennaro Castellano, 2004] </p>
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