07 marzo 2019

Hargeysa. Una fiera del libro tra storia e cultura

Libertà, censura, cittadinanza, memoria collettiva, futuro, viaggio, immaginazione, spazi, leadership, creatività, connettività e saggezza: questi sono i vari temi esplorati dalla Hargeysa International Book Fair (HIBF), l’evento culturale più importante del Corno d’Africa, fondato nel 2008 dal noto scrittore italo-somalo Jama Musse Jama, che parteciperà con un articolo al prossimo numero di Africa e Mediterraneo dedicato all’editoria in Africa. La sede della fiera del libro è ad Hargeysa, in Somaliland, terra natia dello stesso Jama Musse Jama, che da questa terra è partito all’inizio degli anni Novanta a causa della guerra civile scoppiata tra le varie regioni della Somalia; l’edizione di quest’anno si svolgerà dal 20 al 25 luglio 2019.

fiera

L’obiettivo principale di questo evento, organizzato dalla Redsea Cultural Foundation, è promuovere il patrimonio culturale nella regione, esponendo libri locali e di autori esteri, incoraggiando così la diffusione della letteratura somala, in particolare tra le giovani generazioni. Una fiera di libri, dunque, nata dalla passione per la scrittura da parte di Jama Musse Jama, che ora vive in Italia ed è autore di diverse pubblicazioni di etnomatematica, ma anche di carattere politico, dedicate ad esempio alla situazione dei diritti umani nel suo Paese di origine. Infatti, il suo saggio “Gobannimo bilaash maaha” (La libertà non è gratis), pubblicato nel 2007, è stato premiato come miglior libro dell’anno in lingua somala dalla Somaliland Writers Association. Un altro suo libro interessante è “Cittadinanza è partecipazione”, che è stato presentato in Italia al Pisa Book Festival nel 2014, in cui racconta la difficoltà di ottenere la cittadinanza italiana e, con essa, il diritto di voto.
La fiera internazionale di Hargeysa quest’anno si concentra sul tema della convivenza pacifica con nazioni o persone diverse per religione, provenienza, lingua o cultura: un tema considerato importante per il reciproco rispetto e per superare i conflitti sociali intra e inter-statali. Infatti, il Paese ospite di quest’anno a Hargeysa è l’Egitto, che condivide con il Somaliland percorsi storici simili in quanto entrambi sono legati alla religione islamica e hanno vissuto l’occupazione turca e in seguito quella inglese nel secolo scorso, inoltre hanno conosciuto proficui scambi interculturali grazie alla loro posizione geopolitica. Scegliere l’ottica interculturale significa, quindi, assumere la diversità come paradigma di un evento che vuole essere internazionale, e quindi aperto al confronto, al dialogo e al riconoscimento delle differenze.

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23 settembre 2011

Somaliland: scoprire il patrimonio culturale del passato per costruire un futuro. Le scoperte della giovane archeologa somala Mire Sada

in: Cultura

Mire Sada è una giovane archeologa somala, fuggita dal caos della guerra civile all’età di 14 anni e costretta, da quel momento in poi, a vivere in Svezia come rifugiata. Attualmente è titolare di una borsa di studio presso il Dipartimento di Arte e Archeologia della School of Oriental and African Studies di Londra, oltre ad essere capo del Dipartimento di antichità nel territorio secessionista del Somaliland.

La giovane archeologa somala ha aggiunto una nota positiva all’attuale storia del Corno d’Africa, portando alla luce una dozzina di siti di pitture rupestri che potrebbero essere candidati per lo status di Patrimonio mondiale dell’Umanità. Portare alla luce la storia della sua patria è diventato il suo obiettivo principale, ha affermato Mire durante un’intervista rilasciata alla BBC.

Avendo vissuto a Mogadisho parte della sua infanzia, Mire ricorda chiaramente ciò che si prova a vivere in un territorio di guerra, così come il suono della prima bomba ma, nonostante ciò, aspettava con ansia il momento del suo ritorno in patria.

Il patrimonio culturale e le meraviglie archeologiche che Mire Sada e i suoi collaboratori hanno rivelato in questi ultimi anni di grandi scoperte si colmano dunque di rilevanza fortemente simbolica, soprattutto se si pensa alla storia di questo territorio, da sempre saccheggiato delle proprie risorse.

La più sorprendente delle scoperte della giovane archeologa è la vasta serie di pitture rupestri site nel piccolo centro di Dhambalin, con più di 1.000 siti che ancora devono essere inseriti sulla mappa archeologica del Somaliland.

Le pitture rupestri hanno dei colori vivaci e ben conservati nonostante si pensa risalgano a quasi 5.000 anni fa. L’Unesco non ha potuto che rilevare l’importanza che le scoperte di Mire Sada rivestono a livello internazionale ma, nonostante ciò, i siti non diverranno così facilmente patrimonio dell’umanità, per lo meno non a breve. Il Somaliland infatti, è uno stato non ancora riconosciuto dalla comunità internazionale, per questo Mari parla di “patrimonio nomade”, non riconosciuto a causa della grave situazione che ancora imperversa nel paese.

La giovane archeologa non manca di ricordare quanto sia difficile lavorare in un territorio ancora disseminato di bombe, di mine-antiuomo e di serpenti che si aggirano nei territori del sito. Ella però ribadisce con fermezza della necessità di tutelare i siti archeologici appena scoperti, fare in modo che la popolazione sia cosciente del loro valore e soprattutto, che si rimpossessi della propria storia e della propria cultura, che vive anche attraverso queste scoperte. I siti rappresentano un patrimonio di valore nazionale inestimabile, fondamentale anche durante un periodo di così grandi conflitti, soprattutto per il potenziale che da questo può provenire. Come afferma Mari, fare in modo che in questa situazione le persone sentano di possedere qualcosa e di poterla gestire, può rappresentare una grande risorsa anche per il futuro.

Per ulteriori informazioni: http://www.africareview.com

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