Presentazione dell’articolo “Sensibilità africana: le innovazioni della moda di Chris Seydou”, pubblicato sul numero 69-70 di Africa e Mediterraneo a firma di Ndiouga Benga docente di storia dell’Africa occidental presso la Cheikh Anta Diop University di Dakar.
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Lo stilista maliano Chris Seydou (1949-1994) è una figura chiave nello sviluppo dell’estetica e dell’industria della moda africana contemporanea.
La sua biografia costituisce un ponte tra l’abilità sartoriale maliana – la cui creatività è riconosciuta in tutta l’Africa Occidentale e oltre – e l’industria della moda internazionale, orientata secondo il gusto occidentale. Il lavoro di Seydou,grazie all’abilità dello stilista nel guardare ai tessuti e agli altri elementi degli abiti secondo l’ottica sia del mercato europeo sia di quello maliano, ha permesso una reciproca compenetrazione tra lo stile tradizionale dell’Africa Occidentale e la moda internazionale. Attraverso l’analisi della biografia di Seydou, del suo lavoro e dell’accoglienza che questo ha ricevuto in Africa Occidentale e in Europa, è possibile illustrare non solo le sue innovazioni ma anche la lunga storia delle innovazioni nella moda “tradizionale” africana che il suo lavoro continua.
La sua attività va poi inserita nel contesto specifico della recente storia del Mali e del periodo postcoloniale
che vede gli Stati africani conquistare l’indipendenza. Ad esempio, la più importante innovazione di Seydou, ovvero l’uso del bogolanfini (letteralmente vestito di fango), riflette sia la sua esperienza d’immigrato a Parigi che il modificarsi dell’atteggiamento della sua nazione nei confronti delle varie forme dell’arte “indigena”.
Inoltre Seydou, nel celebrare la cultura maliana e le sue arti, ha sempre respinto un certo sguardo europeo, costituito d’aspettative e fraintendimenti, circa la creatività africana.
La notorietà di questo stilista deriva non solo dall’aver introdotto tessuti africani nella moda internazionale,
ma anche dal ruolo che egli ha svolto nel promuovere la fondazione della Fédération Africaine des Créateurs, la prima organizzazione professionale che riconosce il bisogno di costituire un mercato della moda africana in Africa stessa e nella creazione di una rete per la promozione dell’industria della moda che superi i confini nazionali. Seydou è ricordato in Mali anche come figura prominente della cultura. Il suo lavoro è esposto nella mostra permanente dell’arte tessile presso il Museo Nazionale del Mali.
Come stilista, imprenditore culturale e artista, Chris Seydou, la sua vita e il suo lavoro illuminano molti aspetti della moda africana di oggi.
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Parole chiave : Mali, Moda, N69-70
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Presentazione dell’articolo “Teriya Bugu – la Capanna dell’amicizia. Un modello di turismo solidale a sostegno dello sviluppo rurale integrale”, pubblicato sul numero 69-70 di Africa e Mediterraneo a firma di Igino Schraffl, docente universitario a Roma e Reggio Calabria; senior expert volontario delle Nazioni Unite, attualmente impegnato in una missione consultiva al Ministero del turismo del Mali.
In vita, il frate francese Bernard Vanspieren (1924-2003) recatosi in Mali nel 1951, dedicò i successivi 40 anni un’attività multiforme che andava dall’agricoltura (in origine era agronomo) all’idraulica e alle energie rinnovabili, dall’igiene all’istruzione e alla promozione della donna.
La caccia era l’unico svago che Verspieren si concedeva. E durante una delle sue battute nel 1965 strinse amicizia con un pescatore dell’etnia Somono. Dai loro sogni comuni espressi nelle conversazioni nella capanna che il padre di costruì sulla riva del fiume Bani, sarebbe nato il progetto di dare vita a una fattoria modello, un’ oasi ideale che fungesse anche da laboratorio per lo sfruttamento di energie alternative. Al centro fu dato il nome della prima capanna: Capanna dell’amicizia – Teriya Bugu in lingua bambara.
Alla sua morte nel 2003, una sessantina tra i suoi collaboratori decisero di continuare l’opera, che ora è gestita da l’Association d’entraide pour le développement rural (AEDR). Nel 2005 fu deciso di aprirsi al turismo. Attualmente, il centro si presenta come una piattaforma di sviluppo sostenibile con una gamma di componenti che vanno dall’attività turistica come fonte di reddito complementare, a varie attività agricole, alla produzione di energia alternativa da fonti rinnovabili, all’erogazione di vari servizi alla comunità. La struttura turistica è costituita da una serie di casupole in muratura con bagno autonomo, aria condizionata e TV, un ristorante, un’aula seminariale, con attrezzature per manifestazioni didattiche e simili, due piscine all’aperto, attrezzature sportive.
Comprensibilmente un’iniziativa di tale complessità non poteva essere autosufficiente fin dall’inizio. Finora il centro, che ha avviato l’attività turistica solo recentemente e adattando gradualmente la struttura ricettiva, ha beneficiato di diversi tipi di sostegno o partenariato.
Teriya Bugu rappresenta, a nostro modesto avviso, un modello che andrebbe attuato ed efficacemente sostenuto non solo in Mali, ma in tutte le realtà africane in via di sviluppo e anche in altri continenti, per gli evidenti effetti positivi che ne scaturiscono in termini di attenuazione della povertà, coesione sociale, sviluppo endogeno e sostenibile, tutela dell’identità culturale, protezione dell’ambiente.
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