11 luglio 2013

Giornalismo partecipativo in Guinea Conakry

in: Media

I social network e i blog sono ormai un veicolo di diffusione rapida di notizie ed informazioni prodotte tramite il Participative Journalism. Nonostante la diffusione dei personal computer sia ancora bassa in Africa, il cellulare sta sopperendo al bisogno di “essere nei social” e a Conakry, capitale della Guinea, quasi tutti hanno un loro profilo. Twitter e Facebook sono sempre più utilizzati inoltre tra i guineani della diaspora come strumento per seguire le vicende del loro Paese d’origine.

L’Associazione italo-senegalese Assaman, fondata nel 2010 con lo scopo di diffondere le tematiche delle migrazioni e del co-sviluppo attraverso il web 2.0, ha organizzato recentemente a Conakry, in collaborazione con il network di webtv Guinée Tv1, un workshop dal tema Comunicare l’Africa con il web 2.0. Al workshop hanno partecipato 20 giornalisti di Conakry, ai quali è stata comunicata l’importanza dei nuovi media e come farne un buon uso per raccontare ad un pubblico straniero ciò che succede in Guinea. Nonostante le iniziali perplessità dei partecipanti su come si potesse trovare una notizia senza una conferenza stampa o senza essere già giornalisti, già il secondo giorno del workshop ecco farsi avanti i più intraprendenti con pezzi su argomenti legati per lo più al giornalismo sociale (lavoro minorile, mendicanti, gli effetti della stagione delle piogge, i pericoli per la salute per chi vive o lavora nelle discariche, il degrado dei grandi mercati della capitale, ecc). I frutti del lavoro dell’equipe italo guineana sono stati messi online sul sito www.guinee2013.com, “La Guinée en avant” (La Guinea guarda avanti).

Per i giornalisti guineani una nuova occasione per mettersi alla prova saranno le elezioni amministrative, rinviate dopo le tensioni tra l’opposizione e la maggioranza al 28 luglio. Riusciranno a comunicare ad un pubblico internazionale quello che veramente accade nel loro Paese senza dover passare dai media tradizionali?

(foto di Ken Harper)

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29 settembre 2009

Le seconde domande e le terze, Tiziana Ferrario intervista Frattini

La Tiziana Ferrario si è vergognata ieri sera (28 sett.) per come ha condotto l’intervista a Frattini durante il TG1 delle 20. Faceva le cosiddette “prime domande” ma non le “seconde” e le “terze”, che i maestri di giornalismo considerano quelle importanti.

Prima domanda della giornalista: “Ministro ci parli della sua adesione alla campagna AGIRE“. Risposta: “Vogliamo aiutare i popoli di Eritrea Somalia e Sudan, perché il loro futuro è anche il nostro, dobbiamo tendere una mano, facciamo già tantissimo e dobbiamo fare di più!”

La seconda domanda di una giornalista in situazione normale sarebbe dovuta essere: “Ma come può essere coerente quello che ha appena detto con i tagli alla cooperazione allo sviluppo del suo Ministero di 411 milioni: il 56% rispetto al 2008?”

E la terza: “Ma come fa a parlare di mano tesa dopo che ha difeso con entusiasmo i respingimenti dei disperati in mare voluti dal ministro Maroni?”

La Ferrario non ha nemmeno fatto la domanda diplomatica su Michelle Obama definita “abbronzata” da Berlusconi. Non ha voluto, o potuto. Però si è vergognata. Si è capito perché ha concluso con una specie di triste auto-giustificazione: “ci sarebbero tante cose da chiedere, non c’è tempo, salutiamo il Ministro Frattini…”

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