05 agosto 2020

L’arte digitalizzata. I fumetti africani in una mostra virtuale

Realizzare una mostra virtuale non è un processo semplice: le scelte progettuali devono scaturire da un’analisi attenta delle modalità espressive, dell’architettura e dei linguaggi in modo da creare percorsi narrativi accessibili ai diversi gruppi di utenti. Una mostra virtuale consiste in un ipertesto multimediale pubblicato sul web, in cui gli oggetti digitali sono collegati fra loro da nessi evidenti e resi fruibili attraverso le potenzialità offerte dalla tecnologia. Sempre più frequentemente i soggetti culturali ricorrono a questo tipo di forme espositive, che escono dai parametri spazio/temporali reali per collocarsi all’interno di piattaforme web. È il caso della Afropolitan Comics, una mostra virtuale che presenta caratteristiche originali ed inedite, e che fa parte del programma del National Arts Festival che si è svolto online dal 25 giugno al 5 luglio. La mostra, ancora visitabile sul sito, presenta il lavoro dei principali artisti di tutto il continente africano, e ruota intorno a tre temi principali: “Autobiografia”, “Eroi e storia” e “Folklore e il futuro”; e conterrà le opere dei maggiori artisti di fumetto, tra i quali gli artisti sudafricani Loyiso Mkize (che ha disegnato il poster della mostra) e Luke Molver, l’artista nigeriano Tayo Fatunla e l’artista camerunese Rene Dibussi.

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Concepita all’interno dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia, quest’esperienza multimediale innovativa è stata realizzata dal The French Institute of South Africa (IFAS) in partneriato con Cité internationale de la Bande Dessinée et de l’image. La parte relativa ai fumetti sudafricani è stata curata da Tara Weber, curatrice della Johannesburg Art Gallery e dal fumettista Raymond Whitcher, mentre la parte dedicata ai fumetti degli altri paesi del continente è stata gestita dal consulente scientifico della Cité Jean-Philippe Martin e dalla fumettista e regista Joelle Epèe Mandengue. Il progetto creativo e digitale è stato sviluppato dallo studio Cher Ami.

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L’insieme delle percezioni sensoriali ed emotive provocate dalla partecipazione a una mostra “fisica” non potrà mai essere sostituito da un’alternativa sul web, tuttavia l’esperienza virtuale può essere un’opportunità di apprendimento e arricchimento della conoscenza, in particolare se si è fruitori attivi della proposta espositiva. Queste esperienze realizzate con linguaggi informatici stanno assumendo sempre più una rilevanza istituzionale: musei, archivi, biblioteche e istituzioni culturali vi fanno ricorso. Anche Africa e Mediterraneo in collaborazione con Lai-momo ha realizzato una grande collezione di fumetti, disegni e illustrazioni di autori africani che, dopo un lungo e scrupoloso lavoro di catalogazione, è stata digitalizzata e resa disponibile online per appassionati e addetti ai lavori sul sito http://www.africacomics.net/.
Queste esperienze vanno considerate perciò come un’importante attività creativa da sostenere per la crescita futura: le opere digitalizzate possono diventare protagoniste del discorso culturale.

Per maggiori informazioni sulla mostra: http://www.ifas.org.za/

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16 ottobre 2013

Un secolo di immigrazione a fumetti: a Parigi la mostra “Albums”

Al Musée de l’histoire de l’immigration di Parigi è stata appena inaugurata la mostra Albums – Bande dessinée et immigration. 1913-2013, che sarà aperta al pubblico fino al 27 aprile 2014.

Con più di cinquecento opere in esposizione tra carte e documenti originali, tavole, bozzetti, film di animazione, interviste video e  fotografie, la mostra prende in considerazione il fenomeno migratorio visto attraverso l’arte di 117 fumettisti.

Il percorso comincia da Goscinny e Uderzo, padri dell’eroe nazionale Asterix, che hanno avuto entrambi una storia di migrazione e finisce con gli autori africani residenti in Francia come rifugiati politici.

Anche un po’ di Africa e Mediterraneo sarà a Parigi, tra le opere esposte infatti vi segnaliamo:

  • alcune tavole originali di Une éternité à Tanger di Eyoum Ngangué e Fustin Titi (Africa e Mediterraneo, 2004);
  • la proiezione su schermo della storia Le voyage di Paul Assako Assako, tra i vincitori del premio Africa e Mediterraneo 2007/2008.

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08 ottobre 2013

Inizia oggi il Festival Internazionale del Fumetto di Algeri

Il fumetto africano, o meglio l’identità africana dei fumetti ha una storia relativamente recente. Fino all’Ottocento i fumetti che si ritrovavano nelle colonie in Africa provenivano prevalentemente dai paesi colonizzatori, come la Francia. Ciò nonostante, il fumetto africano oggi non può essere ridotto alla semplice colonizzazione culturale da parte di paesi occidentali, nonostante ci sia come dappertutto uno scambio e un interesse per il fumetto europeo (Gulp!… un fumetto africano? di Massimo Repetti).

A dimostrazione di una sempre maggiore vitalità nella scena del fumetto africano, segnaliamo il Festival International de la Bande Dessinée d’Alger, giunto quest’anno alla sua sesta edizione. Il festival è aperto ad artisti di tutto il mondo ma costituisce attualmente una vetrina molto importante per gli autori africani. Tra gli artisti selezionati per il concorso legato al festival troviamo 13 autori che in passato hanno partecipato ad Africa Comics, il progetto di Africa e Mediterraneo per la promozione e la diffusione del lavoro dei fumettisti africani in Europa.

Congratulazioni a:

Benjamin Kouadio

Ndrematoa

Japhet Miagotar

Albert Tshisuaka

Al’Mata

Aimé Guigma

Kaboré Timpousga

Landry Kamdem

Jérémie Nsingi

Joshua Okoromodeke

Didier Viodé

Kokouvi D. Anthony

Asimba Bathy

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20 maggio 2011

Intervista all’autore di fumetti Magdy El-Shafee

Ho conosciuto il fumettista egiziano Magdy El-Shafee, l’autore della prima graphic novel in arabo, dal titolo Metro, alle giornate “Un mondo fatto a strisce” organizzate dall’università L’Orientale di Napoli. Ero curiosa di conoscerlo perché nel 2005 Magdy aveva partecipato al nostro Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano. La busta con il suo fumetto era stata bloccata in dogana a lungo e nonostante il nostro interessamento alla fine era arrivata dopo che la riunione della giuria si era già svolta. Ma la sua storia, sui rifugiati provenienti da paesi africani in guerra, era piaciuta molto in redazione e così lo avevamocontattato chiedendogli se voleva essere pubblicato nel catalogo delle migliori storie o passare all’edizione successiva.

Lui aveva optato per la pubblicazione e così la sua storia è entrata nel catalogo 2005-2006 del Premio Africa e Mediterraneo.

Nei giorni della rivoluzione egiziana il quotidiano La Repubblica ha pubblicato alcuni suoi disegni. La sua graphic novel Metro è ambientata al Cairo e parla di Shihab e Mostafa, due giovani che, bloccati da corruzione e banche nella loro attività imprenditoriale nel settore dell’informatica, rapinano una banca.

Nel fumetto si parla qua e là di manifestazioni, mentre viene raccontata come episodio chiave nella vita del protagonista una manifestazione finita con l’uccisione di diversi manifestanti da parte di picchiatori professionisti pagati dal regime. Leggendo ora questa storia, si possono riconoscere quegli elementi di disagio sociale e di insofferenza giovanile che sono stati raccontati come motivazioni durante la rivoluzione di gennaio-febbraio 2011.

Ho fatto a Magdi qualche domanda.

Che formazione hai avuto e come sei arrivato al fumetto?

Ho studiato farmacia ma ho sempre letto fumetti. Da bambino amavo i fumetti come Superman e Tin Tin, e ho sempre disegnato. Poi da ragazzo ho scoperto Hugo Pratt tradotto in arabo e mi ha conquistato, perché i suoi erano eroi complicati che facevano anche cose sbagliate. Leggevo le riviste Charlie mensuel [ndr: Charlie è la rivista francese analoga al nostro Linus, ma nata dopo 4 anni] e Hara Kiri. Mi piaceva tanto l’autore Golo, in queste riviste francesi, e un giorno nel 2000 scoprii al Cairo una mostra proprio sua, e questo mi diede una spinta ulteriore a dedicarmi al fumetto.

Il personaggio del lustrascarpe, amico del protagonista, una delle vittime dell’ingiustizia sociale.

Nel 2003 ho seguito un workshop di fumetto alla American University del Cairo e cominciato a pubblicare la serie “Yasmin & Amina” su Alaa’Eddin, supplemento settimanale dell’importante quotidiano Al-Ahram. Nel 2005 ho iniziato a collaborare con el Dostour, una testata liberale, fino alla sua chiusura da parte del governo.

Nel frattempo avevo cominciato a lavorare alla storia di Metro, ma non concludevo, andavo avanti lentamente. La partecipazione al vostro Premio Africa e Mediterraneo, con la selezione della mia storia per la pubblicazione, mi ha dato una grande spinta. Ho mostrato il catalogo al critico El-Labad, che mi seguiva, e che mi disse: adesso devi finire il tuo fumetto e pubblicarlo!

Il tuo fumetto fa capire molto delle cause della rivoluzione egiziana.

Avevo l’idea da tanto tempo di parlare del fatto che le persone si sentivano senza speranza, senza vie di uscita, perché non pensavano che si potesse cambiare la situazione.

Le immagini più “hot” del fumetto Metro, la scusa per censurarlo.

L’ingiustizia sociale in Egitto è tremenda. E così nel 2007 ho finito il fumetto e in gennaio 2008 è uscito con un piccolo editore, Dar El Malameh, non molto forte nella distribuzione. E’ stato stampato in un migliaio di copie. Poi ci fu uno sciopero lanciato dagli attivisti on line attraverso facebook, che ebbe un grande successo ed era la prima volta in cui i social network dimostravano di saper muovere le persone dal basso. Questo evento aumentò arresti e sospetti e anche casa mia fu perquisita. Fui minacciato e il libro fu sequestrato. Raccolsero tutte le copie che erano in giro. Ne avevamo vendute circa 700 copie su 1000. E fui denunciato per avere inserito scene “pornografiche” e personaggi somiglianti a uomini politici reali.

Dopo 2 anni di processo io e l’editore fummo condannati a pagare una multa.

La censura è stato forse lo spunto di un grande successo, il fumetto è stato pubblicato in Italia e ora è in uscita negli USA. Disegnerai un’opera sulla rivoluzione egiziana?

In Italia il libro è uscito con Il Sirente, mentre negli stati uniti stiamo pubblicando con Metropolitan Books. Durante le manifestazioni pensavo: devo scrivere una graphic novel sulla rivoluzione, ma ora invece sono completamente senza ispirazione, per ora mi sento di non fare niente, perché non si capisce ancora come finirà. Dobbiamo digerire tutto quello che è successo, e capire come si evolverà la situazione.

Che ci dici della situazione dell’Egitto?

Ciò che è stato fatto in Egitto è stato fatto da amici, da studenti, ed è stato frutto dell’esistenza di Internet, di una cultura sempre più aperta e partecipativa. Adesso dobbiamo andare verso una lotta finale, una corsa finale, per completare il processo. C’è stata la rivoluzione che è stata come una scintilla, ma le prossime elezioni saranno cruciali perché quello che abbiamo fatto non ci venga rubato. I partiti a sfondo religioso sono molto organizzati, e se durante la fase della rivoluzione non sono stati dominanti, perché la spinta era democratica, laica e plurale, ora si stanno muovendo e possono appropriarsi di quanto abbiamo realizzato noi.

Noi invece vogliamo un Egitto per tutti gli egiziani e non per una sola corrente politica o religiosa.

Sandra Federici

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01 luglio 2010

Teatrino dei media

Nouvelle imageIeri cercando notizie su un festival in Benin ho trovato questa immagine, realizzata dall’Associazione dei fumettisti beninesi Bénin-Dessin, in occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa.

E’ una rappresentazione del panorama mediatico beninese, un paese dell’Africa occidentale abbastanza stabile e democratico.

La metto qui sul blog, senza tanti commenti, perché mi ha ricordato immediatamente qualcos’altro, soprattutto per l’allegria e l’impegno delle tre marionette nel suonare qualcosa di allegro, celebrativo e rassicurante…

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