14 settembre 2021

Prendersi cura dei fragili per curare il pianeta: il primo giorno della International School on Migration affronta il tema della giustizia sociale

Venerdì 10 settembre si è tenuto il modulo inaugurale della International School on Migration 2021 dedicata agli aspetti sociali della transizione ecologica. L’evento, aperto da Andrea Marchesini Reggiani – direttore del comitato organizzativo, esperto di sostenibilità e presidente della cooperativa Lai-momo – ha visto la partecipazione di Elly Schlein, Vice Presidente della Regione Emilia-Romagna, un punto di riferimento per chi si occupa di diritti umani e della migrazione.

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Quattro ospiti hanno partecipato a questa prima giornata, finalizzata a introdurre i temi della Scuola, con particolare attenzione ai rapporti Europa-Africa. La sessione mattutina dei lavori è stata moderata da Sören Bauer, direttore del think tank Revolve Circular, un’associazione austriaca che promuove l’economia circolare, con particolare attenzione all’Africa. Bauer ha presentato Grammenos Mastrojeni, Vicesegretario dell’Unione per il Mediterraneo, che ha parlato di migrazione e cambiamento climatico. Mastrojeni ha discusso soprattutto dei rapporti causali che collegano migrazioni umane e stress ambientale, spiegando che le crisi hanno impatti più violenti sulle zone socialmente fragili dove la sopravvivenza dipende in modo diretto dal mantenimento degli equilibri ambientali. Ha dunque enfatizzato la necessità di immaginare la transizione ecologica come un’operazione sistemica in cui la difesa dei diritti umani è una componente imprescindibile dei programma di sviluppo sostenibile. Il principio che “i muri non funzionano” – per citare Mastrojeni – è stato ripreso da Marta Foresti, direttrice del think tank ODI Human Mobility Initiative Europe e seconda ospite della mattinata. Foresti ha spiegato che bisogna integrare sviluppo e migrazione attraverso policy di gestione adeguate alla situazione eccezionale in cui flussi consistenti di persone si muovono sulla spinta di fenomeni ambientali catastrofici. In particolare, Foresti ha portato l’esempio di alcune iniziative transcontinentali e pratiche di comunità lanciate da attori non governativi e da sindaci di singole città che sviluppano sul campo misure di resilienza e adattamento urbano. Interdipendenza, cooperazione, solidarietà e diritto a un’esistenza dignitosa sono state anche le parole chiave della sessione pomeridiana, moderata da Giovanni Bettini, docente del centro per le “International Development and Climate Politics” dell’Università di Lancaster. Gli speaker sono stati François Gemenne, direttore dell’Osservatorio Hugo sul Cambiamento Climatico e la Migrazione presso l’Università di Liegi, e Nisreen Elsaim, Coordinatrice del Gruppo di giovani consiglieri attivisti per il cambiamento climatico delle Nazioni Unite. Gemenne ed Elsaim hanno posto l’accento sull’impatto negativo delle narrazioni mainstream sui legami tra cambiamento climatico e migrazione sulla percezione della portata sistemica e globale del fenomeno. Ancora una volta, i loro interventi hanno fatto emergere l’importanza di pensare la transizione come ambientale e sociale allo stesso tempo, un impegno da attuare nel presente per garantire a tutti un domani più giusto, prospero e inclusivo.
Ogni intervento è stato seguito da un lungo dibattito che ha coinvolto la platea di partecipanti provenienti da diversi paesi europei e africani che si sono poi incontrati in forma virtuale anche sabato 11 settembre per partecipare alla prima sessione del programma di formazione sulla Valutazione di Impatto Sociale condotto da Ashoka Italia.

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Taking care of the vulnerable to take care of the planet: the first day of the International School on Migration tackles social justice

The opening day of the International School on Migration 2021 took place last Friday, 10 September. The event, which looks into the social dimension of the environmental transition, was opened by Andrea Marchesini Reggiani – head of the organizing committee, sustainability expert, and president of Lai-momo cooperative – and Elly Schlein, Vice President of Emilia-Romagna region and an advocate of human rights.
Four speakers took the floor during the engaging first module on Europe-Africa relations that laid down the foundational notions of the four-module educational initiative. The morning session was moderated by Sören Bauer, head of Revolve Circular, the Austrian not-for-profit media think tank that creates knowledge on the circular economy with a focus on Africa. Bauer introduced Grammenos Mastrojeni, Deputy Secretary of the Union for the Mediterranean, who talked about migration in the context of our ongoing environmental disruption. Mastrojeni pointed to the causal and reciprocal relationship between increased human mobility –  what he says is wrongly labeled “climate migration” – and environmental stress, explaining that crisis hits harder in socially-fragile areas where survival is directly dependent on ecosystem balance. He thus stressed the need to address the green transition as a systemic operation rooted in the knowledge that human rights are at the heart of sustainable development. Mastrojeni’s uncompromising statement that “walls do not work” was taken up by Marta Foresti, director of ODI Human Mobility Initiative Europe. Foresti talked about the need to integrate development and migration in the framework of inadequate European management policies, focussing on the positive example of non-state actors and the mayors of individual cities developing resilient strategies to adapt to fast urban changes. Interdependence, cooperation,  solidarity, and the right to a dignified existence were also the keywords of the afternoon session moderated by Dr. Giovanni Bettini, who teaches at the International Development and Climate Politics center at Lancaster University. The speakers were François Gemenne, director of the Hugo Observatory on Climate Change and Migration at Liège University, and Nisreen Elsaim, Chair of the United Nations’ Youth Advisory Group on Climate Change. Gemenne and Elsaim highlighted the need to change the narrative on climate change and migration in favor of a clear claim that environmental justice is social justice and that achieving social justice in the presence is an insurance for a more inclusive, prosperous, and equitable tomorrow.
The presentations generated a lively debate involving participants from several African and European countries, who convened again on Saturday 11 September to attend Session 1 of our training programme on Social Impact Assessment led by Ashoka Italia.

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12 agosto 2021

Le misure europee di sostegno alla migrazione professionale

Si stima che nei prossimi anni diseguaglianze socio-economiche, cambiamento climatico e conflitti provocheranno un aumento significativo dei flussi migratori in diverse aree del pianeta, Europa inclusa. Mentre il nostro continente si prepara alla transizione ecologica, l’impatto della migrazione sullo sviluppo sostenibile non va sottostimato. I migranti rappresentano già una porzione significativa del tessuto sociale europeo, a cui contribuiscono come lavoratori, cittadini e consumatori, eppure la prospettiva dominante sulla migrazione è quella di un fenomeno da contenere e sottoporre a misure di sicurezza.

L’emergenza sanitaria del 2020 ha dato risalto al ruolo fondamentale dei migranti nell’assicurare servizi essenziali, come quelli legati alla salute e al cibo, che spesso diamo per scontati. La pandemia ha fatto emergere le inter-dipendenze planetarie che rendono il benessere una merce di immenso valore, ma altrettanto rara. Questi stessi lavoratori essenziali sono infatti anche i più vulnerabili perché sono tra le categorie maggiormente a rischio di trovare occupazioni formali e precarie che non concedono un reddito stabile e sicuro, né forme di protezione sociale.

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Dato il declino demografico pressoché inarrestabile, l’Europa è destinata a diventare sempre più dipendente dai lavoratori stranieri per colmare le mancanze del mercato del lavoro e preservare la propria competitività. L’Africa, in particolare, è stata identifica come fornitrice principale di manodopera. Il Patto Europeo sulla Migrazione [https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_1706], pubblicato alla fine del 2020, pur se criticato dalle organizzazioni della società civile per la scelta di continuare a dare priorità alla prevenzione degli arrivi e all’organizzazione dei ritorni e respingimenti, include alcune revisioni ai programmi di migrazione per lavoratori qualificati e tratteggia (seppur in modo ancora vago) la creazione di Talent Pool e Talent Partnership per attrarre questo tipo di manodopera. Queste iniziative sembrerebbero proseguire nel solco della Mobility Partnership Facility [https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/international-affairs/global-approach-to-migration/mobility-partnership-facility_en] con cui singoli paesi europei possono creare accordi bilaterali di cooperazione con paesi esteri e acquisire professionisti di medio livello [https://www.cgdev.org/blog/eu-migration-pact-putting-talent-partnerships-practice]. Ulteriori passi in questa direzione sono previsti anche dall’Agenda 2030. Diversi obiettivi di sviluppo sostenibile [https://sdgs.un.org/goals] – i cosiddetti SDG (sustainable development goals) – fanno riferimento alla migrazione, prevedendo misure per facilitare la mobilità umana regolare (10), ridurre il lavoro precario e porre fine allo sfruttamento (8), e incrementare il sostegno ai paesi in via di sviluppo che vogliano avviare azioni di capacity building (17). 

Tuttavia, queste proposte hanno scopi limitati e non sembrano concentrarsi sull’impatto della migrazione su settori quali la sanità, la convivenza urbana, la protezione sociale, la cittadinanza, il genere, né tengono conto delle enormi differenze in termini demografici, di competenze professionali, di accoglienza etc, tra paesi di origine e paesi di destinazione della migrazione. Per ultimo, le iniziative menzionate sembrano riguardare solo persone qualificate, e non i lavoratori privi di qualifiche e conoscenze. Quale sarà il posto di questi ultimi nel nuovo framework europeo sulla migrazione che cerca un nuovo equilibrio tra responsabilità e solidarietà? La prossima edizione della International School on Migration [https://www.migrationschool.eu/] affronterà questi interrogativi, esplorando possibili soluzioni per fare in modo che la transizione ecologica non lasci nessuno indietro.

 

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European labour migration policies 

 

In the next decades climate emergencies, conflict, and socio-economic inequalities will trigger massive migration flows across the planet, including towards Europe. As the continent works to achieve its green goal, the impact of migration on sustainable development cannot be underestimated. Migrants already make up a significant portion of Europe’s population, contributing to its growth as workers, citizens, and consumers. And yet, the general perspective on migration presents it almost only through the lens of containment and security.  

The crucial role of migrant workers came to the fore during the COVID pandemic of 2020, when their efforts in essential sectors, like health care and the food industry, put a face on some of the taken-for-granted services we are so dependent on. The emergency spotlighted the invisible planetary interdependencies that make well-being a valuable, but also rare commodity. These same crucial workers are however also extremely vulnerable in that, as a category, they are most at risk to work informally and precariously, without the security of a stable and decent income and no access to social protection.

As Europe’s demographic decline continues, the continent will become increasingly dependent on foreign labor to fill its market gaps and preserve competitiveness. Africa, in particular, has been singled out as a key supplier of skills. The EU Migration Pact [https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_1706], released in 2020, although criticised by civil society organizations for the choice of prioritizing preventing arrivals and organizing returns and deportations, includes revisions to skilled migration schemes and outlines (only vaguely, so far) the establishment of a Talent Pool and Talent Partnerships to attract skilled professionals. The latter seem to follow in the footsteps of the Mobility Partnerships Facility [https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/international-affairs/global-approach-to-migration/mobility-partnership-facility_en], which sets up bilateral cooperation projects between individual European and non-European countries focusing on mid-level professions [https://www.cgdev.org/blog/eu-migration-pact-putting-talent-partnerships-practice]. Another step in this direction is envisioned in Agenda 2030. Several SDGs mention migration, setting out to facilitate regular human mobility (10), curb precarious employment, end exploitation and child labor (8), and enhance capacity building support in developing countries (17). 

However, these proposals have a limited scope that does not address the impact of migration on sectors like health, urbanisation, social protection, citizenship, and gender, nor does it take into account the huge differences between origin countries and countries of destination in terms of demographic trends, skills, hospitality, etc. Finally, migration seems to be restricted to skilled and educated individuals, but what about unskilled or semi-skilled workers? How will they fit into the development framework of a continent seeking a new balance between responsibility and solidarity? The forthcoming edition of the International School on Migration [https://www.migrationschool.eu/] will address these questions and explore solutions to ensure that the green transition leaves no one behind.

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24 giugno 2021

Gli aspetti sociali del Green Deal europeo

Il Green Deal europeo indica il 2050 come data ultima per raggiungere la neutralità climatica in Europa. Cosa significa? Fermare il cambiamento climatico e conquistare la sostenibilità ambientale e sociale richiedono una vera e propria rivoluzione del nostro stile di vita. Alla base di questa transizione c’è un progetto di sviluppo sostenibile alimentato dall’economia circolare, un modello di crescita che restituisce al pianeta più di quanto prende. Questo si traduce in un insieme di iniziative volte a controllare l’inquinamento, ridurre le emissioni di gas serra e minimizzare la dipendenza dalle risorse non rinnovabili con l’obiettivo di attuare pratiche verdi e rigenerative di produzione e consumo e preservare in questo modo la biodiversità – il nostro capitale naturale.

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L’obiettivo finale è passare a un’economia dematerializzata che applica soluzioni innovative e sviluppa relazioni più strette con i consumatori tramite strumenti digitali come i big data, l’intelligenza artificiale e l’Internet delle Cose. L’Action Plan sull’Economia Circolare prevede che il patto verde abbia effetti positivi diffusi sulla qualità della vita, promuovendo inclusione e prosperità sociale “a condizione che i lavoratori acquisiscono le competenze necessarie per la transizione verde”. Ma tutti i cittadini e le cittadine che vivono in Europa sono pronti/e a fare questo passo? Mentre alcuni settori della popolazione si adatteranno facilmente ai cambiamenti che ci aspettano, altri probabilmente resteranno indietro. Si tratta delle frange dei meno preparati e degli emarginati, inclusi i migranti, che hanno già un accesso limitato al mercato del lavoro. L’economia sociale promossa dal Green Deal rifletterà la capacità dell’unione e delle autorità locali di attuare policy di supporto, solidarietà e cura di queste soggettività vulnerabili. Su questo lavoreranno docenti e partecipanti alla International School on Migration di settembre, sviluppando una lettura critica delle policy proposte per proporre soluzioni a sostegno di una crescita realmente inclusiva per tutti. https://www.migrationschool.eu/

La transizione deve infatti essere accompagnata da politiche solide di sostegno sociale. Le azioni da attuare dovranno combattere la disuguaglianza e la polarizzazione, sia in termini di possibilità che di condizioni delle persone, rese ancora più urgenti dal passaggio al digitale reso necessario dalla pandemia. Consentire a tutti/e di acquisire le competenze e abilità per partecipare all’economia non lineare è uno dei punti fermi del percorso verso un futuro sostenibile. Per raggiungere questo obiettivo, l’Europa intende adottare un nuovo Patto per le Competenze e una “Skills Agenda”. Per saperne di più su questa strategia di economia sociale visita questo link: https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/economy-works-people_en

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The social side of the European Green Deal

 

The European Union set 2050 as the deadline to become the first climate-neutral continent. What does it mean, in practice? Halting climate change will require a revolution of our way of life and a vision of sustainability that has environmental and social goals. The building blocks of the European Green Deal are sustainable development and a circular economy model that gives back to the planet more than it takes. This translates into a set of actions targeted at controlling pollution, reducing gas emissions, and minimising dependency on non-renewable materials, in order to implement cleaner and regenerative practices of production and consumption that preserve Europe’s biodiversity – its natural capital.

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The final objective is moving towards a dematerialised economy of new relationships with consumers and innovative solutions powered by digital technologies like big data, artificial intelligence, and the Internet of Things. The Circular Economy Action Plan envisions that the Green Deal will have positive widespread effects on quality of life, fostering inclusion and prosperity, “provided that workers acquire the skills required.” Indeed, are Europeans fit for this? Whereas sectors of the population will easily adapt to the changes ahead, others will most likely be left behind. These are the culturally-disempowered, the migrants, the uneducated that already have limited to no access to the labour market due to low qualifications. The social economy that will grow out of the Green Deal will reflect whether Europe will be able to implement policies of care and support of its vulnerable subjects. The speakers and participants of the forthcoming International School on Migration will look critically at Europe’s green policies, elaborating solutions in support of a truly inclusive growth for all. https://www.migrationschool.eu/

The transition must be accompanied by solid social policies. Actions will have to be aimed at combating inequalities and polarization of people’s possibilities and conditions, which have become even more urgent in the light of the switch to digital accelerated by the pandemic. Developing skills and abilities to bring everyone up to date with the functioning of the non-linear economy is a mandate of the path to a sustainable future. To meet these goals the Union will implement an updated Skills Agenda, a new Pact for Skills, and the Action Plan for Social Economy. Read more about Europe’s plan for the social economy at this link: https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/economy-works-people_en

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