25 gennaio 2019

Emilia Romagna. Imprese e imprenditori migranti

Cresce il numero di imprenditori immigrati in Italia: a rivelarlo è il quinto Rapporto Immigrazione e Imprenditoria curato dal Centro Studi IDOS, che ha analizzato l’andamento in tutto il Paese. Sono state inoltre realizzate delle schede per osservare le caratteristiche che il fenomeno assume in ciascuna Regione e Provincia Autonoma. La redazione di queste schede rientra nella campagna di informazione promossa nell’ambito di “Voci di confine”, progetto cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo, con capofila Amref e con il Centro Studi e Ricerche IDOS partner insieme a una rete di ulteriori enti e associazioni, tra le quali Africa e Mediterraneo.
I dati presentati nella scheda informativa relativa all’Emilia Romagna rivelano un tessuto economico in continua espansione: è una delle regioni con la più alta presenza di imprese con titolari di origine straniera (8,8% del totale). I dati osservano la prevalenza di imprenditori originari della Cina (12,0%), del Marocco (12,0%) e dell’Albania (11,5%). I principali poli di concentrazione sono le Province di Bologna (20,4%), Reggio Emilia (16,6%) e Modena (15,5%). I settori principali del lavoro imprenditoriale sono l’edilizia, il commercio e la manifattura.

Riportiamo qui di seguito tutti i dati dell’Emilia Romagna:

Sono quasi 52mila le attività di stampo imprenditoriale gestite da lavoratori di origine immigrata in Emilia Romagna, un numero in continuo aumento, pari a 1/9 di tutte le imprese registrate all’inizio del 2018 nelle Camere di Commercio locali (11,3%), una delle incidenze più elevate tra le Regioni italiane. Lo stesso valore si attesta infatti al 9,6% a livello nazionale e al 10,3% nell’intero Nord Est, dove nell’insieme operano quasi 120mila imprese condotte da immigrati, un quinto (20,4%) di tutte quelle conteggiate nel Paese (587mila).
In tutto il Nord Est, l’Emilia Romagna ne raccoglie la quota più elevata (quasi i due quinti 43,1%), distinguendosi anche sul piano nazionale come una delle regioni con la più alta presenza di imprese e imprenditori di origine straniera (8,8% del totale), preceduta solo da Lombardia, Lazio e Toscana.
Come a dire che la tradizionale diffusione nel contesto economico-produttivo locale dell’auto-impiego e dell’auto-imprenditorialità ha funzionato (e continua a funzionare) come un fattore di stimolo anche per i percorsi di inserimento dei lavoratori immigrati, che – anche in tempi di crisi – guardano al lavoro autonomo come a una possibilità di riscatto, contribuendo così a bilanciare il problematico andamento generale. Nel corso degli ultimi cinque anni (2012-2017), le imprese emiliano-romagnole gestite da lavoratori nati all’estero sono aumentate di oltre un ottavo (+13,2%), e del 2,7% solo nell’ultimo anno, mentre tra le restanti aziende, condotte da lavoratori autoctoni, si è registrato un calo del 4,3%, e dell’1,1% nel 2017.
In circa 3 casi su 4 si tratta di imprese a carattere individuale. I dati di Infocamere attestano infatti la presenza di quasi 462mila immigrati titolari di ditte individuali in tutta la regione, donne per oltre un quinto (22,5%). Guardando al dettaglio dei Paesi di origine, i dati attestano la prevalenza di lavoratori originari dalla Cina (12,0%), dal Marocco (12,0%) e dall’Albania (11,5%), tre collettività che da sole raccolgono oltre un terzo di tutti i piccoli imprenditori registrati in Regione. Segue con una quota simile la Romania (10,3%) e, quindi, la Tunisia (6,9%) e il Pakistan (4,6%), considerando i quali si arriva a coprire quasi il 60% del totale.
La distribuzione sul territorio regionale evidenzia come principali poli di concentrazione le Province di Bologna (20,4%), Reggio Emilia (16,6%) e Modena (15,3%). A seguire Parma (9,9%) e Ravenna (9,3%), Rimini (8,4%) e Forlì-Cesena (7,4%), Piacenza (6,7%) e Ferrara (6,0%).
A livello regionale prevale, seppure di misura, l’inserimento nell’industria (49,2% vs il 32,8% calcolato a livello nazionale), mentre i servizi si attestano al 47,1% e l’agricoltura all’1,5%. Il dettaglio delle singole province e dei diversi comparti di attività rivela l’influenza dei tessuti economico-produttivi locali (anche) sull’imprenditorialità degli immigrati, attestando di riflesso anche la loro capacità di leggere ed adattarsi ai sistemi socio-economici di riferimento. Così l’industria arriva a raccogliere oltre i due terzi degli immigrati titolari di una ditta individuale a Reggio Emilia (68,1%) e oltre la metà a Piacenza (53,1%), Modena (51,4%) e Parma (50,5%); il terziario prevale a Bologna (57,0%), Ferrara (56,6%), Rimini (56,3%) e Ravenna (51,0%); l’agricoltura è relativamente più diffusa tra i piccoli imprenditori immigrati nel parmense (2,8% del totale).
In tutti i casi a trainare l’inserimento nel settore primario è l’edilizia (39,1% sul piano regionale e 53,1% a Reggio Emilia), seguita dalla manifattura (10,1% in Emilia Romagna e 17,5% a Modena), mentre nei servizi si evidenzia il protagonismo del commercio (25,5% a livello regionale e 36,1% a Rimini), seguito dalle attività di alloggio e ristorazione (7,1% in regione e 10,1 a Ferrara).

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17 aprile 2015

Oggi a scuola si parla di immigrazione… e di Facebook!

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Questa settimana si è concluso il workshop sull’informazione partecipativa con i social media con la 5G del liceo Minghetti di Bologna. Il workshop rappresentava la tappa finale del progetto “Il Dossier Statistico Immigrazione parla ai giovani!”, realizzato da Africa e Mediterraneo in collaborazione con il centro di ricerca IDOS con il contributo della Fondazione del Monte, che ha portato i ragazzi di due scuole superiori di Bologna e della provincia a interrogarsi su una questione di attualità fondamentale oggi: l’immigrazione, la sua rappresentazione nei media, in particolare online, e il confronto con i dati elaborati da IDOS per il Dossier Statistico Immigrazione.

Siamo partiti il 24 febbraio 2015 con una presentazione del Dossier per 6 classi del Biennio del liceo Minghetti. Luca di Sciullo, ricercatore per IDOS, ha parlato dei numeri reali dell’immigrazione, evocando anche le dinamiche del passato, quando ad imbarcarsi sulle navi per viaggi incerti erano gli Italiani e in particolare quelli del Nord. Si accende dopo il dibattito sulle seconde generazioni: “secondo voi, un ragazzo nato in Italia di genitori immigrati è un immigrato?” La domanda crea confusione: “No!” esclamano tre ragazze in prima fila. “Eh sì invece,” replica un ragazzo dietro “perché è comunque straniero!” Stranieri ma non immigrati? Dove si collocano quindi nelle statistiche? La discussione si chiude con una bella notizia: uno studente marocchino, appunto “di seconda generazione”, ci annuncia che il venerdì successivo otterrà la nazionalità italiana. Dopo un applauso di congratulazioni, proseguiamo cambiando l’angolo di riflessione e Luca passa la parola a Filippo Mantione, social media manager di Africa e Mediterraneo, che propone ai ragazzi uno sguardo sorprendente sugli strumenti che usano quotidianamente, come Facebook o YouTube. L’occasione di scoprire il mondo che si apre sui social media oltre i “selfie”, dall’attivismo online durante la primavera araba all’esplosione dell’hashtag #JeSuisCharlie il 7 gennaio 2014, o ancora ai video di blindtrust che sfidano i pregiudizi. Neanche questa presentazione lascia indifferenti i ragazzi: se sono tanti gli esempi di solidarietà contro l’odio e il razzismo, “perché in TV ci mostrano solo le storie negative?”, ci chiedono.

Poco meno di un mese dopo, lasciamo Bologna centro per salire a Vergato: sarà questa volta Pietro Pinto, redattore del Dossier specializzato sull’Emilia-Romagna, a parlare dell’immigrazione agli studenti dell’Istituto Superiore Fantini. Anche lì l’argomento cattura tutta l’attenzione; questa volta i ragazzi sollevano la questione dei rifugiati, sempre più attuale vista la situazione creata dai costanti sbarchi sulle coste siciliane e il numero sempre maggior di richiedenti asilo ospitati in Emilia-Romagna. “In TV ci fanno vedere gli sbarchi, ma poi dove vanno tutte queste persone? E cosa succede se la loro richiesta d’asilo non è accettata?”

E’ primavera quando torniamo al liceo Minghetti. Questa volta siamo solo con la 5G e la professoressa Donatella Iacondini: oggi saranno i ragazzi a creare contenuti, attraverso uno strumento molto familiare alla maggior parte di loro: Facebook. Eccezionalmente, possono portare smartphone e tablet in classe, perché scoprono che Facebook è anche, in alcuni casi, uno strumento di lavoro! Insieme, impariamo a scrivere dei post di forte impatto: una bella foto, un link, e un’introduzione –non troppo lunga. Sembra facile, ma invece non è per niente ovvio riuscire ad attirare l’attenzione del lettore nel flusso continuo di notizie e aggiornamenti. Il secondo giorno, ci chiediamo come condividere online un articolo del Dossier che, per rimanere in tema, si intitola Quando il razzismo nel web diventa “virale” (Paola Andrisani, Dossier Statistico Immigrazione IDOS/UNAR 2014 pp. 249-252). I post che promuovono l’odio – il cosiddetto “hate speech” – sono purtroppo molto diffusi sulla rete, e i ragazzi ne sono loro stessi testimoni: sono vari a leggerci alcuni esempi di questo tipo direttamente tratti dalla loro “Home” di Facebook.

Visto il forte interesse dei ragazzi per gli argomenti trattati, speriamo di poter ricominciare presto! Un grazie di cuore ai professori e ai presidi che hanno reso le attività possibili, e congratulazioni a tutti gli studenti coinvolti che hanno contribuito ad arricchire il dibattito. Alla prossima!

 

Flore Thoreau La Salle

 

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