09 luglio 2010

6/7/2010- Utopia 2010. Arte contemporanea a Capo Verde

utopia-2010Evento: Utopia 2010. Arte contemporanea a Capo Verde.

Dove: Palazzo della Cultura di Praha, Capo Verde.

Quando: Dal 6 al 11 luglio 2010.

Informazioni: Il Palazzo della Cultura di Praha, capitale della Repubblica di Capo Verde, ospita dal 6 all’11 di luglio un programma di esposizione, dibattiti e videoproiezioni organizzati dal giovane artista Cesar Schofield Cardoso, una promessa dell’arte dell’arcipelago capoverdiano.

Punto focale della rassegna la videoinstallazione Utopia 2010, creata da Cardoso con il sostegno della Fundaçao Amilcar Cabral, diretta da Samira Pereira e dedicata alla conservazione e promozione dell’eroe dell’indipendenza capoverdiana. Già nel 2009 la fondazione Cabral aveva ospitato una prima edizione di Utopia.

Cardoso lavora sul tema dell’identità capoverdiana, e in questa occasione, organizzata anche per commemorare il 35° anniversario dell’Indipendenza nazionale, ha voluto confrontare il passato (clandestinità e lotta, indipendenza, democrazia), con il presente e il futuro. Info.

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01 marzo 2010

Una piazza, l’oceano e un collegamento wireless

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piazzetta
Dal 20 al 25 febbraio 2010 si è svolto a Praia, capitale di Capo Verde, l’annuale viaggio-studio organizzato dal Coordinamento Dossier Statistico Caritas/Migrantes.
I redattori del Dossier assieme ai responsabili dei capitoli regionali e ad altre associazioni e istituzioni invitate (tra cui Africa e Mediterraneo) si sono trasferiti nell’Isola di Santiago per studiare vari aspetti dell’immigrazione, con un focus particolare sull’immigrazione africana in Italia e sull’emigrazione italiana verso l’Africa.

Sono stati 4 giorni molto intensi, in cui ogni partecipante ha svolto una relazione per gli altri, il tutto completato da incontri con rappresentanti di istituzioni del Paese e testimonianze della società civile. Il tutto coordinato da Franco Pittau e con l’organizzazione in loco di Maria De Lourdes Jesus, giornalista capoverdiana che ha vissuto 30 anni in Italia e ora ha deciso di tornare a vivere nella sua isola di Santo Antao.

La mia relazione si intitolava “Artisti che abitano nel viaggio” (vedi in fondo articolo) ed era incentrata sul tema della migrazione e dell’identità nella biografia e nell’arte di alcuni artisti visivi di origine africana.

Il convegno si è tenuto nel rettorato dell’Università di Capo Verde, fondata solo nel 2006 ma che ambisce a crescere con progetti e partenariati internazionali (come ha detto il rettore António Correia e Silva nel discorso di benvenuto e apertura del campus.)

Davanti all’università c’è la piazza António Lereno, una bella piazzetta con alberi bassi, il selciato in pietra scura, le panchine e alcune signore che vendono caramelle e bevande. La sorpresa è stato vedere tanti ragazzi e ragazze in piazza con il computer portatile sulle ginocchia a… navigare in Internet. Questo luogo, così come la piazza principale di Praha, è dotato di collegamento wireless gratuito, e lì si mettono i ragazzi a navigare e studiare.

E lì siamo stati anche noi durante le pause dei lavori, per mandare file, controllare la posta e parlare attraverso Skype. Non era male lavorare in quella piazzetta, con il sole, l’arietta che arrivava dall’oceano di là dalla strada, il cyber caffè Sofia con i tavolini e gli ombrelloni. Durante il convegno abbiamo incontrato diversi emigranti capoverdiani rientrati dall’Italia e gli italiani che hanno deciso di emigrare a Capo Verde e il commento di tutti era: sono loro che hanno capito tutto.

[Foto, dall’alto verso il basso: Franco Pittau (in piedi), Pietro Pinto (seduto); sala del convegno; la piazzetta António Lereno a Praia]

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21 luglio 2009

Il creolo a Capo Verde

in: Cultura

Presentazione dell’articolo “Il creolo tra autonomizzazione e decreolizzazione. Il caso di Capo Verde”, pubblicato sul numero 59 di Africa e Mediterraneo a firma di Igino Schraffl, docente di Public Choice presso l’università Lumsa di Roma e Palermo.

La decreolizzazione è un fenomeno in atto in tutti i creoli del mondo. In questo articolo viene esaminato il caso di Capo Verde e il relativo tentativo di ufficializzazione del creolo a fronte delle difficoltà incontrate nel tentativo di autonomizzazione di questa lingua rispetto a quella portoghese.

Nonostante il creolo sia stato il principale elemento identitario nazionale in opposizione alla politica coloniale e nonostante gli sforzi, durante e dopo la lotta per l’indipendenza da parte degli intellettuali per creare una grammatica, la lingua ha faticato e fatica ad ufficializzarli.

All’ufficializzazione del creolo come lingua madre di Capo Verde, da sostituire al portoghese, si affianca un lento processo di uso del medesimo da parte dei parlanti capoverdiani.
La mobilità, conseguente alla creazione di opportunità di lavoro e alla scolarizzazione, ad esempio, induce i parlanti a servirsi maggiormente del portoghese in modo da superare le difficoltà implicite nell’uso di dialetti diversi.

Va considerato, poi, che metà della popolazione ha eletto domicilio permanente all’estero e che inoltre i soggetti emigrati in Portogallo usano quotidianamente il portoghese, relegando il creolo alla comunicazione domestica. La parte istruita della popolazione, infine, tende a privilegiare il portoghese, considerato non come lingua straniera, ma come lingua alta della cultura e dell’ufficialità a fronte del creolo come strumento di comunicazione dialettale.

Sebbene il dibattito sull’istituzionalizzazione del creolo a Capo Verde sia lungi dall’essere concluso, il processo di decreolizzazione (più propriamente di rilusitanizzazione) è ormai una realtà incontrovertibile.

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10 giugno 2009

L'arte a Capo Verde

Patrick Monteiro, Senza titolo
Presentazione dell’articolo “Arte a Capo Verde, un caleidoscopio di stili e di influssi” pubblicato sul numero 49 di Africa e Mediterraneo a firma di Igino Schraffl.

Se della musica e letteratura capoverdiana si parla e ci si può documentare con facilità, lo stesso non si può dire per quanto riguarda l’arte che si produce nell’arcipelago. L’assenza di scuole d’arti ufficiali, la discontinuità territoriale e la mancanza di luoghi deputati, infatti, non hanno mai permesso l’affermarsi di una tradizione artistica consolidata. In questo quadro e in condizioni di relativo isolamento operano alcune personalità della pittura e della scultura di rilievo. Quasi tutti gli artisti sono il più delle volte di rientro dalle accademie europee, e spesso dall’arte europea sono influenzati in maniera maggiore che dalle radici dell’arte africana. Questa situazione si pone come un dilemma identitario che produce un’estetica che oscilla fra il nomadismo artistico e una più marcata tendenza a seguire alcuni stereotipi dell’arte europea.
L’articolo introduce un’esauriente carrellata dei principali artisti di Capo Verde.

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