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	<title>Africa e Mediterraneo &#187; Boccaccio</title>
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		<title>Il fascino dell’Italia: tradurre Boccaccio in kikuyu</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 12:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra Federici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Industrie culturali]]></category>
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		<category><![CDATA[Cartoline da Maputo]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione culturale]]></category>

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		<description><![CDATA[Qui al Campus ho conosciuto una studiosa kenyana che sta traducendo il Decameron in lingua kikuyu. Si chiama Wangui wa Goro, e ha studiato a Firenze letteratura italiana. Gira le università africane e europee insegnando la sua materia: traduzioni nelle lingue africane. Dice che tradurre Boccaccio in kikuyu è molto difficile, perché è una lingua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_283" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/alphadiewangui1.jpg" rel="lightbox[281]"><img src="http://www.africaemediterraneo.it/blog/../public/2009/06/alphadiewangui1-300x224.jpg" alt="Langui wa Goro riceve i complimenti per la sua originale ed elegante mise da Alphadi il maggiore stilista africano e fondatore del Festival internazionale della moda africana che si tiene ogni anno in Niger" title="alphadiewangui" width="300" height="224" class="size-medium wp-image-283" /></a><p class="wp-caption-text">Langui wa Goro riceve i complimenti per la sua originale ed elegante mise da Alphadi il maggiore stilista africano e fondatore del Festival internazionale della moda africana che si tiene ogni anno in Niger</p></div>Qui al <a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/2009/06/africa-e-mediterraneo-al-campus-euroafricano-di-maputo-sulla-cooperazione-culturale/">Campus</a> ho conosciuto una studiosa kenyana che sta traducendo il <strong>Decameron</strong> in lingua kikuyu. Si chiama Wangui wa Goro, e ha studiato a Firenze letteratura italiana. Gira le università africane e europee insegnando la sua materia: traduzioni nelle lingue africane.</p>
<p>Dice che <strong>tradurre Boccaccio in kikuyu</strong> è molto difficile, perché è una lingua senza letteratura. Ma lei ci lavora, da 7 anni, ha tradotto circa 70 novelle e intende tradurle tutte e 100, poi pubblicherà il libro a sue spese. Con Wangui abbiamo parlato in italiano, e mi ha raccontato della sua grande passione per la nostra cultura.</p>
<p>Quando incontro intellettuali o giornalisti africani che parlano italiano, mi fa piacere, ma mi sorprende anche. Qui c’è anche Paul Nchoji Nkwi, professore al Centre for Applied Social Science Research and Training e presidente della associazione panafricana degli antropologi, che ha studiato a Perugia, e Jean Marc Matwaki, giovane giornalista di <a href="http://www.radiookapi.net/">Radio Okapi</a> in Congo, che ha seguito dei corsi all’ambasciata italiana di Kinshasa.</p>
<p>Si sa che la politica di promozione della <strong>lingua italiana all’estero</strong>, e in particolare in Africa, è debole. I portoghesi hanno gli Istituti Camoes, gli inglesi i British Council, per non parlare dei Centri Culturali Francesi, che hanno avuto tanti fondi e potere in passato che ancora oggi, nonostante i tagli crudeli di Sarkozy, restano importantissimi poli culturali nelle città africane. Adesso, con l’avanzata in Africa della cooperazione spagnola, che è giovane ma molto rampante e con Zapatero ha fatto un investimento enorme, si comincia a parlare anche questa lingua.<br />
Gli <strong>istituti Dante Alighieri</strong>, invece, sono una tristezza e praticamente inesistente è l’attività di animazione e cooperazione dei centri culturali italiani in Africa.<br />
Così, quando si parla di cultura africana non lo si fa mai in italiano.</p>
<p>Peccato, perché si sente che la nostra lingua ha un fascino enorme, che è considerata qualcosa di antico, legato all’arte e alla bellezza.<br />
E poi, oltre che di tutto il clero cattolico (che non è poco), è la lingua ufficiale della musica classica. Viene studiata in tutti i conservatori del mondo. Non sarebbe male fare qualcosa di più per promuoverla.<br />
Comunque, tutti ci vogliono bene: Italiani? Mamma mia! Amore mio!<br />
Consoliamoci così, in mancanza di meglio…</p>
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