07 marzo 2016

L’Ethical Fashion Initiative sul palcoscenico

Andrew Ondrejcak - ELIJAH GREEN Costumes

Dopo il Pitti Show a Firenze a gennaio 2016, in cui alcuni richiedenti asilo ospiti nei centri di accoglienza della città metropolitana di Bologna avevano sfilato assieme ai modelli per presentare le creazioni di 4 designer africani, l’ITC Ethical Fashion Initiative continua a valorizzare i nuovi talenti della moda del continente africano: ha infatti stretto una collaborazione con lo scrittore, regista e designer statunitense Andrew Ondrejcack per la realizzazione dei costumi per la sua ultima pièce teatrale, intitolata EJIJAH GREEN.

Andrew Ondrejcack e l’Ethical Fashion Initiative si sono recati ad Haiti, in Burkina Faso e in Mali per incontrare gli artigiani che hanno realizzato costumi, gioielli e scenografia per lo spettacolo. In Burkina Faso, Andrew Ondrejcack ha scoperto una fabbrica di tessuti fatti a mano da donne; in Mali ha ricevuto un corso nell’arte del bogolan dal maestro artigiano Boubacar Doumbia. Ad Haiti invece, il regista ha avuto l’opportunità di fare conoscenza con una grande varietà di artigiani per procurarsi cappelli, accessori di carta pesta, tamburi in metallo fatti su misura, e molte altre cose ancora. ITC Ethical Fashion Initiative ha anche fornito articoli di gioielleria tradizionale kenyana Masai e di artigianato kenyano.

ELIJAH GREEN sarà rappresentato per la prima volta il 10 marzo presso The Kitchen, a New York.

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20 dicembre 2013

La moda in Africa: la bellezza come strategia di riscatto sociale

La moda africana è un fenomeno complesso che andrebbe analizzato attraverso una prospettiva antropologica in modo da cogliere il significato degli usi sociali del corpo e degli ornamenti. Il progetto Ethical Fashion Initiative (EFI) dell’International Trade Centre sembra muoversi proprio in quest’ottica portando case di moda o di distribuzione europee a produrre in Africa presso comunità svantaggiate per favorire l’empowerment femminile e dare maggiori opportunità all’artigianato africano. Per saperne di più vi presentiamo qui un estratto dell’articolo L’Ethical Fashion Initiative (EFI): conversazione con Simone Cipriani a cura di Giovanna Parodi da Passano pubblicato sul numero 78 di Africa e Mediterraneo.

Vivienne Westwood clutch detail in production, Ethical Fashion Initiative. Courtesy of ITC

Che il futuro della couture sia in Africa è opinione condivisibile senza esitazioni da chi, come me, ha una qualche esperienza di ricerca sul terreno in Africa occidentale. Vale a dire in società dove nel gioco delle apparenze – molto presente nelle culture locali come del resto, più in generale, nella maggior parte delle culture dell’Africa subsahariana – la performance del corpo vestito tradizionalmente assume forme di assoluta rilevanza e significatività. Con una tale enfasi sull’abito e sull’ornamento da far ritenere che il primato nel culto della bellezza e dell’eleganza appartenga già alle civiltà africane.

Se è vero infatti che le società mirano tutte alla gestione ottimale del corpo sul mercato dei segni, è in special modo nei mondi africani che vestiti, tessuti, monili, acconciature e marchi servono a mettere il corpo in posizione di centralità e a iscrivere l’individuo nel discorso sociale. In effetti risultano sorprendenti, perlomeno al nostro sguardo di occidentali, le tante e inventive modalità, dal forte radicamento sociale, di abitare il proprio corpo abitando i propri vestiti che animano i teatri della quotidianità africana.

Il fatto è che in Africa l’eleganza esibita è vissuta come esigenza e come forza: l’abito elegante reinstalla i corpi in se stessi, dona loro pienezza e coerenza, li reinveste del loro potere d’azione e d’emozione. In altre parole, il corpo potenziato in bellezza non solo è fonte di soddisfacimento estetico, e in qualche modo etico, ma si configura come un vero e proprio traguardo di vita, come strategia di rafforzamento e di sopravvivenza in contesti di competizione o ancora, specie in situazioni di marginalità, come riscatto esistenziale. […]

Nell’odierna ossessione per la moda che trionfa sul continente traspare senza dubbio un magmatico immaginario collettivo asservito a logiche di ostentazione. Il peso del fashion nell’arena sociale (e anche in quella politica) implica questo orientamento esasperato allo sfoggio vestimentario, senza tuttavia spiegare del tutto la dimensione del fenomeno. Non di rado infatti il bisogno di apparire eleganti, di vestirsi all’ultima moda, viene declinato in comportamenti talmente estremi da portare ancora una volta a chiedersi da quale concezione del potere attribuito alla spettacolare messa in scena di un corpo addobbato (per essenza quindi culturale) emerga il loro prodursi, indipendentemente dai modelli culturali di cui sono veicolo.

In conclusione, per dirla alla maniera antropologica, la moda in Africa si presenta quale “fatto sociale totale”, ossia è una materia da affrontare come qualcosa di estremamente complesso, imbrigliato nei processi storici locali, legato agli usi sociali del corpo e calato nella contemporaneità.

Per acquistare on line il N. 78 di Africa e Mediterraneo, conoscere o acquistare i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento vai al sito di Lai-momo, l’editore.

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