07 febbraio 2017

Contaminare con l’arte. George Zogo e Joan Mirò

In occasione del Black History Month Florence, il college internazionale d’arte SACI inaugura giovedì 16 febbraio alla Jules Maidoff Gallery di Firenze “Vita Quotidiana”, la mostra di uno degli artisti africani residenti in Italia maggiormente conosciuti e apprezzati dalla critica, George Abraham Zogo (1935-2016). Il titolo dato all’esposizione si ispira all’omonima opera dell’artista africano, che per certi tratti si avvicina alla poetica figurativo-fantastica del pittore spagnolo Joan Mirò: ci sono somiglianze, infatti, visive e simboliche tra il dipinto tratto dalla serie Vita quotidiana (2001) di Zogo e il trittico Bleu (1961) di Mirò.

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George Zogo, Vita quotidiana (2001)

Su una distesa spaziale vuota e colorata scorrono, in entrambe le opere, linee in fuga e figure geometriche che si disfano a favore di una lirica della spontaneità e dell’immediatezza, che si dimentica degli oggetti per gioire nel movimento. Nelle opere dell’artista camerunense e dell’artista spagnolo si può parlare, quindi, di contaminazione degli elementi simbolici europei con quelli propri dell’arte africana.

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Joan Mirò, Bleu (1961)

George Zogo fece parte, infatti, della prima generazione di intellettuali e artisti africani che arrivavano in Europa negli anni ’60, e rappresenta un esempio di necessità di uscire dall’isolamento culturale e tecnologico dei paesi africani per inserirsi nei circuiti dell’arte internazionale. La stessa arte contemporanea africana ha giocato un ruolo significativo nel panorama europeo del Novecento, attraendo, oltre a Joan Mirò, artisti noti come Picasso e Matisse, che riconoscevano la forza dell’ispirazione visiva proveniente dal mondo africano. Anche oggi s’insiste sulla natura “interculturale” dell’arte, sul fatto che essa possa costituire un prezioso strumento per ampliare l’immaginario delle persone, facilitando l’incontro con l’alterità: la riflessione, dunque, su una contaminazione estetica può fornire alcune direzioni per superare la rigida dicotomizzazione tra “noi” e gli “altri”, e rendere più permeabili i confini tra le identità e le culture.

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George Zogo, Les lignes croisèes (2000)             George Zogo, Symbolisme (2001)

 

La mostra verrà inaugurata il 16 febbraio alla Jules Maidoff Gallery di Firenze. Per maggiori informazioni su tutto il programma del Black History Month Florence: www.blackhistorymonthflorence.com

Roberta Sireno

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01 marzo 2016

Armory Focus: prospettive africane sull’arte contemporanea

 

Julia Grosse and Yvette Mutumba. Photo: Benjamin Renter.

Dal 3 al 6 marzo si svolgerà la settima edizione di Armory Focus, che ogni anno presenta una panoramica artistica su una regione del mondo presso lo spazio Pier 94 a Manhattan.

Dopo una mostra dedicata al Medioriente l’anno scorso, Armory Show presenta quest’anno un’esposizione intitolata “Focus: African Perspectives – Spotlighting Artistic Practices of Global Contemporaries”, dedicata all’arte africana e della diaspora.

Le due curatrici, Julia Grosse e Yvette Mutumba, sono le fondatrici di “Contemporary And”, una piattaforma online per l’arte internazionale da un punto di vista africano. La mostra propone un percorso attraverso la produzione artistica contemporanea da Lagos a Londra passando da Luanda e da Parigi. Armory Focus riunisce in un unico luogo curatori, artisti, gallerie e spazi artistici emergenti che collegano le scene e i mercati attraverso reti mondiali, offrendo loro un’occasione unica di fare vedere il proprio lavoro a un pubblico internazionale.

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06 novembre 2013

Biennale di Venezia 2013 e arte africana, gli ultimi giorni per visitarla

J.D. ‘Okhai Ojeikere, Onile Gogoro or Akaba, 50 x 60 cm, Gelatin silver print, 1975, date of signature: 04.10.2010. Courtesy André Magnin (MAGNIN-A), Paris © J. D. ’Okhai Ojeikere

Qual è la presenza dell’Africa nella Biennale di Venezia di quest’anno, la cui chiusura è prevista il 24 novembre? Si può leggere un’analisi dettagliata nell’articolo “Spiriti indipendenti: arte e Africa alla Biennale di Venezia 2013”, pubblicato sul numero 78 di Africa e Mediterraneo, a firma di Mary Angela Schroth, direttrice della Sala 1 – Centro Internazionale d’Arte Contemporanea – di Roma, che qui presentiamo brevemente.

Ogni due anni Venezia accoglie più di 500.000 visitatori che da giugno a novembre decidono di immergersi in quelle che possono essere considerate come le Olimpiadi dell’Arte: la 55a esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia. La Biennale d’arte ha luogo da ormai quasi un secolo, ma è solo dal 1990 che l’Africa vi partecipa in maniera significativa. Quest’anno sono ben 88 i Paesi rappresentati, tra essi fanno la loro prima comparsa, padiglioni quali quello dell’Angola e della Costa d’Avorio.

Prendendo ispirazione dal progetto Palazzo enciclopedico di Marino Auriti, Massimiliano Gioni, curatore di questa nuova edizione, ha creato un’esposizione che include più di 4.800 opere d’arte: un impulso universale verso la creazione di contatto e uno sguardo alla molteplicità sono le linee guide di questa mostra.

Il “leone d’oro” è stato assegnato al padiglione dell’Angola, new entry di quest’anno. Questo padiglione si trova all’interno della galleria di Palazzo Cini, dove immaginari album fotografici dalle enormi dimensioni si mescolano, giustapponendosi, all’estetica delle opere di Botticellli e di Piero della Francesca. Dal titolo evocativo, Luanda. Encyclopedic city, i visitatori possono girare per le installazioni fotografiche composte dalle immagini di Edson Chagas: 23 foto dal titolo The not found object impilate su pallet di legno.

Lo Zimbabwe con il suo Dudziro – interrogating the visions of religious beliefs consacra il padiglione all’etnografia socio-religiosa con rappresentazioni che rievocano le tradizioni delle sette pentecostali, afro-cattoliche, cristiane o afro-apostoliche come anche la religione musulmana attraverso la calligrafia islamica.

Altri Paesi africani già presenti nella scorsa edizione del 2011 che riconfermano il loro ruolo artistico sono l’Egitto, il Sudafrica e il Kenya. Non è da tralasciare la presenza africana in altri padiglioni, primo tra tutti quello dell’Irlanda, dove espone il fotografo Richard Mosse con le sue immagini che ritraggono la Repubblica Democratica del Congo. Grazie all’utilizzo di una pellicola fotografica scaduta, l’artista crea paesaggi surreali dove il verde naturale si trasforma in un fucsia sgargiante.

Grazie al lavoro pionieristico di curatori africani quali Grace Stanislaus, Olu Oguibe, Salah Hassan, Okwui Enwezor, Simon Njami e Ferdinando Alvim, la presenza africana alla Biennale di Venezia è diventata ormai parte del sistema, discostandosi da qualsiasi agenda politica.

Per aquistare on line il N. 78 di Africa e Mediterraneo, conoscere o acquistare i numeri precedenti, sottoscrivere un abbonamento vai al sito di Lai-momo, l’editore.

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24 luglio 2012

Tra Senegal e Francia: lo scultore Ousmane Sow eletto membro dell’Accademia delle Belle Arti di Parigi

foto di Anne Lazarevitch

A distanza di quasi trent’anni dall’elezione del poeta-presidente Léopold Senghor all’Accademia delle Belle Arti di Parigi, un altro artista senegalese è stato designato nella sezione dei membri associati stranieri.

Si tratta del grande scultore senegalese Ousmane Sow, riconosciuto come uno dei massimi artisti contemporanei africani.
Sow nel 1957 si trasferì in Francia dove si diplomò prima come infermiere e poi come fisioterapista, mestieri che svolse per tanti anni presso l’ospedale Laennac di Parigi e che ebbero delle ripercussioni sulle sue sculture, spesso ritraenti il corpo umano. Durante tutto questo periodo, Sow portò avanti il suo lavoro artistico come autodidatta, consacrando molto del suo tempo a perfezionare la tecnica artistica e a fare ricerche sui materiali.
Le sculture di Ousmane Sow sono prodotte con una tecnica particolare di sua invenzione. Su un’armatura di metallo, paglia, tela di iuta e altri materiali, modella il suo soggetto con una pasta creata da lui e composta di terra e minerali mescolati e macerati insieme ad altri prodotti.

Continuò a lavorare come fisioterapista tra il Senegal e la Francia, e nel 1984 decise di tornare in Senegal per aprirvi uno studio privato di fisioterapia che abbandonò in seguito, all’età di cinquant’anni, per consacrarsi interamente alla scultura, in una continua ricerca sulla figura umana. Le sue prime serie di sculture sono ispirate ai popoli dell’Africa.

Nel 1987, espose per la prima volta la sua serie Les Noubas presso il Centro culturale francese di Dakar, ispiratagli qualche anno prima dalla scoperta delle foto di Leni Riefenstahl, regista e fotografa che collaborò strettamente con il regime nazista.

Tra le altre serie realizzate dallo scultore senegalese, si distingue quella consacrata al popolo Masai dall’omonimo titolo, la serie Peuls, dedicata alla rappresentazione di scene familiari quotidiane e rituali della popolazione nomade Peul e, non ultima, la serie che descrive narrativamente la battaglia di Little Big Horn.

Le opere di Sow hanno avuto grandissimo successo in tutta Europa, tanto da essere state esposte nel 1995 alla Dokumenta di Kassel e a Palazzo Grassi per il centenario della biennale di Venezia. Nel 1999, la sua retrospettiva sul Pont des arts di Parigi, fu visitata da tre milioni di persone. La mostra può essere visionata su questo blog   http://www.lapanse.com/Sow/ousmane_sow_paris_1999.html

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02 luglio 2012

Il IV premio ARCA per la Difesa dell’Arte

L’associazione ARCA (Association for Research into Crimes against Art) ha da poco annunciato l’ultimo vincitore del quarto premio annuale alla carriera per la Difesa dell’Arte 2012.

Con l’alto riconoscimento per l’impegno nella salvaguardia del patrimonio culturale del Kenya e di altri paesi africani, il keniano George H. O. Abungu è stato premiato durante la Conferenza interdisciplinare sul patrimonio culturale collettivo, svoltasi ad Amelia tra il 23 e il 24 giugno.

Abungu, che dal 1999 è Presidente del Comitato Permanente Internazionale sul traffico delle Antichità illegali e che, tra il 1999 e il 2002, è stato Direttore Generale dei Musei nazionali del Kenya, ha realizzato oltre 60 pubblicazioni nelle discipline di archeologia, gestione del patrimonio, museologia, cultura e sviluppo, sostenendo il ruolo, il rispetto e la protezione delle arti come studioso, esperto museale e amministratore.

Nel corso della sua carriera, Abungu è stato consulente per il progetto Aluka della Fondazione Mellon, del Global Heritage Fund, ed è Vice Presidente dell’International Council of Museums (ICOM). E’ stato un membro della Giuria Internazionale del Premio Internazionale UNESCO “Melina Mecouri” per la Salvaguardia e Gestione dei Paesaggi Culturali e, tra gli altri, Membro del Consiglio TARA per l’Arte Rupestre Africana. Si è seduto al World Monuments Watch panel ed è stato Rappresentante del Kenya al Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, e Vice-Presidente dell’Ufficio di Presidenza (2004-2009).

Per il quarto anno consecutivo, l’organizzazione di beneficenza ARCA ha confermato il suo impegno nella promozione della ricerca sulla criminalità nell’arte e nella protezione del patrimonio culturale, grazie all’approccio interdisciplinare che coniuga il sapere archeologico e storico dell’arte con quello giuridico, criminologico e ambientalista.

Sul patrimonio e i musei in Africa, Africa e Mediterraneo ha pubblicato due numeri della rivista.

http://www.africaemediterraneo.it/rivista/sommari_08.shtm#Turismoepatrimonio

http://www.africaemediterraneo.it/rivista/sommari_07.shtm#Musei_africa

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07 ottobre 2011

DAK’ART 2012: pubblicate le date e la deadline per le candidature

Il Segretariato Generale di Dak’Art annuncia che la 10° edizione della Biennale africana di arte contemporanea DAK’ART 2012, si terrà dall’11 maggio al 10 giugno 2012.

DAK’ART è un evento artistico internazionale dedicato agli artisti visivi di nazionalità africana. Per l’edizione 2012 i principali eventi riguarderanno un’esibizione internazionale di arte contemporanea, esibizioni personali di artisti residenti in Africa o nella Diaspora, seminari e proiezioni di film sull’arte contemporanea e animazioni nel Village della biennale.

DAK’ART rimane uno dei principali punti di riferimento per chi vuole seguire il lavoro degli artisti contemporanei del continente africano.

La scadenza per inviare la propria candidatura come artista è il 5 dicembre 2011.

Per maggiori informazioni: www.biennaledakar.org/2010

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06 settembre 2010

Events of the Self: Portraiture and Social Identity a Neu-Ulm (Germania)

imEvento: Events of the Self: Portraiture and Social Identity.

Dove: The Walther Collection, Neu-Ulm/Burlafinger (Germania).

Quando: Dal 17 giugno 2010 a giugno 2011.

Informazioni: La Walther Collection (collezione internazionale d’arte contemporanea dedicata a produzioni fotografiche e visuali), ha aperto al pubblico nel giugno scorso l’esposizione dal titolo “Events of the Self: Portraiture and Social Identity”. L’esposizione, che riguarda la collezione africana, presenta 243 opere di 32 artisti ed è curata dal critico d’arte nigeriano Okwui Enwezor. Sarà possibile visitare la mostra sino al prossimo giugno nella città di Neu-Ulm in Germania. Info.

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16 giugno 2010

10/11/2010- Esposizione d’arte dell’Angola a Parigi

6-38-192x0Evento: Angola, figures du pouvoir.

Dove: Museo Dapper, Parigi.

Quando: Dal 10 novembre 2010 al 10 luglio 2011.

Informazioni: Il Museo Drapper di Parigi inaugura il prossimo novembre un’esposizione d’opere d’arte provenienti dell’Angola. Saranno presentate circa centoquaranta opere, che rappresentano effigi ed emblemi religiosi, di culto e di potere. Saranno esposti inoltre oggetti d’uso quotidiano e sarà presente uno spazio dedicato all’arte contemporanea, in particolar modo alle opere di António Ole, uno tra i maggiori esponenti dell’arte angolana e di cui Africa e Mediterraneo ha pubblicato un’intervista nel numero 47-48 del 2004 (“L’Africa dei moderni. Intervista ad António Ole” di Maurizio Maldini). Info.

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