06 maggio 2019

Cari Signori d’Europa. La lettera di Yaguine e Fodè che diventa un libro

«Signori, membri e responsabili dell’Europa, è alla vostra solidarietà e gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. […] A livello dei problemi abbiamo: la guerra, la malattia, il cibo etc.; quanto ai diritti dei bambini in Africa, e soprattutto in Guinea, abbiamo molte scuole con una grande mancanza di istruzione […]».

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Alla fine del luglio del 1999 due adolescenti africani della Guinea, partirono alla volta di Bruxelles, imbarcandosi clandestinamente nel vano carrello di un aereo per raggiungere l’Europa. Volevano chiedere ai «Signori d’Europa» una scuola e la possibilità di «lottare contro la povertà e mettere fine alla guerra in Africa». Sono stati ritrovati morti assiderati all’aeroporto di Bruxelles. Prima di partire avevano scritto una lettera a nome di tutti i bambini del Sud del mondo, che si vedono negati i diritti fondamentali. Questa lettera, e la tragica vicenda dei due ragazzi che la scrissero, colpì moltissimo l’opinione pubblica, sia come grave atto di accusa per il Nord del mondo, ma anche come simbolo delle iniziative e speranze dei giovani del Sud bloccati dalle disuguaglianze. La loro storia, ad esempio, ha ispirato il fumetto L’Ile aux oiseaux del disegnatore congolese Hissa Nsoli e dello sceneggiatore Patrick De Meersman, edito da Lai-momo/Africa e Mediterraneo nel 2005.
Migliaia di ragazze e ragazzi si sono riconosciuti nel movimento Fatti sentire, nato dal film Il sole dentro (2012) e promosso dall’Alveare Cinema, la casa di produzione cinematografica che ha riportato alla luce la storia di Yaguine e Fodè.
A distanza di vent’anni, lo scrittore Marco Sonseri e l’illustratore Rosario Riginella pubblicano il libro Yaguine e Fodè, Storia di una speranza (Buk Buk Editore, 2018) con una prefazione di Alex Zanotelli, il quale scrive che oggi si è arrivati al trionfo della «globalizzazione dell’indifferenza». Per reagire a questa indifferenza è necessario, quindi, riportare alla memoria storie realmente accadute, come quella di Yaguine e Fodè. Dentro il racconto dei due ragazzi c’è anche la forza di non arrendersi a un presente difficile e la fiducia piena nelle persone, nei genitori, nella maestra, nei libri, nelle istituzioni: c’è speranza e c’è spazio per il sogno. Come il sogno di Yaguine, nel libro di Sonseri e Riginella, che una notte sentì la madre Africa dire:

«Ricordati che la Terra è dei sognatori, Yaguine. Nei loro occhi non c’è il superfluo. Vedono le cose per ciò che dovrebbero essere. Senti i tamburi, sentili bene. È il cuore del mondo che batte».

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È una storia potente, dove parole poetiche e colori caldi si mescolano per offrire una visione positiva dell’Africa, che non dimentica i drammi umani e pensa alle possibilità di un mondo migliore. Lo sguardo puro e autentico di Yaguine e Fodè, uniti da una profonda amicizia, è scevro da ogni ideologia politica, e vuole soltanto trovare gli strumenti utili per cambiare la realtà. È un libro che a tratti ricorda il capolavoro de Il piccolo principe dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry perché affronta gli stessi temi come il senso della vita, dell’amore e dell’amicizia dal punto di vista di un bambino, che è uno sguardo, appunto, semplice e disarmante, eppure in grado di interrogarsi su valori essenziali eppure «invisibili agli occhi».

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05 luglio 2018

“Rompiamo il silenzio sull’Africa”: l’appello di padre Alex Zanotelli

Si riporta l’appello di Padre Alex Zanotelli, missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace, che si è rivolto ai giornalisti italiani per diffondere la verità sulle situazioni vissute dalle popolazioni africane.

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«Rompiamo il silenzio sull’Africa. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo.

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

Mi appello a voi giornalisti, e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

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È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.

Questo crea la paranoia dell’”invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.

Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

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E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace.

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