25 maggio 2010

Appunti interculturali dalla “Festa dei Sapori a Bentivoglio”

Siamo alla X edizione della Festa dei Sapori a Bentivoglio, Provincia di Bologna, una kermesse interculturale che, pur realizzata in un ambito locale, ha però nel tempo acquisito sempre maggior rilievo coinvolgendo moltissimi volontari e promuovendo insieme alla ”intercultura a tavola”, momenti di approfondimento culturale, come quello di questa sera: “Il Gusto del Sapere: costumi alimentari e fede nelle religioni monoteiste: confronto per una conoscenza reciproca”.

Siamo una sessantina di persone tra i 30 e i 60 anni, un pubblico misto, uomini e donne, gente del posto e non, sono presenti le varie comunità di cui questa sera si parla, rappresentanti delle comunità di fede cattolica e di fede islamica.

Relatori: Hasan Soravia, Direttore del Centro Interdipartimentale di Scienze dell’Islam dell’Università di Bologna e Don Nildo Pirani, parroco di San Bartolomeo della Beverara di Bologna e docente di Introduzione alla Sacra Scrittura alla Scuola Diocesana di Teologia; il Prof. Roberto Dall’Olio, assessore all’intercultura del Comune di Bentivoglio che, introducendo la serata, afferma: “Il progresso della coscienza è ciò di cui oggi abbiamo bisogno, occorre lavorare molto sulla profondità sulla conoscenza degli altri, su ciò che si conosce poco o in modo pregiudiziale. Il bisogno di sicurezza non deve divenire predominante, guidato dalla paura… vogliamo rimuovere qualche piccolo frammento di questo muro di paura con il contributo di uomini di fede e grandi studiosi che abbiamo invitato qui questa sera”.

Propone una rapida carrellata di passaggi storici, dal Mediterraneo crogiuolo di civiltà al medioevo, dalla costruzione di un’Europa ripiegata a nord all’impero ottomano, dall’affermazione degli Stati Nazionali al Colonialismo, dal sistema del terrore e dei totalitarismi del XX secolo al 1989, dalla la follia in Jugoslavia… che forse dà inizio ad un’epoca nuova a oggi, dove eserciti e Stati lottanto contro reti di terroristi in nuovo modello di guerra…

La separazione tra politica e religione, tra politica e morale che tanto chiediamo ai paesi arabi non dovrebbe forse spingere anche noi a domandarci dove ci ha portato questo, anche nella nostra cosiddetta democrazia, o meglio nella crisi della democrazia e della rappresentanza?

Sintetizziamo i copiosi interventi
dei relatosi con alcune frasi significative partendo da Hasan Soravia:

L’anno dopo il 1989 è iniziata la guerra del golfo. L’Europa aveva perso il suo nemico e si è creata un nuovo nemico… l’Islam è diventato il nuovo nemico dell’Occidente (attenzione: anche il mondo arabo è una società occidentale!).
Negli anni 90 anche in Italia si è mescolata l’immigrazione spesso non musulmana con l’islam, un mondo che ci vuole invadere.
Differenza fra Islamico e Musulmano: Islam è un sostantivo che deriva dalla stessa radice di Salam, “pace”, indica la sottomissione all’armonia del creato divino ed alle leggi che governano l’universo. Musulmano è l’aggettivo che definisce le persone. “Islamico” in Italia è usato con una connotazione negativa. Quando si parla di una persona si dice musulmano, non islamico. Islamico si può associare a Cultura.

Il mondo islamico è un insieme di 1 miliardo e 200 mila persone che non hanno assolutamente niente a che fare con il terrorismo. Ci sono fraintendimenti e manipolazioni. E’ difficile definire il rapporto fra Islam e politica perché mancano i fondamenti storici: Non è mai esistita ad esempio una “Chiesa” nell’Islam, non esiste un magistero, non esistono guide, ogni individuo è invitato a cercare la propria strada in modo autonomo. Ciascuno è responsabile per sé stesso non della comunità.

L’islam non avendo un clero è laico per definizione. Ciò che confonde, nel rapporto con la politica, è il tema etico. Il governante non governa in nome di Dio, ma di principi etici che devono essere rispettati. E’ islamico uno Stato che pratica la giustizia e la solidarietà.
57 stati che si dichiarano islamici hanno legislazioni una diversa dall’altro. Sono diverse interpretazioni (diritto) della legge divina. Ad esempio Iran e Turchia.

La Turchia nasce con la caduta dell’impero ottomano, con gesti importanti quali l’adozione dell’alfabeto latino, di modelli vicini all’Europa. Nel 1800 questi due titoli insieme la prima volta. Nel 1920 cade il titolo del Califfato (Califfo è il capo del governo che insieme è anche vicario del Profeta).

In Iran la questione è un po’ diversa, l’islam italiano ha seguito la Sciia, la separazione e gli sciiti di fatto hanno il potere politico (gli Ayatollah sono dottori della legge, studiosi, fanno della religione la loro professione). E’ uno stato in cui non c’è distinzione tra stato e politica, ma non può trasformarsi in stato ecclesiastico, perché la chiesa non c’è. E’ molto complessa questa situazione perché ha una storia particolare.
Altri esempi: l’Iraq alla caduta di Saddam era uno stato laico pur avendo la metà della popolazione sciita. L’Albania ha una maggioranza musulmana, ma c’è una minoranza che ha nascosto per anni la sua fede, poi ci sono cattolici e molta popolazione che non ha avuto accesso alla fede, ed è diventato terreno di conquista. Il più grande paese islamico del mondo che è l’Indonesia ha una costituzione che non è né laica né religiosa. E’ specificato il credere in un dio unico ma non in quale modo. 90% musulmani, cristiani, buddisti, tutti sono accettati alla luce di questo principio. Ciò implica che l’ateismo non è accettato. In Indonesia non si può dichiarare di essere atei.

Ateismo. E’ una cosa che sconvolge pensare che non esista un Dio. L’Islam non impone di credere a ciò che ripugna la ragione. Se Dio ha dato la ragione agli uomini è perché è la loro guida. Se Dio non esistesse non avrebbe risposta l’origine e il senso dell’universo, l’ateismo è di per sé un assurdo. Dio ha tanti nomi nelle varie lingue è sempre quello.

La spiritualità: la ricerca che si fa per raggiungere la perfezione umana, far scendere la divinità nell’uomo attraverso il raffinamento di una serie di abilità (pratiche, esercizio spirituali, ricerca interiore).

Nel mondo occidentale ci si è dimenticati di un aspetto dell’umanità, a volte la risposta si è chiamata new age, in altri casi è in atto un fenomeno di molti ex cristiani, laici, che scoprono nell’islam risposte ai loro bisogni di adesione ad una spiritualità. Il musulmano non passa attraverso intermediari per un colloquio con Dio. La preghiera musulmana è ricca, confortante, gratificante. Tutto questo può creare alcuni problemi a musulmani italiani con idee un po’ confuse e si travestono da musulmano confondendo usi e tradizioni con la religione. Ci sono delle regole, delle norme in rapporto a quello che è la legge divina (le leggi naturali fanno parte della legge divina, anche i rapporti con Dio fanno parte di questa legge). Nei rapporti tra musulmani ci sono regole. L’alcool e il vino è un buon alimento, ma produce effetti negativi e in quanto tale è stigmatizzato: il consumo di alcol è associato al gioco d’azzardo. Il maiale è altro discorso, è un divieto esplicito, c’è poco da discutere. E’ vietato dal Corano. Insieme al sangue. Forse possiamo prenderlo come segno di differenziazione e distinzione come lo poteva essere il segno della circoncisione per gli Ebrei: un segnale per marcare chi appartiene al popolo di Dio. E’ un divieto del maiale non comporta un grande sacrificio per noi. Per il resto cibatevi di tutti gli altri cibi purchè non eccediate.

Don Nildo Pirani:

Il libro fondamentale per cristiani ed ebrei è sempre la Bibbia, con la sola differenza che gli ebrei non accettano il Vangelo. Nel Libro del Levitico ci sono regole precise e complicate; ad es. bisogna mangiare gli animali che hanno l’unghia divisa e ruminano: quindi no a cammello e lepre (ruminano, ma non hanno l’unghia fessa), no al porco (ha l’unghia fessa, ma non rumina). L’ortodossia ufficiale per i cibi è ancora questa.

Per il cristiano, Gesù ha detto chiaramente che sono le cose che escono dall’uomo che lo rendono impuro, non le cose che entrano (quindi sono puri tutti gli alimenti). Ciò che esce dal corpo esce dal cuore, le cattiverie, i tradimenti, ecc… Tutto è puro per i puri: “omnia munda mundis”. Il puro e l’impuro non sta nei cibi o altro, ma sta nel cuore. Sant’Agostino dice: ama e fa quel che vuoi. Se lo fai per amore è ben fatto. Lutero porta all’estremo questo concetto con “pecca fortemente, ma credi ancora più fortemente”. Non mangiare carne al venerdì era un precetto che avevano i cristiani. Gesù aveva cancellate certe norme, la Chiesa le ha reintrodotte in un determinato momento storico. Così per i vestiti: nelle Chiese del sud cera il “monito alle donne”: proibito alle donne di andare in chiesa senza maniche o, un tempo, con i pantaloni e il capo scoperto.

Gli Ebrei hanno introdotto molti compromessi sulle regole culinarie: ad es. non si devono mangiare insieme latticini e carne, quindi si prepara una tavola per ciascuna tipologia di alimento perché la prescrizione è per la stessa mensa.
Per il cristiano l’osservanza di queste regole non è così importante, ma lo diventa quando c’è in gioco il rapporto con gli altri (San Paolo dice: io mangio carne dei sacrifici, ma se questo gesto scandalizzasse anche solo uno dei fratelli non mangerei carne in eterno) Quali regole quindi? Sono sempre regole provvisorie derivanti dalle necessità o dalla sensibilità del momento.
Sul tema del “libro sacro”: L’Antico testamento scritto in ebraico, il nuovo testamento in greco, per l’Islam il Corano che deve essere quello, in arabo. A differenza dell’Islam dove il libro sacro è da sempre esistente e dettato dall’angelo Gabriele a Maometto, quindi il Corano cala sulla terra, la Bibbia sorge dalla terra: è una raccolta di racconti di popoli, di persone, ispirate da Dio. Ciò che cala da Dio sulla terra non è un Libro ma è Gesù. Gesù sta più al Corano che alle Scritture e anch’egli è annunciato, guarda caso, da Gabriele. La Bibbia non è Gesù. E’ di più libera interpretazione del Corano perché non viene direttamente da Dio.

Il rapporto fra fede cristiana e Stato. I re erano nominati “Per grazia di Dio e del popolo”… ad es. in Inghilterra, sulle sterline, Elisabetta per Grazia di Dio e della Chiesa? Il mondo protestante non nega una chiesa, ma una struttura con un vertice come quella cattolica.

In realtà il Papa non è interprete di Dio, ma rappresenta tutta la comunità cristiana. L’infallibilità pontificia è stata superata dal concetto che “tutta la comunità cristiana nel suo insieme” in materia di Fede non può sbagliarsi. Oggi la comunità cristiana scaturita dal Concilio Vaticano II è una struttura circolare non più a piramide e questo porta molta acqua al mulino della laicità dello stato. Qui nelle nostre terre c’era lo Stato della Chiesa, il Papa era il sovrano di uno stato, ma oggi, se c’è una religione che non vuole essere coinvolta con le cose del mondo, è il cristianesimo. Il problema è che nelle missioni abbiamo esportato non il cristianesimo, ma la società e la cultura occidentale.
C’è una distinzione tra fede cristiana e cultura cristiana, questo è fondamentale (oggi anche a livello di rappresentanza politica)
Il punto di distinzione fondamentale e irriducibile fra l’Islam, il Ebraismo e il Cristianesimo è che noi crediamo che Dio sia unico, ma non solo, il nostro Dio è come unione di persone; Islam e mondo giudaico non ha questo concetto di Dio.

Il punto di divisione è che nel Corano appare, tutti si salveranno tranne chi crede che Dio abbia un figlio. Ma questo non può essere un motivo di contrasto, anche perché ci sono punti in comune: ad es. Maria nel Corano ha una sura dedicata ed è riconosciuta vergine.

Silvia Festi

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