24 agosto 2009

7-10/09/09 – Festival Internazionale della nuova Drammaturgia a Milano

BAMBIPhotoEric Legrand_01
Evento: Festival Internazionale della nuova Drammaturgia.
Dove: Milano, Piccolo Teatro – Teatro Studio.
Quando: 7-10 settembre.
Programma: link.
Comunicato stampa:Terre di mezzo, spazi di un continente infinito, che una volta vissuti entrano sotto pelle dando vita a quel mal d’Africa da cui non si può guarire. Sono in questo caso le origini, sommate alla complessità dei fenomeni migratori, alla ricerca di affrancamento della propria identità da parte dei cittadini immigrati – perlopiù di seconda generazione – a creare un affascinante, a tratti tortuoso, corto circuito artistico che prende energia dall’incontro tra terre lontane e l’ovest del mondo.

Queste storie, portate nel cuore dagli autori africani migrati in Occidente, sono l’anima di Tramedautore 2009, Festival Internazionale della nuova Drammaturgia, giunto alla IX edizione, dal 7 al 10 settembre al Piccolo Teatro – Teatro Studio di Milano.Questa IX edizione del Festival dà inizio a un viaggio lungo tre anni. Un percorso dedicato a chi non si accontenta dell’illusorietà della globalizzazione, per scoprire e approfondire differenti realtà sociali, linguistiche, culturali, per avviare un dialogo costellato da innumerevoli contaminazioni, scambi e produzioni teatrali, che hanno come protagonista il Continente Nero.

1) La drammaturgia africana scritta da chi è emigrato dall’Africa in Occidente e di chi in Occidente vi è nato (2009);
2) La drammaturgia del Nord Africa (2010);
3) La drammaturgia Sub Sahariana (2011).

La bellezza, l’accettazione del diverso e il razzismo “dolce dell’Occidente evoluto”, sono i temi dello spettacolo che apre il Festival, BAMBI, ELLE EST NOIRE MAIS ELLE EST BELLE, scritto e interpretato da una straordinaria Maïmouna Gueye (Produzione Scène 2 – Le Tarmac de La Villette di Parigi). “Tanti gli scherni della vita che trovano un po’ di respiro col riso e lo humor, quanti i vagabondaggi terminati con l’incontro e l’amore.”.
Si prosegue con GADUA, di Rufin Doh Zéyénouin, già vincitore del concorso di drammaturgia “Scena Madre” all’interno del “Festivald’Africa 2004”. Gadua è un barbone nero, africano. Lo incontriamo mentre, nel periodo di Natale, entra in una chiesa e si dirige verso il presepe dove i fedeli lasciano le offerte. Rufin Doh Zéyénouin in questo monologo affronta non solo un percorso di sofferenza, ma getta i semi per una vera e propria redenzione.

Diverso è il caso de LA CONFESSIONE DI ABRAMO di Mohamed Kacimi, un testo che affronta temi importanti con leggerezza e umorismo sottile: Il morto Abramo parla con Sarah nel loro mausoleo e, grazie al computer di cui è dotato, anche con gli “umani” che gli inviano e-mail. Un gioco che apre un interessante sipario sulla figura di Abramo, mettendo in luce le caratteristiche di un personaggio che forse, in qualche modo, può aver determinato la vita di chi popola oggi quegli stessi territori.

Con GONE TOO FAR! (TROPPO LONTANO!) di Bola Agbaje, il periscopio riemerge dal fondo, per osservare la superficie di un mondo abitato da giovani immigrati, soprattutto di seconda generazione, che da un lato hanno perso i rapporti con le tradizioni da cui la famiglia proviene e dall’altro non si sono mai veramente integrati, rimanendo così per sempre esiliati dalla società.

LE CARREFOUR (IL CROCEVIA), è un testo scritto in carcere da Kossi Efoui, che si rivede nel personaggio del protagonista e che dichiara: “La mia vita si è strutturata sulla dimensione dell’esilio, che faceva già parte della mia esistenza anche quando vivevo nel mio paese… Io rivendico questa legittimità, che è la legittimità dell’esiliato, la sola che io possieda”.

Il fitto programma di mise en espace si chiude con EL MONA – DIALOGHI SULL’ABISSO, un testo senza storia, che coglie l’istante confuso e contraddittorio di una giornata in un luogo di confine. Potrebbe essere il Libano, la Palestina. Qui Koffi Kwahulé, autore proveniente dalla Costa d’Avorio, con la sua scrittura imprime alla lingua francese un’esperienza ritmica, propria della sua lingua madre, rifacendosi così musicalmente al Jazz.

Oltre al dialogo con l’Africa quest’anno si aggiunge una nuova inedita sezione intitolata FUORI PROGRAMMA, che va dall’omaggio a Pina Bausch: Philippine Bausch “Signore E Signori, vorrei cominciare con una Storia.” in ricordo della grande artista appena scomparsa a cura di Carla Chiarelli, all’incontro pubblico con gli autori, sino ad una parentesi musicale dal vivo e allo spazio libri. Inoltre, dal progetto editoriale “La giornata di Sidi e Karisa”, di Mela Tomaselli, prende vita un affascinante percorso interattivo e multimediale che si serve del teatro, della musica, delle filastrocche e delle immagini, per sensibilizzare un pubblico, di tutte le età, nei confronti della cultura e in particolare delle tradizioni orali africane che vanno perdendosi. Per deliziare anche il palato, si aggiunge un contatto diretto con le tradizioni culinarie africane, tramite una convenzione con i ristoranti etnici di Milano valida per tutta la durata del Festival.

L’obiettivo del Festival è l’incontro artistico e umano fra autori, attori, registi, produttori e critici, all’interno di una cornice prestigiosa – come il Piccolo Teatro – Teatro Studio di Milano – e ricca di occasioni per consentire ai partecipanti di tessere relazioni e coagulare interesse intorno ai testi ai fini di una messa in scena. Una peculiarità di Tramedautore è appunto l’ampio spazio che la manifestazione concede alla mise en espace: una sorta di pre-allestimento, che abbandona l’universo della carta per una prima verifica sulla scena delle sue potenzialità teatrali, per lanciare segnali di azione, ricercando suggestioni e citazioni per un futuro allestimento.

Tramedautore si pone nel panorama italiano come una delle più rappresentative manifestazioni per la promozione del teatro contemporaneo nazionale ed internazionale: con un quadro significativo di 23 nazioni, per un totale di 168 testi, che in questi anni sono stati presentati al pubblico, agli operatori e alla stampa.

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