24 giugno 2021

Gli aspetti sociali del Green Deal europeo

Il Green Deal europeo indica il 2050 come data ultima per raggiungere la neutralità climatica in Europa. Cosa significa? Fermare il cambiamento climatico e conquistare la sostenibilità ambientale e sociale richiedono una vera e propria rivoluzione del nostro stile di vita. Alla base di questa transizione c’è un progetto di sviluppo sostenibile alimentato dall’economia circolare, un modello di crescita che restituisce al pianeta più di quanto prende. Questo si traduce in un insieme di iniziative volte a controllare l’inquinamento, ridurre le emissioni di gas serra e minimizzare la dipendenza dalle risorse non rinnovabili con l’obiettivo di attuare pratiche verdi e rigenerative di produzione e consumo e preservare in questo modo la biodiversità – il nostro capitale naturale.

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L’obiettivo finale è passare a un’economia dematerializzata che applica soluzioni innovative e sviluppa relazioni più strette con i consumatori tramite strumenti digitali come i big data, l’intelligenza artificiale e l’Internet delle Cose. L’Action Plan sull’Economia Circolare prevede che il patto verde abbia effetti positivi diffusi sulla qualità della vita, promuovendo inclusione e prosperità sociale “a condizione che i lavoratori acquisiscono le competenze necessarie per la transizione verde”. Ma tutti i cittadini e le cittadine che vivono in Europa sono pronti/e a fare questo passo? Mentre alcuni settori della popolazione si adatteranno facilmente ai cambiamenti che ci aspettano, altri probabilmente resteranno indietro. Si tratta delle frange dei meno preparati e degli emarginati, inclusi i migranti, che hanno già un accesso limitato al mercato del lavoro. L’economia sociale promossa dal Green Deal rifletterà la capacità dell’unione e delle autorità locali di attuare policy di supporto, solidarietà e cura di queste soggettività vulnerabili. Su questo lavoreranno docenti e partecipanti alla International School on Migration di settembre, sviluppando una lettura critica delle policy proposte per proporre soluzioni a sostegno di una crescita realmente inclusiva per tutti. https://www.migrationschool.eu/

La transizione deve infatti essere accompagnata da politiche solide di sostegno sociale. Le azioni da attuare dovranno combattere la disuguaglianza e la polarizzazione, sia in termini di possibilità che di condizioni delle persone, rese ancora più urgenti dal passaggio al digitale reso necessario dalla pandemia. Consentire a tutti/e di acquisire le competenze e abilità per partecipare all’economia non lineare è uno dei punti fermi del percorso verso un futuro sostenibile. Per raggiungere questo obiettivo, l’Europa intende adottare un nuovo Patto per le Competenze e una “Skills Agenda”. Per saperne di più su questa strategia di economia sociale visita questo link: https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/economy-works-people_en

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The social side of the European Green Deal

 

The European Union set 2050 as the deadline to become the first climate-neutral continent. What does it mean, in practice? Halting climate change will require a revolution of our way of life and a vision of sustainability that has environmental and social goals. The building blocks of the European Green Deal are sustainable development and a circular economy model that gives back to the planet more than it takes. This translates into a set of actions targeted at controlling pollution, reducing gas emissions, and minimising dependency on non-renewable materials, in order to implement cleaner and regenerative practices of production and consumption that preserve Europe’s biodiversity – its natural capital.

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The final objective is moving towards a dematerialised economy of new relationships with consumers and innovative solutions powered by digital technologies like big data, artificial intelligence, and the Internet of Things. The Circular Economy Action Plan envisions that the Green Deal will have positive widespread effects on quality of life, fostering inclusion and prosperity, “provided that workers acquire the skills required.” Indeed, are Europeans fit for this? Whereas sectors of the population will easily adapt to the changes ahead, others will most likely be left behind. These are the culturally-disempowered, the migrants, the uneducated that already have limited to no access to the labour market due to low qualifications. The social economy that will grow out of the Green Deal will reflect whether Europe will be able to implement policies of care and support of its vulnerable subjects. The speakers and participants of the forthcoming International School on Migration will look critically at Europe’s green policies, elaborating solutions in support of a truly inclusive growth for all. https://www.migrationschool.eu/

The transition must be accompanied by solid social policies. Actions will have to be aimed at combating inequalities and polarization of people’s possibilities and conditions, which have become even more urgent in the light of the switch to digital accelerated by the pandemic. Developing skills and abilities to bring everyone up to date with the functioning of the non-linear economy is a mandate of the path to a sustainable future. To meet these goals the Union will implement an updated Skills Agenda, a new Pact for Skills, and the Action Plan for Social Economy. Read more about Europe’s plan for the social economy at this link: https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/economy-works-people_en

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17 giugno 2021

Richard Mosse, fotografo dell’invisibile

Di Sandra Federici

Sono ricominciati gli eventi al MAST, museo privato diventato ormai fondamentale per la vita culturale della città di Bologna.
L’occasione è la mostra Displaced di Richard Mosse, autore irlandese già presente nella collezione del museo con alcune foto, intorno alle quali la Fondazione MAST ha costruito, con una grande intuizione, la prima mostra antologica mai dedicata a questo autore, affidandola alla curatela di Urs Stahel.

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Fotografo quarantenne formatosi con studi in Letteratura inglese e Cultural studies, ha iniziato la sua attività di fotografo in Palestina, Iraq e al confine tra Messico e USA (e anche questi Early works sono presentati in mostra). La sua notorietà è cresciuta notevolmente con il lavoro svolto fra il 2010 e il 2015 durante le guerre nella Repubblica Democratica del Congo, da cui deriva la serie Infra, già presentata alla Biennale di Venezia del 2013 e di cui come Africa e Mediterraneo abbiamo parlato (n.78, anno 2013), tanto che il giovane fotografo ci regalò una iconica foto per la copertina.

aem_78Anche la videoinstallazione The Enclave racconta queste zone del Congo, mostrando su diversi schermi non sincronizzati persone in festa, bambini curiosi e giovani armati fino ai denti filmati durante un momento di festa comunitaria.

Fin dal principio della sua ricerca, l’artista ha lavorato sul tema della visibilità, sul modo in cui siamo abituati a vedere, pensare e intendere la realtà. I luoghi devastati dalla guerra sono fotografati e filmati con l’utilizzo di tecnologie di derivazione militare, che stravolgono la rappresentazione fotografica, creando immagini che colpiscono per la loro estetica, ma al contempo suscitano una riflessione. Con l’utilizzo della pellicola Kodak Aerochrome, che registra la clorofilla presente nella vegetazione, si crea una colorazione rosa-fucsia con effetto surreale e che ha reso da subito estremamente riconoscibile il lavoro di Mosse.

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L’esposizione, visitabile gratuitamente su prenotazione fino al 19 settembre 2021, è arricchita da alcune conferenze sui temi trattati: “migrazione, conflitto e cambiamento climatico”. Stefano Allovio, docente di Antropologia culturale all’Università Statale di Milano, nel suo talk del 27 maggio, con il quale il MAST ha ricominciato gli eventi in presenza, ha ripercorso la storia del Congo-Zaire. Si è soffermato in particolare sulla disgregazione socio-politico-amministrativa degli anni Novanta, in cui si possono individuare le principali cause dei conflitti su cui ha lavorato Mosse, ora divenuti endemici. Attraverso il racconto di alcune esperienze vissute personalmente durante i suoi “terreni di ricerca” in questi difficili luoghi, ha completato il discorso sottolineando la capacità di resilienza della popolazione congolese, la creatività sociale ed economica da lui sempre osservata nella sua ricerca.

Nella mostra, il cui allestimento è stato seguito dall’autore, le fotografie di grande formato e i video generano un percorso unico in termini di impatto visivo e sonoro, capace di rovesciare il modo in cui rappresentiamo e percepiamo la realtà. In particolare, i 16 video dell’installazione Moria (Grid), girati con termografia ad infrarosso, rivelano i particolari della vita nel tristemente famoso campo profughi sull’isola greca di Lesbo.

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Notevole anche la videoinstallazione Incoming, realizzata con l’uso della termocamera, che dà un segno scuro tanto più l’oggetto filmato emette calore. Anche quest’opera è incentrata sulla questione migratoria, presentandoci da una parte le meticolose operazioni di partenza di un aereo caccia militare in Siria, in cui la perfetta organizzazione, la tecnologia e la collaborazione tra gli uomini sono messi in campo per fare partire uno strumento di morte, e dall’altra le “consuete” immagini degli sbarchi di migranti. Queste scene viste decine di volte, rappresentate con questo accostamento e con questa tecnica diventano sorprendentemente inedite ed emozionanti, quasi ipnotiche.

Si vede qui un’immagine che a mio parere è il cuore della mostra. Scorrono le immagini lente delle varie operazioni di sbarco e accoglienza di naufraghi. Una persona è sdraiata, immobile, evidentemente stremata. Un’altra persona, forse un soccorritore, le friziona la schiena coperta da un lenzuolo, per scaldarla: la telecamera registra il calore della mano, scuro, sul lenzuolo bianco. Ecco, Mosse filma e ci presenta l’invisibile, quello che non potremmo vedere a occhio nudo o con strumenti normali: l’universale e il concreto del calore di una mano che sta dando aiuto.

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07 giugno 2021

Sono aperte le iscrizioni alla prossima International School on Migration. Si parlerà di transizione ecologica e inclusione sociale

Dopo una pausa di due anni torna l’International School on Migration, il progetto di Africa e Mediterraneo e coop. Lai-momo che dal 2016 crea conoscenza e consapevolezza sui temi della migrazione e dell’interdipendenza globale. L’edizione del 2021, inserita nell’ambito del progetto europeo Snapshots from the Borders, è dedicata all’impatto sociale della transizione ecologica e formerà i partecipanti a pensare e praticare la sostenibilità in chiave inclusiva e democratica.

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L’anno scorso l’Unione Europea con il Green Deal ha formalizzato l’impegno per il passaggio a un sistema di crescita a impatto ambientale zero che assicuri un livello orizzontale e diffuso di prosperità sociale. La sfida dell’Agenda 2030 sarà estendere l’obiettivo del benessere collettivo alle soggettività fragili e culturalmente prive di potere, in particolare quelle che giungono in Europa sull’onda di migrazioni accelerate dal cambiamento climatico. Fornire lavoro dignitoso sarà fondamentale per garantire l’assorbimento di questi flussi e creare la società giusta e tollerante che immaginiamo oggi.

La prossima edizione della School approfondirà le opzioni di sviluppo sostenibile e giustizia sociale inerenti all’inclusione in Europa e ai rapporti Europa-Africa nati intorno alla sfida ambientale attuale, avvalendosi della partecipazione di esperti, accademici e attivisti ambientali. Le quattro sessioni proporranno altrettanti percorsi analitici multidisciplinari sulle basi giuridiche internazionali della transizione ecologica, gli strumenti di uguaglianza e inclusione del nuovo mercato del lavoro e il ruolo di autorità locali e settore produttivo nella transizione ecologica – in particolare a lampedusa si incontreranno alcuni stakeholder della moda. I partecipanti prenderanno parte a dei project work indirizzati ad approfondire il tema della valutazione di impatto delle buone pratiche di sostenibilità sociale e ambientale.

L’evento prenderà il via il 10 settembre e si svilupperà in 4 moduli, di cui tre saranno on-line. L’ultimo si svolgerà invece in presenza e online sull’isola di Lampedusa il 3, 4 e 5 ottobre, in concomitanza con l’anniversario del naufragio del 3 ottobre 2013.

Le iscrizioni sono già aperte. La registrazione early bird, che permette di partecipare alla International School al costo ridotto di 150 €, è valida fino al 31 luglio.

https://www.migrationschool.eu/registration/

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Registrations are now open for the International School on Migration 2021, on social inclusion and the ecological transition

The International School on Migration, the project by Africa e Mediterraneo and cooperative Lai-momo, is back after a two-year hiatus. Since 2016, the School has been raising awareness and creating knowledge on migration and global interdependency. The 2021 edition will focus on the social impact of the ecological transition, training participants on practicing sustainability in inclusive and democratic ways.

Last year the European Union announced the Green Deal, formalising its commitment to moving toward a zero-impact growth model that will ensure widespread and horizontal levels of social prosperity. The challenge of Agenda 2030 is to extend the goal of collective well-being to vulnerable and culturally-powerless subjectivities, especially climate migrants. Providing dignified employment will be crucial to ensuring that these flows are absorbed and creating the tolerant and just society that we imagine today.

The School’s upcoming edition will delve, with the help of experts, scholars, and climate activists, into the options of sustainable development and social justice inherent in the European inclusion and the Europe-Africa relationships connected with the contemporary environmental challenge. The four sessions will offer multidisciplinary analyses on the international legal bases of the ecological transition, the tools of equality and inclusion of the new job market, and the role of local authorities and the private sector in the ecological transition. In particular, some fashion stakeholders will take part in the Lampedusa session scheduled for October. The participants will also join project works aimed at exploring the theme of impact assessment of good practices of social and environmental sustainability.

The School will start on 10 September and will be divided into four sessions. The first three will take place online, the fourth will be held in person on the island of Lampedusa on 3, 4, and 5 October, in conjunction with the anniversary of the shipwreck of 3 October, 2013.

The early-bird registration is open until 31 July to get a discounted fee of 150€.

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