25 gennaio 2010

Il concorso di illustrazione ‘Disegni al sole’ anche per le scuole

Segnaliamo un interessante concorso di illustrazione dal titolo “Disegni al sole”, aperto ad illustratori italiani e stranieri e, nella sezione “Disegni al sole – scuole”, alle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Il concorso si propone di valorizzare la capacità dell’illustrazione di affrontare il tema dell’incontro con altre culture.

Per l’edizione 2010, l’attenzione è rivolta al cibo e alle ricette del mondo: il cibo, è inteso come mezzo di sostentamento, come elemento culturale, specchio della situazione storica e geografica di una popolazione ed elemento principale dell’enorme faglia tra abbondanza e miseria.

La scadenza per la consegna dei lavori è il 30 aprile 2010. I premi: 500 euro per il primo premio, 300 euro il secondo e 200 il terzo.
Stranamente non esiste un sito del premio per cui per maggiori informazioni segnaliamo questa mail: valecolori@alice.it e tel. 3396780650.

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23 gennaio 2010

23/1/2010 – Bologna. Fathi Hassan in mostra alla NerA

Evento: AKKIJ. Mostra personale di Fathi Hassan.

Dove: NerA Galleria d’Arte Africana. Bologna.

Quando: Dal 23 Gennaio. Performance live dell’artista il 30/1.

Informazioni: La mostra propone una serie di opere pittoriche in tecnica mista, che racchiudono vari momenti del percorso artistico del Maestro di origine nubiana, che vive ed opera in Italia da più di vent’anni. Le scritture, i volti e gli animali simbolici rimandano e tramandano la tradizione nubiana orale. Info.

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22 gennaio 2010

L’Africa in Israele, quando la cooperazione culturale funziona (quella francese)

MoshekwaLangaNonostante i tagli di Sarkozy la diplomazia culturale francese continua ad essere molto forte e visibile. Il museo Herzliya Museum of Contemporary Art (città che fa parte del distretto di Tel Aviv) sta ospitando in questi giorni una mostra che si fa notare:

Herzliya Museum of Contemporary Art is please to announce the opening of the exhibition A Collective Diary, a Contemporary African Journey. The exhibition, which opens on 9 January 2010, will encompass the entire museum, featuring photographs, video works, sculptures, collages, installations and paintings by twelve contemporary African artists, from the region stretching south of the Sahara.  

In A Collective Diary, a Contemporary African Journey the curators present the results of a thoughtful exploration into contemporary African art, an almost completely obscured art in our area. This is a golden opportunity for the Israeli audience to be acquainted with art works that draw on different cultural experiences, while they address the human condition shared by all of us.

A Collective Diary, a Contemporary African Journey is a journey to the depths of the African “self” within the contemporary globalism. Each and every artist in the exhibition deals in his or hers own way with questions of identity and belonging, and in particular with national, familial, personal and individual identity, within the world of contemporary art and media.

Questi gli artisti coinvolti: El Anatsui, William Adjété Wilson, Samuel Fosso, Myriam Mihindou, Moshekwa Langa, Michèle Magema, Bili Bidjocka, Zwelethu Mthethwa, Aimé Ntakiyica, Dilomprizulike, IngridMwangiRobertHutter, Joël Andrianomearisoa

La mostra è curata dal franco-camerunese Simon Njami e dalla curatrice franco-israeliana Mikaela Zyss, qui trovate le schede di tutti gli artisti presenti alla mostra e una descrizione delle opere presentate.

L’iniziativa è promossa da diversi sponsor, tra i quali Culturefrance, il settore culturale del Ministero degli Esteri francese. Questo dipartimento ha a disposizione finanziamenti che non sono eccessivi se paragonati ad altri settori della cooperazione ma sono abbondanti per il settore culturale, che non ha bisogno di grandi cifre per fare eventi di grande immagine e concreto aiuto agli operatori culturali. Questo contribuisce a mantenere alta l’immagine del settore culturale francese e a fornire aiuto concreto agli artisti africani. Il Ministero degli Esteri italiano non è mai stato così lungimirante…

immagine | opera di Moshekwa Langa

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22 gennaio 2010

2/2/2010 – Amsterdam. Residenza cerca artisti

Evento: Candidatura e permanenza presso la Rijksakademie.

Dove: Amsterdam.images-1

Quando: Da Gennaio a Dicembre 2010 (candidature fino al 2 Febbraio).

Informazioni: La Rijksakademie è una residenza per artisti, con ateliers, biblioteca e una collezione di opere d’arte ed è destinata ad accogliere giovani artisti di tutti i continenti. E’ possibile inviare la propria candidatura per risiedervi da Gennaio a Dicembre 2010 fino al 2 Febbraio. Info.

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22 gennaio 2010

27/4 – 2/5/2010 – Harare. Festival Internazionale delle Arti

Evento: Festival Internazionale delle Arti.

Dove: Harare (Zimbawe).

Quando: Dal 27 Aprile al 2 Maggio.

Informazioni: Il Festival ha come tema ‘About Face’, ovvero il cambiamento, e vedrà la presenza di artisti di 20 paesi differenti in tutti i campi dell’arte. Ulteriori informazioni sul sito.

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21 gennaio 2010

19/2/2010 – Liverpool. Contemporary Art and the African Diaspora

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Evento: Simposio sul tema L’Arte contemporanea e la diaspora africana.

Dove: Tate Liverpool The Auditorium.

Quando: 19 Febbraio 2010, dalle 10.00 alle 17.00.

Informazioni: Artisti, curatori, storici dell’arte, critici discuteranno circa il ruolo degli artisti della diaspora africana nel quadro dell’Arte contemporanea mondiale e del Modernismo. Ulteriori informazioni sul sito della Tate Liverpool.

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19 gennaio 2010

4-7/2/2010 – Salone delle Letterature africane a Bruxelles

Evento: Salone delle letterature africane sul tema ‘Lo scritto come strumento d’integrazione’.

Dove: Bruxelles.SALON-2010-afrique

Quando: Dal 4 al 7 Febbraio.

Informazioni: Il Salone riunirà autori ed editori per presentare la letteratura africana, scritta ed orale, in diverse lingue dell’Unione Europea (francese, inglese, italiano, olandese).
Nei 4 giorni del Salone, oltre a dibattiti e conferenze, vi saranno spazi dedicati ai bambini. Ulteriori informazioni sul sito.

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19 gennaio 2010

4-6/2/2010 – Il fumetto africano a Parigi. Tre giorni di incontri

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Evento: Il fumetto africano in Francia.

Dove: Musée du quai Branly, Parigi.

Quando: dal 4 al 6 febbraio.

Informazioni: Un’interessante tre giorni di studio, esposizioni e conferenze per fare il punto sul fumetto africano nel 2010. Il programma della manifestazione è reperibile sul sito ufficiale.

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19 gennaio 2010

Rosarno – Ministro Maroni, come è umano lei!

rosarno Oggi ho letto sul giornale che ieri sera il ministro dell’Interno Roberto Maroni, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, ha affermato “A una decina di immigrati irregolari coinvolti negli scontri di Rosarno e sottoposti a violenza, sarà concesso lo status di protezione internazionale”. Mi è venuta subito nella testa la battuta di Fracchia/Villaggio “Com’è umano lei!”.

Digitando su Google la parola Rosarno per cercare notizie, esce tra i primi un titolo che colpisce per la sua durezza “Rosarno: gambizzati 2 immigrati”. E il sottotitolo “Feriti da colpi di fucile da caccia”. La cosa peggiore è il fucile da caccia: l’arma che può avere in casa una persona comune, non un delinquente o un poliziotto. E’ una notizia dell’Ansa della sera in cui è iniziato tutto: l’8 gennaio.

Voglio provare a ripercorrere le varie fasi di questo episodio, perché penso che questa pagina di storia per il terzo governo Berlusconi sarà ricordata – come il G8 di Genova per il secondo – come una delle più oscure e significative dal punto di vista dei diritti umani. Peggio dei respingimenti, perché anche qui – come a Genova – c’è stata una battaglia che era una comunicazione. Un fatto di linguaggio, nei confronti del quale il governo ha espresso la sua reazione. E tutto questo resterà. Come uno scritto.

Cosa hanno fatto gli immigrati a Rosarno?

Nel vivace e documentato blog siciliano Nuovo Soldo “Centinaia di immigrati, lavoratori agricoli della Piana di Gioia Tauro, per lo più neri, si sono rivoltati oggi pomeriggio e stasera contro chiunque si trovasse a tiro per le strade di Rosarno. Il tutto è scaturito dal ferimento di due di loro, uno rifugiato politico del Togo, provocato dall’esplosione di colpi d’arma ad aria compressa. Sono centinaia le auto distrutte, i cassonetti bruciati e le abitazioni danneggiate. (…) A maggio del 2009, proprio a Rosarno sono state arrestate tre persone con l’accusa di riduzione in schiavitù di lavoratori immigrati. Già alla fine di dicembre del 2008 erano stati esplosi colpi di arma da fuoco contro gli immigrati da giovani razzisti e/o mafiosi della zona.”

Sin dalla sera dell’8 il blog prevedeva quello che sarebbe successo in seguito “Probabilmente i fatti di oggi non rimarranno senza conseguenze, perché la ‘ndrangheta non dimentica, così come non ha dimenticato la camorra casalese di Castel Volturno, nel casertano, quando fece strage di sei immigrati africani”.

Infatti, quello che hanno fatto gli immigrati a Rosarno è stata soprattutto una protesta contro la ‘ndrangheta. Le indagini giornalistiche hanno raccontato agli Italiani le condizioni di sfruttamento di queste persone: lavoro in nero per 20 euro per 12/14 ore di lavoro al giorno, di cui 5 da dare al caporale e 3 al pulmino. All’immigrato lavoratore ne restano 12 per una giornata di 12 ore, cioè 1 euro all’ora. Una situazione conosciuta e tollerata da tanto tempo, perché inserita nel tessuto mafioso dell’economia del territorio.

La protesta degli immigrati, bisogna dirlo, è stata violenta. D’altronde che tempo e possibilità hanno degli schiavi per fare riunioni sindacali e collettivi per organizzare una manifestazione con tanto di bandiere, comunicati stampa e permesso di occupazione del suolo pubblico?

Cosa è successo dopo questa protesta?

Dopo la protesta degli immigrati, c’è stato un pogrom. Sì, si può usare questa terribile parola, con cui venivano indicate le sommosse popolari e i massacri antisemiti, avvenuti in Russia con il consenso delle autorità, e che poi è stata usata per indicare la persecuzione sanguinosa del popolo verso una minoranza. Rileggendo le cronache di Rosarno infatti mi vengono in mente le scene che ricordo meglio del romanzo di Alejandro Jodorowsky, Quando Teresa si arrabbiò con Dio, dove l’autore rivisita in chiave epica la saga della sua famiglia ebraica, che dalla Russia inizia un viaggio che la porterà in Cile, passando appunto da un pogrom all’altro.

Il coordinamento migranti Itali ha affermato “Nell’era del ‘pacchetto sicurezza’, in Italia si è aperta la caccia al migrante che alza la voce. Rosarno non è un puro frutto della criminalità: la violenza della ‘ndrangheta si è nutrita negli anni della legge Bossi-Fini e delle connivenze dello Stato. A tutto questo, il razzismo ormai diffuso ha fatto da perfetta cornice. Un razzismo istituzionale coltivato nel tempo e che oggi esplode di fronte alla crisi.”

Bisogna dire che la reazione di alcuni cittadini di Rosarno è evidentemente il segno di un tessuto sociale disgregato, dove non si è fatto nulla nel campo delle politiche di integrazione. Queste sono, sì, costose, complesse, soggette a fallimenti, ma sono l’unica via per evitare che scoppino queste guerre tra poveri.

Questi immigrati in fondo hanno fatto quello che gli Italiani non hanno avuto il coraggio di fare: ribellarsi. Ha scritto su MicroMega don Paolo Farinella “Gli immigrati in Calabria si ribellano alla ‘ndrangheta e al sistema perverso dei caporalato (…). Invece di ringraziare questa gente, il ministro Maroni non trova di meglio che le parole d’ordine della sua cricca: ‘tolleranza 0′”.

Cosa ha fatto il ministro Maroni?
A parte l’intervento delle forze dell’ordine locali, il ministro ha reagito così: ha fatto trasferire gli immigrati in centri di prima accoglienza a Crotone e Bari e ha affermato subito che queste persone sarebbero state identificate e, se trovate prive di documenti di soggiorno, espulse. Il che equivale a una legittimazione dell’azione violenta condotta dalle ronde di Rosarno e a un guadagno per quei datori di lavoro che non hanno pagato le misere paghe dovute a questi braccianti. Infatti, una volta espulsi nel loro paese di origine, nessuno di loro potrà più rivendicare la retribuzione per il lavoro svolto nelle campagne calabresi.

In più, c’è una legge che andrebbe rispettata: l’ASGI esortato il governo a fare rispettare l’art. 18 del testo Unico sull’immigrazione n. 286 secondo il quale “quando, nel corso di operazioni di polizia (…) ovvero nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali degli enti locali, siano accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, ed emergano concreti pericoli per la sua incolumità, per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione dedita ad uno dei predetti delitti o delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, anche su proposta del Procuratore della Repubblica, o con il parere favorevole della stessa autorità, rilascia uno speciale permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale”.

Come ha scritto il prof. Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo, sul sito della rete MigrEurop, “Appare a tutti evidente, meno che al ministro Maroni purtroppo, che gli immigrati cacciati via da Rosarno erano (e rimangono) vittime di una gravissima sopraffazione quotidiana garantita dal sistema economico-mafioso locale che estorceva quotidianamente tutte le loro energie lavorative per pochi euro all’ora, costringendoli a vivere in condizioni disumane. (…) Nessuno dei testimoni dei soprusi subiti a Rosarno deve essere espulso, perché ciascun immigrato allontanato costituirà una sorta di garanzia di impunità per quei datori di lavoro che continuano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo in Calabria come nelle altre regioni meridionali”.

Quali sono state le reazioni?

La Chiesa ha reagito subito con una critica del cardinal Bertone; il segretario PD, dopo una settimana di silenzio assordante, si è deciso a organizzare un’iniziativa di solidarietà; Angelo Panebianco nel suo articolo del giorno dopo La fermezza e l’ipocrisia sul Corriere ha avuto il coraggio di dire – dopo aver buttato lì qualcosa sul presepe (che fa sempre effetto, e poi erano appena finite le feste natalizie… Mannaggia, San Francesco si rivolta nella tomba), e qualcos’altro sulla Jihad (cosa c’entrava?) – che dichiarare incostituzionale la legge sull’immigrazione clandestina equivale a dire che l’Italia non è uno Stato, equivale a rinunciare alla sovranità. Ecco, professore, è la sovranità. Gli immigrati di Rosarno ci hanno detto che laggiù lo Stato italiano non comanda, perché comanda l’illegalità mafiosa.

Le parole più belle, che al di là delle strumentalizzazioni della paura ci riportano alla realtà della convivenza quotidiana che si realizza in tante micro-situazioni, le ha dette il parroco di Rosarno durante l’omelia: “Vedo (…) che manca qualcuno (…) Non c’è John. Vi ricordate di lui? Veniva ogni domenica”. I bambini annuiscono. I genitori, dietro, restano in silenzio. Tesi e consapevoli.

“Mancano anche Christian, Laurent. E Didou, il piccolo Didou. Mancano i suoi genitori. Erano come voi, con la pelle più scura, venivano dall’Africa. Non ci sono perché li hanno cacciati”.

Intanto si sta organizzando lo sciopero dei migranti, con un tam tam su Facebook. “24 ore senza di noi” si intitola, sarà il 1° marzo 2010 e la stessa cosa avverrà in Francia, dove è partita l’idea.

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10 gennaio 2010

“Welcome”, quando una parola resta solo sullo zerbino. Un film di Philippe Lioret

in: Cinema

affiche-film-welcome“Welcome”, “Benvenuto” è ciò che troviamo scritto a caratteri cubitali all’ingresso delle nostre città oppure è ciò che leggiamo sugli zerbini davanti alle porte di numerosi appartamenti.

Ed è anche quello che l’Unione Europea dovrebbe dire a quelle persone che si mettono in viaggio, che migrano per dirla con termini più attuali, per sfuggire a situazioni di vita difficilmente sostenibili, come conflitti armati, persecuzioni, carestie o cataclismi naturali (e di cui spesso i paesi industrializzati sono i principali responsabili).
Ma come ci fa intendere il regista francese Philippe Lioret questa parola, che è anche il titolo del suo film, non viene né pronunciata così facilemente come si può credere, né diventa una pratica adottata dalle autorità politico-governative, soprattutto alle frontiere nei confronti dei cosiddetti immigrati clandestini.
“Direttiva del ritorno” (che promuove il ritorno volontario degli immigrati illegali), “delitto di solidarietà” (che punisce chi offre il proprio aiuto a immigrati clandestini) sono alcune delle direttive adottate in Francia (e da numerosi altri paesi Europei) che hanno rinforzato le barriere della fortezza europea, ma che causano ogni giorno il maltrattamento, la violazione dei diritti fondamentali e a volte la morte di numerosi stranieri immigrati.

Lioret ci racconta la storia di un giovane rifugiato Curdo in fuga dall’Iraq e diretto in Gran Bretagna. Una storia come ne esistono a centinaia, ma delle quali i media non sono soliti parlare. Bilal, questo il nome del ragazzo, dopo aver percorso migliaia di chilometri resta bloccato a Calais (Francia): l’unica speranza di raggiungere l’altra sponda della Manica (dove lo attende Mina, la sua fidanzata) è attraversare quel braccio di mare a nuoto.
In questa impresa colossale e disperata lo affianca Simon, istruttore di nuoto in una piscina comunale di Calais. Questo aiuto inizialmente non è disinteressato: Simon, infatti, spera attraverso questo slancio di solidarietà di riconquistare punti agli occhi della ex moglie, impegnata come volontaria nell’assistenza agli immigrati bloccati nella Jungle di Calais e che lo ha spesso accusato di immobilismo e di indifferenza davanti ai drammi della vita.
La vita di Simon, disperato e in crisi, scorre in parallelo a quella di Bilal: la sola differenza è che mentre il ragazzo è disposto ad attraversare chilometri di acque fredde e agitate da forti correnti, l’uomo non è riuscito nemmeno ad attraversare la strada per fermare la donna amata mentre si allontanava da lui.
Ed è cosi che Simon nell’aiutare Bilal aiuta se stesso ad uscire da un buco nero di inerzia. E l’aiuto “interessato” diventa giorno dopo giorno disinteressato, evolve in affetto, compassione e comprensione delle necessità dell’altro. E Simon si fa paladino della causa dei sans papiers.

Vincitore del Premio Lux (premio che il Parlamento Europeo assegna a opere cinematografiche che illustrano o si interrogano sui valori costitutivi dell’identità europea, sulla diversità delle culture o sul dibattito sull’integrazione dell’Unione Europea) ha riscosso un enorme successo nelle sale francesi. E speriamo pure in Italia.

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